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immagineSistri, il decreto semplificazioni che esclude dal Sistema di tracciabilità dei rifiuti le imprese con meno di 10 dipendenti, è la prova che che si sta cominciando a comprendere l'inadeguatezza del sistema alle esigenze delle imprese e del Paese.

La pensa così R.E TE Imprese Italia, soddisfatta della prossima e imminente cancellazione dell'assurda equiparazione dei rifiuti di un parrucchiere e di un piccolo commerciante con quelli di un'industria (per leggere il testo, in via di perfezionamento, clicca qui).

Se di fatto il 03 Marzo il Sistri è partito anche per i rifiuti pericolosi, con annessa prororga delle sanzioni, non muta, però, il giudizio profondamente negativo: "il Sistri – si legge in una nota di R.E TE Imprese Italia - è l'emblema della follia burocratica del nostro Paese. Il sistema ha infatti dimostrato troppe criticità, che riguardano l'interoperabilità, i malfunzionamenti tecnici e tecnologici di dispositivi e sistema, la lentezza delle procedure. Tutto ciò è costato 250 milioni di euro a 300mila imprese italiane. Riteniamo dunque assurdo e dannoso proseguire nella sua implementazione: dobbiamo al più presto sostituire il Sistri con un sistema di tracciabilità che risponda concretamente all'esigenza di una corretta gestione dei rifiuti, attraverso un modello che non gravi sulle aziende con ulteriori costi e procedure complesse ed ingestibili".

Per questo, secondo l'associazione delle imprese, il Sistri deve essere superato, perché "è un sistema inefficiente, scarsamente trasparente ed inadeguato, che comporta pesanti allentamenti per le imprese e, in alcuni casi, addirittura il blocco delle attività", dice R.E.TE Imprese Italia, chiedendo al Governo di procedere rapidamente alla sua sostituzione con un nuovo sistema di tracciabilità dei rifiuti pericolosi che serva meglio allo scopo.

Come far "uscire dalla palude" le imprese? La ricetta dell'associazione prevede riduzione del peso della burocrazia e del fisco. Finora però il Governo non sembra dello stesso avviso: l'avvio del Sistri e l'incremento delle aliquote TASI sono due interventi che vanno in direzione decisamente opposta alle esigenze del Paese.

Anche per Stefano Ciafani, vice presidente di Legambiente, "bisogna decidere cosa fare: o si archivia definitivamente e si passa subito a progettare un nuovo dispositivo, oppure lo si fa partire sul serio per provarne sul campo l'effettiva efficacia. Se parte e si verifica che non funziona ancora una volta, il Paese dovrà chiederne conto a chi lo ha realizzato. Perchè se i timori delle aziende sono legittimi e comprensibili, è altrettanto legittimo e urgente adottare un sistema di tracciabilità dei rifiuti che permetta di frenare il business delle ecomafie e di tutelare il nostro territorio, la salute dei cittadini e gli interessi delle aziende sane che gestiscono i rifiuti in modo legale e virtuoso".

Roberta Ragni

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