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sistriott 450x300Ritardi e malfunzionamenti inspiegabili, soprattutto vista l'enorme mole di denaro speso e il grande dispiegamento di tecnologie, che non hanno mai consentito al Sistri, il sistema di tracciabilità dei rifiuti, di partire, nonostante centinaia di migliaia di imprese abbiano pagato per il servizio. E oggi si scopre il perché: la Guardia di Finanza di Napoli ha eseguito 22 provvedimenti di custodia cautelare e sequestri per 10 milioni.

MALINCONICO AI DOMICILIARI. Ciò che fa più notizia è che tra gli arrestati ci sia proprio l'ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio del governo Monti Carlo Malinconico, finito agli arresti domiciliari con l'accusa di corruzione. Avrebbe ottenuto, infatti, un milione di euro in consulenze in cambio di un parere favorevole al progetto. In cambio dei pareri favorevoli, gli sarebbero stati affidati due contratti di consulenza giuridica per 500mila euro ciascuno dall'imprenditore napoletano Francesco Paolo De Martino, al quale, invece, erano stati attribuiti i subappalti.

APPALTO ANOMALO CON VINCOLI DI SEGRETEZZA. "È l'epilogo inevitabile di una storia imbarazzante fatta di segreti, inefficienze, malfunzionamenti e una serie infinita di polemiche che ha spesso lasciato indifferenti i vertici del ministero dell'Ambiente nell'era Prestigiacomo, che prima affidarono l'appalto a una società del gruppo Finmeccanica, con una procedura anomala coperta da vincoli di segretezza, e poi fecero partire il Sistema nonostante le sue evidenti falle informatiche dimostrate nei giorni di prova miseramente falliti". Così Stefano Ciafani, vice presidente di Legambiente, commenta la svolta dell'inchiesta sul sistema di tracciabilità dei rifiuti, che dovrebbe partire definitivamente da ottobre prossimo, con un ritardo di due anni.

IL FUTURO DELLA TRACCIABILITÀ DEI RIFIUTI. "Dopo tante richieste di chiarimenti fatte dalla nostra associazione, anche in sede europea, finalmente si squarcia il velo su come una buona idea, l'utilizzo della tecnologia per monitorare il ciclo dei rifiuti speciali, possa essere praticata in modo pessimo", conclude il vice presidente dell'associazione ambientalista. "Che i responsabili paghino, anche con l'interdizione dai pubblici uffici, se dovessero emergere sponde pubbliche al malaffare sul quale indaga la procura di Napoli. E poi è necessario dare un futuro certo alla tracciabilità dei rifiuti: oggi le ecomafie si arricchiscono nelle pieghe di un sistema che non garantisce trasparenza, avvelenando il Paese. Non possiamo, dopo i ritardi già sopportati, attendere ancora", commenta in una nota Legambiente.

Roberta Ragni

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