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selex targa 450Nei giorni scorsi le parole del ministro Lupi avevano lasciato intendere una possibile riapertura delle discussioni sulla cancellazione del Sistri.

Intanto, dal ministero dell’Ambiente arrivano altre precisazioni: niente da pagare per chi non ha aderito volontariamente al sistema e non è obbligato a farlo. E resta in sospeso la questione Selex. Ma, se davvero il Sistri è destinato a morire, sostituito da soluzioni migliori, ha senso continuare a ritoccare e a opprimere le imprese con novità quotidiane?

ISCRITTI E CONTRIBUTI – È il dubbio che molti operatori hanno avuto nell’ultimo periodo: se il decreto del 24 aprile scorso ha escluso una serie di aziende già iscritte dall’obbligo stesso di iscrizione, perché non è automatico che scatti anche l’annullamento dell’obbligo del versamento dei contributi 2014? In altre parole, gli operatori facevano notare, spesso confrontandosi informalmente sul Forum Sistri, che mancava chiarezza.

Le indicazioni non prevedevano automatismi del genere, quindi senza comunicazioni di disiscrizione le imprese rimaste negli elenchi del Sistri sarebbero state tenute a pagare il contributo. Un meccanismo che peraltro avrebbe retto, visto che in quegli elenchi sarebbero rimaste come iscritti volontari, ma poco tollerabile per chi ha già dovuto subire cambiamenti continui delle regole, rimettendoci tempo e denaro.

Così, arrivano le precisazioni: le imprese che “in virtù dei nuovi criteri definiti dal decreto del ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti del 24 aprile scorso, non sono tenute ad aderire al Sistri e non hanno deciso di aderirvi volontariamente, non dovranno versare il contributo annuale di iscrizione alla scadenza del 30 giugno prossimo”.

Il decreto del 24 aprile è quello che fissa quali produttori iniziali di rifiuti speciali pericolosi devono aderire al Sistema e definisce l'obbligo di adesione al Sistri degli enti e delle imprese che effettuano la raccolta, il trasporto, il recupero e lo smaltimento dei rifiuti urbani nella regione Campania. Per quanto riguarda invece le modalità di restituzione delle chiavette usb e della black box saranno date comunicazioni in seguito.

E LA SELEX? – Facciamo intanto un passo indietro. L’Autorità di vigilanza sui contratti pubblici, investita da DigitPA, ha effettuato un’istruttoria per valutare la conformità alla normativa sui contratti pubblici dell’affidamento del Sistri. Nella deliberazione n. 10 del 10 aprile 2014, l’Autorità ha ritenuto che l’affidamento diretto della realizzazione non è stato conforme all’art. 17, del Codice dei contratti, nel testo vigente all’epoca e prima della modifica apportata a tale disposizione ad opera del d. lgs. n. 208/2011.

L’Autorità ha allora disposto l’invio della deliberazione alla Direzione Distrettuale Antimafia presso la Procura della Repubblica di Napoli, alla Procura generale della Corte dei conti e al Nucleo Polizia Tributaria di Napoli, per i profili di competenza.

Entrando nei dettagli, l’Autorità ha innanzitutto chiarito che, con riferimento ai contratti secretati (art. 17, del d. lgs. n. 163/2006), la norma le affida il compito di verificare la legittimità della sottrazione alle ordinarie procedure di affidamento, in relazione alla salvaguardia di quei superiori principi di derivazione comunitaria, miranti a garantire l’economicità, la trasparenza e – con certi limiti – la libera concorrenza.

A tale ultimo proposito, appare un’attribuzione naturalmente discendente dalla prima quella di accertare la corretta individuazione degli operatori economici che possono accedere agli affidamenti esclusi”, dicono dall’Autorità. In secondo luogo, ha rilevato che le disposizioni dell’art. 17, comma 1, nel testo precedente alla modifica apportata dal d. lgs. n. 208/2011, trovavano applicazione alle “opere, servizi e forniture” di determinate amministrazioni ed enti “per la difesa della Nazione o per compiti di istituto”; contestualmente, la potestà regolamentare era circoscritta ai soli casi in cui fossero necessarie “misure speciali di sicurezza e di segretezza” e purché esse fossero richieste da “disposizioni legislative, regolamentari e amministrative vigenti”, ovvero quando fossero “originate dall’esigenza di proteggere gli interessi essenziali della sicurezza dello Stato”.

Anche per gli appalti secretati si imponeva e si impone il rispetto dei principi contenuti nell’art. 27, del d. lgs. n. 163/2006, dice ancora l’Avcp, quindi l’affidamento diretto ad un unico operatore senza gara informale, rappresenta “un vulnus al sistema delle regole interne e comunitarie quando non sia legittimato e comprovato da rigorosa e convincente motivazione tale da non lasciare dubbi, da un lato, sulla esatta configurazione dei confini normativi legittimanti il ricorso alla procedura negoziata e, dall’altro, sulla mancanza di valida alternativa all’affidamento diretto. Il provvedimento di secretazione avrebbe potuto al più legittimare una procedura di gara, nella quale accanto ai requisiti ordinari, si sarebbe dovuto chiedere agli operatori economici il possesso dell’abilitazione di sicurezza”.

L’iter procedurale seguito – cioè l’autonoma presentazione da parte di un operatore economico di un progetto preliminare, la sua secretazione ad opera dell’amministrazione, il successivo sviluppo del progetto e la stipula del contratto – non trova riscontro in alcun modello normativo che disciplina i contratti pubblici, dove la titolarità dell’iniziativa appartiene di norma al committente pubblico, dalla individuazione delle esigenze alla fattibilità dell’intervento, alla sua definizione, alla ricerca del contraente e successiva gestione e controllo della fase realizzativa.

SISTRI, SELEX E IL PARLAMENTO – La questione, lo ricordiamo, qualche mese fa aveva preso campo a 360 gradi. Mentre si parlava di annullamento del contratto, la Selex si affrettava a smentire e spiegava quello che per la stampa era “subappalto”, vale a dire l’affidamento a società terze della realizzazione delle black box.

Tutto questo dopo una serie di arresti di esponenti della società e dopo un’interrogazione parlamentare da parte del Movimento 5 Stelle a cui il sottosegretario all’Ambiente Silvia Velo aveva risposto proprio menzionando la questione subappalto e parlando di “risoluzione del contratto”, mentre si profilava l’intenzione di far acquisire da parte dall’avvocatura generale dello Stato un parere sulle iniziative da assumere, anche proprio ai fini della risoluzione del contratto stessa.

E ora i deputati hanno dalla loro parte quanto detto dall’Avcp: non c’è stato un collaudo, è stato utilizzato il segreto di Stato senza alcuna ragione e, soprattutto, gli operatori sono in balia di questo eterno ping-pong derivato non solo dalle continue modifiche e dai ripetuti slittamenti, ma anche dall’affidamento alla Selex dell’appalto senza gara. Il contratto, lo ricordiamo, scade comunque il 14 novembre prossimo, con un’ipotesi di rinnovo sempre più lontana.

Anna Tita Gallo

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