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sistri 450 300Non arrivano ancora i chiarimenti sul Sistri, ormai in partenza, da parte del ministero dell’Ambiente e, allora, ci pensa Confindustria con una nota alle imprese. Tutto questo mentre realtà come Trasportounito chiedono ancora a gran voce l’abolizione del sistema.

SISTRI IN PARTENZA – Ci siamo quasi, il 1° ottobre il Sistri entra in vigore per enti e imprese che gestiscono, trasportano e producono rifiuti pericolosi o che effettuano trattamento, recupero, smaltimento, commercio e intermediazione di rifiuti pericolosi, inclusi i cosiddetti "nuovi produttori", cioè chi si occupa di attività quali pretrattamento, miscelazione o operazioni che modifichino la natura del rifiuto.

I CHIARIMENTI DI CONFINDUSTRIA – Questo primo scaglione di soggetti interessati, dicono da Confindustria, comprende le attività quelle codificate in ATECO 38, 39 e 49 compresi gli intermediari e commercianti di rifiuti pericolosi. E i codici ATECO si rifanno alla classificazione delle attività economiche dell'Istat. La sperimentazione riguarderà 17 mila imprese, secondo i calcoli del ministero, che rispondono ai codici ATECO. Ma se la norma fosse interpretata in senso estensivo le imprese coinvolte sarebbero già 50 mila ad ottobre.

LA SECONDA FASE – Il 3 marzo 2014 il Sistri diventerà un obbligo anche per i produttori iniziali di rifiuti pericolosi, per cui resta l’obbligo di tenere i registri di carico e scarico e di emissione del formulario di trasporto fino al 3 aprile 2014. Il 3 marzo scatta l’obbligo anche per i Comuni e le imprese di trasporto dei rifiuti urbani nel territorio della Regione Campania. Per un mese tutti dovranno compilare anche i registri di carico e scarico e i formulari di trasporto. Chi produce o gestisce rifiuti non pericolosi non ha alcun obbligo, ma potrà utilizzare il sistema su base volontaria.

LA RICHIESTA AL MINISTERO - Il presidente di Confindustria servizi innovativi e tecnologici, Ennio Lucarelli, e il presidente di Assosoftware, Bonfiglio Mariotti, hanno inviato una lettera al ministro dell'Ambiente Andrea Orlando per chiedere "un intervento urgente per alleggerire le posizioni delle imprese che stanno attivamente collaborando alla messa in funzione del Sistri". Il problema è che "l'improvvisa accelerazione data al progetto, con la conferma della partenza del Sistri al primo ottobre provocherà grandi disagi ai gestori dei rifiuti pericolosi, con pesanti ricadute su tutta la filiera dei rifiuti - anche non pericolosi - e rischi di sanzioni pesantissime per le imprese". E venogno anche segnalati gli inconvenienti tecnici ancora non risolti “certamente non imputabili agli operatori": "interoperabilità mai collaudata, impossibilità di effettuare verifiche e simulazioni complete in un ambiente idoneo di test, mancanza di una adeguata formazione degli operatori, data la mole di manualistica e documentazione solo recentemente disponibile; dispositivi usb e black box non funzionanti e/o non consegnati". La richiesta è quella di un periodo di sperimentazione senza sanzioni per gli errori di tipo formale, in modo che gli operatori possano lavorare in tranquillità in attesa di incisive semplificazioni.

UN ALTRO NO AL SISTRI – Da tempo il coro delle proteste va avanti senza sosta. Negli ultimi giorni Trasportounito sta raccogliendo firme con l’intenzione di chiedere un risarcimento. La richiesta è la cancellazione definitiva del sistema e il rimborso alle imprese di contributi e danni subiti. “Circa 350.000 imprenditori – sottolineano con una nota da Trasportounito - sono stati obbligati, nel triennio 2010-2012, a versare complessivamente 500 milioni di euro di contributi per adeguarsi alle regole del Sistri acquistando gli appositi dispositivi black box: soldi buttati via, visto il sistema di tracciabilità dei rifiuti non ha mai funzionato. L'unica cosa che ha funzionato è stata invece la macchina degli scandali con un principale indiziato: lo Stato”.

La raccolta delle firme inizierà venerdì davanti alle Camere di Commercio o nelle sedi delle Associazioni territoriali di Trasportounito.

Anna Tita Gallo

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