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rifiuti speciali

Calano i rifiuti speciali pericolosi, ma aumento quelli non pericolosi. Lo rivela l'Ispra con la dodicesima edizione del Rapporto Rifiuti Speciali relativo al 2010, anno in cui la produzione di rifiuti speciali, in generale, è aumentata del 2,4% (da 134,6 milioni di tonnellate a 137,9 milioni di tonnellate), dato che risulta strettamente correlato alla limitata ripresa del mercato e dell'industria dopo la crisi del biennio 2008-2009.


L'aumento è totalmente ascrivibile alla produzione di rifiuti speciali non pericolosi che, rispetto al 2009, mostra un incremento del 3,1% (circa 3,9 milioni di tonnellate) tornando ai livelli del 2008. La produzione di rifiuti pericolosi presenta, invece, un calo percentuale del 6,3%, pari a quasi 655 mila tonnellate. I rifiuti speciali non pericolosi vengono soprattutto dal settore costruzioni e demolizioni e dalle attività manifatturiere, con percentuali pari, rispettivamente, al 46,2% e 26,4% del totale, mentre alle attività di trattamento dei rifiuti è attribuibile il 20,2% della produzione complessiva, con quasi 26 milioni di tonnellate.

Analizzando i soli rifiuti pericolosi, spiega il rapporto, si rileva che il settore manifatturiero ha prodotto circa la metà del totale, esattamente il 47,8%, pari a 4,6 milioni di tonnellate. Il 24,4% è invece attribuibile al settore "servizi, commercio e trasporti", che ricomprende un quantitativo pari a circa 1,7 milioni di tonnellate di veicoli fuori uso, e il 18,4% proviene dalle attività di trattamento rifiuti. Il 63,8% (2,9 milioni di tonnellate) del quantitativo di rifiuti pericolosi complessivamente prodotto dal settore manifatturiero deriva dall'industria chimica della raffinazione e della fabbricazione di prodotti chimici, di articoli in gomma e in materie plastiche.

Ma cosa sono esattamente i rifiuti speciali pericolosi? In base alle statistiche ripartite in base alle caratteristiche merceologiche, risultano prodotti da "fanghi derivanti dalle acque reflue industriali" con un quantitativo pari a circa 2,4 milioni di tonnellate (24,5% del totale prodotto), da "veicoli fuori uso" con quasi 1,7 milioni di tonnellate (17,3%) e da "rifiuti chimici", che rappresentano il 14,0% del totale dei rifiuti pericolosi prodotti, con 1,3 milioni di tonnellate.

I rifiuti non pericolosi maggiormente prodotti risultano, invece, quelli da "rifiuti minerali della costruzione e della demolizione", il cui quantitativo ammonta a 35,7 milioni di tonnellate (27,9% del totale di rifiuti non pericolosi). Seguono le "terre e rocce da scavo" con 15,1 milioni di tonnellate (11,8% del totale), i "rifiuti metallici ferrosi" con 9,8 milioni di tonnellate (7,7%) e i "rifiuti misti da impianti di trattamento dei rifiuti" con quasi 9,6 milioni di tonnellate (7,5%).

A smaltire parte dei 145 milioni di tonnellate totali di rifiuti speciali complessivamente gestiti in Italia, nel 2010 ci sono state 475 discariche, di cui la maggior parte è localizzata al Nord (268 impianti), 74 al Centro e 133 al Sud. Nel 2010 sono state smaltite in discarica circa 12 milioni di tonnellate di rifiuti speciali, con una riduzione, rispetto al 2009, di quasi il 7%.

I rifiuti pericolosi smaltiti in discarica, invece, ammontano a oltre 777 mila tonnellate (6,5% del totale), di questi il 62,4% viene smaltito in discariche per rifiuti non pericolosi, e solo il 37,6% in discariche per rifiuti pericolosi. I rifiuti di materiali da costruzione contenenti amianto allocati in discarica ammontano a circa 100 mila tonnellate (12,9% del totale dei rifiuti pericolosi smaltiti), gli altri rifiuti pericolosi di amianto sono circa 11 mila tonnellate.

Roberta Ragni

GreenBiz.it

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