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unicefbambini“Rispetto per chi soccorre, rispetto per chi soffre, rispetto per chi muore, nessun rispetto per chi infanga: da questo Tweet di Unicef di venerdì scorso è nata una polemica che si è estesa anche al di fuori del terreno dei social network. Il problema è molto concreto e ben noto e ruota attorno al lavoro delle ong nel Mediterraneo, che per alcuni sono soltanto “taxi per migranti”.

Emerge in questo frangente la capacità di crisis management di chi gestisce l’account che in questi giorni è sotto assedio. Spesso in casi di criticità come questo, quando si ricevono accuse o commenti sgraditi (tecnicamente si dice “trollare”), chi gestisce un profilo finisce per non rispondere o perde la pazienza. In questo caso invece le risposte sono puntuali, non banali e professionali anche quando denotano il fastidio procurato da certi Tweet.

Le accuse sono quelle rivolte a chi salva vite in mare – volontari e Guardia Costiera – e che appunto aveva ricevuto la definizione di “taxi per migranti”. A monte, una polemica nata da parole come quelle del procuratore di Catania che aveva citato possibili legami tra scafisti e ong. Ma su Twitter questa polemica è diventata una battaglia a colpi di insulti anche volgari nei confronti di Unicef. Proprio per questo spicca l’atteggiamento delle risposte, che invece restano pacate ma puntuali, anche rivolte a singoli utenti, con l’aggiunta di “prove” come bilanci e spiegazioni.

Nessun insulto, nessun tipo di violenza verbale da parte di Unicef come risposta alla medesima violenza verbale ricevuta. Soltanto parole in difesa di chi rischia la vita in mare e in difesa delle azioni dei soccorritori. E questo social media manager si è guadagnato sul Web già il titolo di #eroe grazie alla sua presenza costante e le sue risposte dense di contenuti, ineccepibili. Dietro al profilo c’è Alberto, un 50enne laureato in Scienze politiche indirizzo internazionale, e uno staff di 4 persone.

Un esempio su tutti. Un utente parla di utilizzo strumentale dei bambini in foto e chiede: “In quale % sono i bambini tra coloro che soccorrete? Bambini non finti minorenni!". La risposta di Unicef è tra quelle che hanno catturato maggiormente l’attenzione nelle ultime ore: "Il 100% delle persone che soccorriamo sono esseri umani. E sarebbe bello se lo fossero anche il 100% delle persone che commentano", scrivono da Unicef.

 

Anna Tita Gallo

 

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