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sistriSono diversi gli aspetti del Sistri, cioè il sistema di tracciabilità informatica dei rifiuti, che meritano di essere ulteriormente approfonditi: tra questi l’entità e la tipologia delle sanzioni introdotte e le problematiche connesse con all’avvio dell’operatività del sistema.

A pensarla così è Aldo Fumagalli Romario, presidente della Commissione Sviluppo sostenibile di Confindustria, ascoltato qualche giorno fa dalla commissione Territorio di palazzo Madama, nell’ambito dell’esame dello schema di decreto legislativo in materia di “Attuazione della direttiva 2008/98/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 19 novembre 2008, relativa ai rifiuti e che abroga alcune direttive(n. 250).

Ricordiamo che questo schema di decreto legislativo (un atto del governo sottoposto a parere parlamentare) recepisce la direttiva comunitaria, n. 250 appunto, che a sua volta assegna enorme importanza al principio della tracciabilità dei rifiuti, soprattutto quelli pericolosi. Motivo per cui il provvedimento dell’esecutivo conferma – proprio per recepire quanto previsto dalla norma comunitaria – quanto disposto dal decreto del ministero dell’Ambiente del 17 dicembre 2009, che ha istituito il Sistri.

Ma torniamo a quanto detto in commissione da Fumagalli Romario. L’esponente di Confindustria, dopo essersi soffermato sul alcune questioni generiche, come la responsabilità estesa del produttore, il recupero dei rifiuti e la preparazione per il riutilizzo, ha focalizzato il suo discorso proprio sul Sistri, che entrerà in vigore il primo ottobre prossimo. Argomento, quindi, di scottante attualità per le imprese.

Fumagalli Romario ha prima di tutto ricordato le sanzioni previste per chi non si iscrive al Sistri, cioè l’arresto (da tre mesi a un anno, raddoppiati se trattasi di rifiuti pericolosi) o l’ammenda (da 2600 a 26mila euro). Non solo. In caso di rifiuti pericolosi la sanzione prevede sia l’arresto che l’ammenda. “Queste sanzioni, in assenza di qualsiasi comportamento illegittimo, appaiono sproporzionate”, ha detto il rappresentante di Confindustria. “L’’obbligo di iscrizione ricade infatti non soltanto sulle imprese industriali, ma anche sui più piccoli artigiani e su qualsiasi ente produca, a qualsiasi titolo, rifiuti considerati pericolosi (basta la presenza di un tubo al neon non più funzionante)”, ha aggiunto. Al momento infatti moltissimi sono i soggetti che, soprattutto per mancanza di informazione adeguata, ancora non hanno assolto all’obbligo di iscrizione e che corrono il rischio concreto di incorrere in procedimenti penali. Per poter alleggerire questa situazione, secondo Fumagalli Romario, sarebbe meglio “punire” chi non si iscrive al sistema solo con una sanzione amministrativa. Non solo. È poco chiara anche la formula usata nello schema di decreto legislativo, che sembra comportare l’applicazione delle sanzioni con effetto retroattivo, cioè per fatti avvenuti prima dell’entrata in vigore del decreto. Per esempio la norma che applica fino al 31 dicembre 2010 una maggiorazione del contributo per ogni mese di ritardo dell’iscrizione rispetto alle scadenze fissate. Considerato che la scadenza dell’iscrizione era il 31 marzo, la norma sembra prescrivere una sanzione per i mesi di ritardo nonostante in quel periodo la sanzione non fosse neppure conosciuta e tantomeno in vigore. Si tratta – sempre secondo Fumagalli Romario – di una scelta “inopportuna”. Ma, nel caso in cui si dovesse trattare solo di una cattiva formulazione del testo, si potrebbe subito ovviare al problema con una correzione chiara ed esplicita: “le sanzioni introdotte dal presente decreto si applicano alle sole violazioni intervenute dopo l’entrata in vigore delle stesse.”

Quanto al secondo punto ricordato dal rappresentante dell’associazione degli industriali, e cioè l’avvio dell’operatività del sistema previsto, come dicevamo, per il primo ottobre prossimo, Fumagalli Romario ha ricordato i tre requisiti necessari affinché il Sistri possa partire. In primo luogo il possesso, da parte delle imprese iscritte al sistema e che abbiano versato i contributi previsti, degli strumenti informatici forniti dal ministero. Fondamentale è anche la perfetta interazione tra centro informatico e imprese, oltre alla possibilità di accedere a informazioni chiare su come gli operatori debbano comportarsi.

Dubbi sono stati espressi anche sullo strumento usato dal governo per disciplinare l’avvio del Sistri. Perché un decreto ministeriale (come dicevamo il testo del 17 dicembre del 2009) e non un decreto del presidente del Consiglio visto che i prodotti da cui originano i rifiuti rientrano, a seconda della loro natura, in competenze diverse? Basti pensare ai prodotti dell’agricoltura, o agli apparecchi che necessitano di attenzioni particolari sotto il profilo tecnico della sicurezza, ha ricordato il rappresentante di Confindustria.

Purtroppo, nonostante l’impegno profuso dal ministero “finora, nessuna delle scadenze fissate dai decreti Sistri è stata rispettata. Problemi tecnici reali, lo hanno fino ad oggi impedito” ha detto Fumagalli Romario ricordando che entro il 12 settembre era previsto che si concludesse la fase di consegna delle chiavette USB e di installazione delle Black Box, ma ancora moltissimi operatori stanno aspettando. Ed alcuni sono stati convocati per il ritiro dei dispositivi informatici anche successivamente al primo di ottobre. In più, il sistema presenta numerosi problemi tecnici che devono essere risolti nel più breve tempo possibile.

In conclusione secondo il presidente della commissione Sviluppo di Confindustria: “ È quindi troppo facile prevedere che al primo di ottobre le condizioni per l’operatività effettiva delle imprese non ci potranno essere”. Il problema sarebbe solo del ministero, se non ci fosse una norma nei decreti (quello ministeriale di istituzione del Sitri e lo schema di decreto esaminato dalla commissione ) che prescrive che dall’iniziodell’operatività le imprese dovranno utilizzare il nuovo sistema informatico (mantenendo contemporaneamente per il mese successivo anche le vecchie procedure cartacee). È evidente che nessuno può essere obbligato a fare cose che risultano essere in quel momento impossibili e che quindi le imprese, una per una, potranno legittimamente richiamarsi alla causa di forza maggiore. È altresì evidente - ha continuato Fumagalli Romario - che in questo modo si creerà una situazione di disagio, che si estenderà a tutto il Paese e che andrebbe assolutamente prevenuta. Secondo l'associazione degli indutriali italiani dunque la condizione di operatività deve stare nei fatti concreti oggettivamente rilevabili, e non nella scadenza che il ministero si è dato per decreto. Una soluzione deve essere trovata

Paola Valeri

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