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Erano in 8 mila a manifestare ieri a Retorbido, un piccolo comune dell’Oltrepò Pavese che da mesi combatte la sua battaglia contro la pirolisi. Esiste infatti un progetto che consentirebbe a 100 tonnellate di pneumatici al giorno di essere bruciate proprio qui, tra queste colline. Pneumatici bruciati, non riciclati per diventare altro.

A prima vista sembrava una festa quella di ieri. Complice anche la bella giornata di sole, sono accorse migliaia di persone, con in testa personaggi noti che sostengono la causa. Assente giustificato Dario Fo per febbre, c’erano comunque Enzo Iacchetti, Roberto Vecchioni e Giobbe Covatta.

Da tempo però, passando per le vie dell’Oltrepò – terra di vini e di itinerari gastronomici – è possibile scorgere striscioni eloquenti con il messaggio “No Pirolisi” e "No inceneritore" che ieri è stato ribadito nuovamente a gran voce. Il problema, da un lato, è l’impatto ambientale dell’impianto, dall’altro un progetto ormai vecchio, con alla base una tecnologia altrettanto vecchia e poco redditizia, che non prevede affatto il riutilizzo degli pneumatici, che in Oltrepò terminerebbero il proprio ciclo di vita, non sarebbero riciclati e diventerebbero un marchio indelebile nel futuro del territorio.

“Più che distruggere i rifiuti, bisogna pensare a non crearli”, ha detto Giobbe Covatta dal palco di Retorbido, là dove ieri in 8 mila pensavano ad alternative Zero Waste e a soluzioni all’insegna del riciclo, tutto tranne che ad un inceneritore.

retorbido

Una manifestazione senza bandiere politiche predominanti, quella di Retorbido. Presenti molti sindaci e rappresentati delle istituzioni locali, ma per scelta non è stato dato spazio sul palco a nessuno di loro. In testa, il Comitato No Inceneritore, anche se ora la palla passa proprio alle istituzioni.

Iolanda Nanni, consigliere della Regione Lombardia del Movimento 5 Stelle ha ricordato che è stata presentata una nuova interpellanza per fermare il progetto. Mancherebbero infatti alcune informazioni cruciali nella Valutazione di impatto sanitario presentata dall’azienda Italiana Energetica Tire e ora non ci sarebbe più tempo per le integrazioni, tutte condizioni che porterebbero al blocco totale del progetto.

Condizioni burocratiche però, che purtroppo non rispecchiano una volontà ferma nel ribadire un No insindacabile a tutti gli impianti di trattamento dei rifiuti che sfregiano l’ambiente di aree incontaminate e la salute dei loro residenti. Ma ogni soluzione è ben accetta, purché l’inceneritore non diventi realtà.

Anna Tita Gallo

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