Menu

rifiutiLa FISE Unire, associazione di Confindustria che rappresenta le aziende del recupero dei rifiuti, e la Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile hanno presentato ieri il rapporto annuale L'Italia del Riciclo.

Lo studio svela luci e ombre del riciclo dei rifiuti in Italia, mostrando ad esempio che, se oltre il 65% degli imballaggi viene avviato a riciclo (con ottimi risultati per carta, vetro e acciaio), il 43% dei rifiuti urbani viene ancora smaltito in discarica.

Il Rapporto evidenzia come l'industria del riciclo continui a crescere nel nostro Paese, contribuendo a sostenere dei settori industriali-chiave, quali ad esempio il siderurgico e il tessile. Basti pensare che nel 2012, nonostante la crisi e la conseguente drastica riduzione dei consumi delle famiglie e della produzione industriale (-6,3%), il riciclo degli imballaggi ha registrato una buona crescita complessiva: 7,546 milioni di tonnellate contro le 7,511 del 2011 e le 7,346 del 2010. L'incremento è stato evidente in tutte le filiere, con punte d'eccellenza nei comparti tradizionali, quali carta (84%), acciaio (75%) e vetro (71%).

"Il Rapporto annuale l'Italia del Riciclo, giunto alla sua quarta edizione, è ormai diventato un appuntamento di tutte le filiere per fare il punto non solo di settore, ma dell'intero comparto."- ha commentato Edo Ronchi, presidente della Fondazione per lo Sviluppo sostenibile - "Anche il riciclo ha risentito della crisi che nel 2012 ha colpito, e continua anche quest'anno a colpire, il Paese: le imprese del riciclo più forti hanno reagito bene alla crisi, ma non poche di quelle piccole e meno robuste hanno chiuso. Ma questo Rapporto fa intravedere anche i potenziali di sviluppo del riciclo, in vari settori: potenziali che potrebbero contribuire alla ripresa economica del Paese se si riuscisse a superare le barriere (normative, gestionali, di mercato, nonché relative alla disponibilità del credito) che ostacolano lo sviluppo di quello che è un settore strategico per una green economy".

D'altra parte, nonostante i passi avanti compiuti negli ultimi anni, l'Italia è ancora molto lontana dagli standard europei. Basti pensare che alcune Regioni del Belpaese conferiscono ancora in discarica l'80% dei propri rifiuti: una percentuale enorme, se confrontata alle performance di Paesi quali l'Austria, il Belgio, la Danimarca, la Germania, i Paesi Bassi e la Svezia, realtà che hanno ormai superato il ricorso allo smaltimento in discarica.

Per allinearsi ai Paesi europei più virtuosi, avverte lo studio, occorre promuovere il riciclo dei rifiuti attraverso misure chiare, applicabili e omogenee sull'intero territorio nazionale, che lo rendano effettivamente competitivo in tutte le filiere, disincentivando lo smaltimento in discarica. Per ottenere ciò, è necessario adeguare il quadro normativo a quanto previsto in sede europea, con la reale applicazione della priorità del riciclo di materia rispetto ad altre forme di gestione.

"Nonostante i difficili anni di crisi"- ha dichiarato in proposito Corrado Scapino, Presidente di Unire -"il settore del recupero rifiuti si conferma un sistema dinamico, almeno per quanto riguarda le imprese e gli organismi di gestione che lo coordinano, che ha mostrato nel tempo una buona capacità di adattamento e riorganizzazione in vista del raggiungimento di nuovi obiettivi. Purtroppo, a livello normativo continuiamo a riscontrare il mancato rispetto della gerarchia di gestione dei rifiuti, che vede il riciclo prioritario rispetto ad altre forme di gestione, e che deve realizzarsi attraverso atti, regolamentazioni, strumenti ed iniziative concrete, sia a livello centrale che locale. In tale ottica, occorre in primis attivare nuove leve per stimolare il mercato dei materiali riciclati, anche attraverso politiche di green public procurement che in Italia, a differenza di altri Paesi, stentano a decollare".

Lisa Vagnozzi

LEGGI ANCHE:

Rifiuti come risorsa: cosa cambiera' nei prossimi 10 anni

GreenBiz.it

Network