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L’inadeguatezza dei sistemi di gestione dei rifiuti è diventato uno dei maggiori problemi ambientali, economici e di salute pubblica. Ogni anno vengono prodotte 7-10 miliardi di tonnellate di rifiuti urbani e 3 mld di persone non hanno nessun accesso a siti di smaltimento.

Intanto, la popolazione cresce, così come l’urbanizzazione e i consumi. Si pensa che nelle città dell’Africa e dell’Asia i volumi di rifiuti siano destinati a raddoppiare entro il 2030. Sono alcuni degli avvertimenti lanciati dal Global Waste Management Outlook del United Nations Environment Programme (UNEP) e dell’International Solid Waste Association (ISWA).

L’Executive Director dell’UNEP, Achim Steiner, ha dichiarato: “

C’è un’urgente bisogno di risposte al problema rifiuti, che non è soltanto un tema di salute pubblica o una necessità ambientale, ma anche qualcosa che riguarda la sfera degli investimenti economici. Non agire sta costando 5-10 volte in più rispetto ad un investimento normale per la gestione corretta. Un impegno maggiore di tutti i Paesi per mettere in pratica le 3 R - Reduce, Reuse, Recycle – può invece trasformare il problema rifiuti in una risorsa per l’economia”.

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Gli obiettivi inseriti nel report possono peraltro contribuire alla riduzione delle emissioni di gas serra e alla creazione di nuovi posti di lavoro, benefici economici da centinaia di miliardi di dollari. In particolare, il report si sofferma su soluzioni che riguardano il miglioramento della raccolta dei rifiuti e del conferimento nei siti di smaltimento, soluzioni che permettono di massimizzare il riutilizzo e il riciclo di materiali e risorse.

Ma serve anche un cambiamento di paradigma da “take-make-use-waste” ad un meccanismo circolare “reduce-reuse-recycle”.

Oyun Sanjaasuren, presidente della United Nations Environment Assembly (UNEA) commenta:Tutti insieme abbiamo le possibilità tecnologiche di risolvere il problema. Ma nonostante questo 3 mld di persone non hanno accesso ai siti di smaltimento controllati, con il risultato che la spazzatura finisce ai bordi delle strade con gravi conseguenze per ambiente e salute umana. La situazione può cambiare se i Paesi rafforzano le relative politiche e le istituzioni incoraggiano le persone a consumare meno e riciclare di più. Anche i produttori più grandi devono essere coinvolti nella gestione del ciclo di vita dei loro prodotti. E la cooperazione internazionale è vitale per evitare che i paesi in via di sviluppo finiscano per essere il terreno ideale dove riversale materiali pericolosi”.

waste prevention

Il report dimostra anche come esistano già esempi virtuosi. Le Fiandre, in Belgio, hanno ottenuto il tasso più alto di raccolta differenziata in Europa: da zero negli anni Ottanta, si è passati nel 2013 ad oltre il 70% grazie ad un mix di politiche sociali, fiscali e legali, compresi un programma educativo, la nascita di centri per il riutilizzo e il meccanismo di tassazione "pay-as-you-throw".

Ma ci sono esempi anche in Paesi in via di sviluppo. In Bolivia un sistema di riciclo ha permesso di trattare 29 mila tonnellate di rifiuti e sono stati creati 443 posti di lavoro green. Un caso simile si riscontra anche in Colombia, a Bogotà, dove ogni giorno 1.200 tonnellate di rifiuti vengono differenziati e le persone che hanno trovato occupazione sono 8.250.

Anna Tita Gallo

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