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shopper truffa 00Sacchetti della spesa spacciati per "biodegradabili" ma che di biodegradabile non hanno nulla o quasi: la truffa milionaria, di cui non sono stati ancora individuati i responsabili, è stata portata alla luce da un'indagine della Procura di Torino, innescata dalla denuncia dell'associazione di categoria Assobioplastiche.

La Legge è chiara: per essere definito "biodegradabile", un sacchetto deve degradarsi completamente nell'arco di sei mesi, senza lasciare tracce inquinanti. Ciò nonostante, in commercio sono stati scoperti degli shopper etichettati come "biodegradabili" e "compostabili" ma, di fatto, realizzati in materiale plastico tradizionale o, comunque, non interamente biodegradabili.

Secondo Assobioplastiche, il 60% dei sacchetti che circolano in Italia non sarebbe conforme alle norme: una percentuale enorme, che riguarda soprattutto la piccola distribuzione e che prefigura una truffa milionaria ai danni dei consumatori e dell'ambiente.

Dopo aver effettuato degli esperimenti di decomposizione su alcuni bioshopper e aver riscontrato una serie di violazioni delle norme che disciplinano la produzione biodegradabile, l'associazione ha inviato una relazione dettagliata alla Procura di Torino, che ha affidato il caso a procuratore Raffaele Guariniello.

Su mandato della Procura, i Carabinieri dei Nas hanno eseguito nuovi controlli, rilevando come molti bioshopper non siano per nulla "bio". Scoperto il reato, la Procura è impegnata ad individuarne i responsabili: attualmente, infatti, l'inchiesta è contro ignoti e l'accusa ipotizzata è frode in commercio.

"Le accuse mosse nella denuncia di Assobioplastica e che stanno trovando riscontro sono gravi." – ha commentato Francesco Ferrante di Green Italia – "Nella maggior parte dei casi i sacchetti venduti come biodegradabili non lo sono: alcuni addirittura sono di plastica tradizionale, altri sono biodegradabili ma non secondo i parametri di legge, altri ancora sono di finta plastica ecologica, cioè, semplicemente, si frantumano in microparticelle, che però restano altamente inquinanti. Se consideriamo che in Italia ogni anno si usano qualche miliardo di buste, e che spesso vengono pagate dall'utente circa 10 centesimo l'una, la truffa economica e ambientale è di dimensioni enormi. [...] Occorre applicare con severità le sanzioni previste dalla legge, e perseguire chi 'spaccia' sacchetti della vecchia plastica inquinante per quelli biodegradabili, perché l'Italia, all'avanguardia dal punto di vista legislativo in questo campo, non può cedere il passo all'illegalità diffusa."

Lisa Vagnozzi

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