Menu

buste-di-plasticaContinua la “guerra all’ultimo sacchetto” che vede contrapposte le aziende produttrici di materiale plastico. Dopo la messa al bando dei vecchi shoppers, infatti, si è scatenata la battaglia e, in ultima istanza, l’Antitrust ha dato ragione alla Novamont, imponendo ad Italcom – che distribuisce l’additivo ECM - di rendere la propria comunicazione più trasparente. Quest’ultima non ci sta e fornisce ulteriori precisazioni in merito, dopo una prima replica immediatamente successiva alla pronuncia dell’Autorità garante della concorrrenza e del mercato (Agcm).

Ma facciamo un passo indietro e ripercorriamo questa storia, passo dopo passo. Il 1° gennaio è la data in cui è stato fissato lo stop ai vecchi sacchetti di plastica, mentre sul mercato è stata data la possibilità di commercializzare i nuovi shoppers, quelli biodegradabili. Ma sulla definizione di “biodegradabile” si è aperta la contesa tra le varie aziende e, in particolare, la Novamont – che produce quelli in MaterBi - era stata capofila dei sostenitori di una tesi molto precisa: i sacchetti contenenti l’additivo ECM non possono essere ritenuti biodegradabili.

Era intervenuta poi l’Autorità garante della concorrenza sul mercato, suggerendo alla Italcom, che commercializza l’additivo ECM MasterBatch Pellets, di rivedere la propria comunicazione e, in pratica, di lasciar meglio intendere le caratteristiche dei sacchetti prodotti con quell’additivo.

Dopo una prima replica, Italcom ne fa ora pervenire un’altra, altrettanto articolata, che non manca di accusare gli organi di informazione di aver “scritto senza una reale conoscenza del contenuto del provvedimento dell’AGCM e, per di più, senza occuparsi di comprendere la valenza scientifica dell’additivo, diffamandone le capacità di biodegradabilità”.

Al di là di quest’accusa, la replica è volta a spiegare, una volta per tutte, le vere peculiarità dell’additivo e degli shoppers con esso prodotti, ma sottolinea anche che la plastica in sé non sarebbe nociva, a patto che venissero adottate misure ulteriori per provvedere al riciclo.

Veniamo al punto cruciale della questione. “I tipi di plastica sotto la lente di ingrandimento - ricorda l‘azienda sul suo sito e attraverso un comunicato - sono shopper additivati con ECM MasterBatch PelletsTM e i prodotti che utilizzano il MaterBi. Le principali differenze tra le due ‘Bioplastich È sono rappresentate dalla derivazione dei materiali utilizzati e dai tempi di ‘biodegradazion È impiegati”.

Tuttavia, non è corretto –ricordano da Italcom – considerare i sacchetti prodotti con ECM non biodegradabili tout-court.

Tecnicamente, ecco come l’azienda ne spiega le ragioni: “Le matrici polimeriche: PoliEtilene (PE), PoliPropilene (PP), PoliVinilCloruro (PVC), PoliStirene (PS) e PoliEtilentereftalato (PET), additivate con almeno 1% di ECM MasterBatch PelletsTM, sono biodegradabili in tempi variabili (definiti dall’I.S.S. “medio lunghi”) ma entro i 5 anni, in riferimento ai test UNI EN ISO 14855 in rispetto alla Direttiva EU 94/62 CE, pertanto conformi ai requisiti di biodegradabilità indicati all’Art. 1, comma 1130 della legge 26 dicembre 2006 e successive modifiche, a cui devono far riferimento i sacchi da asporto merci”.

Non solo. A conferma di questi argomenti arrivano anche i dati emersi dalle dichiarazioni dell’Istituto superiore di sanità: “La UNI EN 13432, che regola la Compostabilità non è una norma vincolante e obbligatoria; i test per certificare la biodegradabilità e la compostabilità sono UNI EN ISO 14855 ed UNI EN 13432; la conferma della biodegradabilità dei prodotti additivati con ECM, in tempi variabili a secondo del polimero di base utilizzato in tempi e percentuali differenti”.

Detto questo, la battaglia continuerà, possiamo esserne certi, ma Italcom, intanto, rincara la dose e termina il proprio comunicato sollevando un’ulteriore polverone: “La guerra al sacchetto continua imperterrita con un braccio di ferro tra produttori italiani e multinazionali ben armate. Il mercato della plastiche soffre la perdita di posti di lavoro, sia nel settore della produzione sia nel settore del riciclo, e si sta procedendo verso la probabile e preoccupante creazione di un sistema monopolistico”.

Anche in questo caso, l’accusa è rivolta principalmente alla Novamont, vista come braccio di Intesa San Paolo, che possiede la quota di maggioranza della MaterBi, a sua volta proprietaria al 100% della Novamont.

Anna Tita Gallo

GreenBiz.it

Network