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gaia 250x166Uno studio rivela che gli inceneritori attivi in alcuni Paesi dell’Ue hanno la capacità di bruciare una quantità di rifiuti superiore a quella dei rifiuti non-riciclabili prodotti. Succede in Germania, Svezia, Danimarca, Paesi Bassi e Regno Unito.

Il risultato è che arrivano rifiuti da altri Paesi e questo va contro il principio di prossimità, oltre che causare la produzione di emissioni di CO2 assolutamente non indispensabile. La denuncia, contenuta in un report, arriva da GAIA, alleanza di organizzazioni che in 90 Paesi si battono sul fronte della sostenibilità.

Un altro dato evidenziato nello studio è che si brucia già il 22% dei rifiuti Ue, ma si punta ad aumentare la capacità degli inceneritori, al di là della direttiva quadro sui rifiuti (WFD 2008/98/EC) e la Roadmap che ha come obiettivo quello di promuovere il riciclo, il riutilizzo e l’abbattimento della produzione dei rifiuti stessi. Senza contare che il trasporto di rifiuti non incoraggia certi Paesi a muoversi proprio verso le direzioni indicate dalla normativa, ma li lascia quasi liberi di produrre la stessa quantità di rifiuti di adesso.

“Se la Commissione Ue vuole mantenere il suo impegno dovrebbe chiudere gli inceneritori e non costruirne altri. L’obiettivo della Resource Efficiency Roadmap e gli obiettivi di riciclo non potranno essere raggiunti finché la Commissione non controllerà severamente la capacità degli inceneritori attualmente funzionanti”, ha dichiarato Joan Marc Simon, coordinatore di GAIA in Europa.

Ma ecco cosa accade nei vari Paesi. Nel report di GAIA le analisi sono quelle portate avanti dai vari attivisti sul territorio europeo, che si sono fatti portavoce nel raccontare quanto constatano ogni giorno con i loro occhi nel proprio Stato. In Germania gli obiettivi che abbiamo citato “sono parole vuote”, dicono gli attivisti di Friends of the Earth Germany. Nel Regno Unito la denuncia di UK Without Incineration Network è contro il governo, che non controlla la situazione e non si cura del fatto che ci siano più inceneritori che rifiuti. La Francia ha entro i propri confini un quarto di tutti gli inceneritori europei, con altri in costruzione e la raccolta differenziata che va a rotoli, dicono dal National Center for Independent Information on Waste. Infine, in Spagna, a Maiorca c’è il più grande inceneritore europeo e i cittadini spagnoli pagano non solo in termini di tasse ma anche di impatto dovuto ai processi di incenerimento. Nel 2011 l’84% dei rifiuti è finita agli inceneritori, solo il resto è stato riciclato.

Anna Tita Gallo

GreenBiz.it

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