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lucchini piombinoLucchini di Piombino, l’altoforno si spegne e i dipendenti temono per il loro futuro, ma un accordo per la cessione dell’impianto e l’intervento del Ministero dell’Ambiente potrebbe risollevarne le sorti. Resta però una domanda: salute o lavoro?

La scelta non risulta così scontata. Basti pensare all’inquinamento che le maggiori industrie siderurgiche possono provocare e alle conseguenze della loro chiusura per i lavoratori. In un periodo di crisi e disoccupazione, gli operai del settore siderurgico vorrebbero mantenere il proprio posto di lavoro, anche a discapito della propria salute.

Ilva di Taranto e Lucchini di Piombino, ecco i due esempi più emblematici del problema nel nostro Paese, ma, mentre nel caso dell’Ilva gli abitanti di Taranto si sono schierati a favore della difesa dell’ambiente e della salute o, al contrario, perché gli impianti continuassero a funzionare e a garantire occupazione, per quanto riguarda Piombino il fronte comune dei cittadini si dimostra preoccupato soprattutto per le conseguenze che la chiusura dell’impianto potrà avere sui dipendenti.

Nella città toscana l’impianto rimasto senza minerali continuerà a bruciare coke per una ventina di giorni, fino allo spegnimento definitivo. Come verrà risolta la situazione? Si attende un accordo di programma per il polo siderurgico, che dovrebbe essere già firmato nelle prossime ore. La vicenda riguarda 4500 lavoratori, a sostegno dei quali si è espresso anche Papa Francesco, con un invito alla solidarietà e alla ricerca di alternative contro la disoccupazione.

Il Ministero dell’Ambiente ha messo a disposizione 50 milioni di euro per la riconversione ecologica della Lucchini. Secondo il ministro Galletti, ambiente e sviluppo possono andare d’accordo e procedere di pari passo. L’accordo è teso ad agevolare la cessione dell’impianto. Tra le offerte avanzate troviamo quella della società indiana Jsw.

I giganti della siderurgia italiana sono in piena crisi. Il mercato si muove verso la saturazione. Nel 2011 l’Italia era all’11esimo posto per la produzione di acciaio nel mondo, dopo la Turchia, l’Ucraina e il Brasile. Mentre il settore siderurgico collassa, non è più possibile ignorare l’impatto ambientale degli impianti. Pochi giorni fa ci chiedevamo dove fosse finito il piano ambientale per l’Ilva di Taranto, tra incongruenze e mancato rispetto delle norme europee.

L’impianto di Lucchini provocherebbe problemi di inquinamento inferiori rispetto all’Ilva. Ma la situazione sarebbe comunque da tenere d’occhio. Secondo il più recente dossier di Legambiente dedicato alle bonifiche in Italia, l’area industriale di Piombino sarebbe interessata da contaminazioni dei suoli causate da arsenico, cromo esavalente, ferro, manganese, alluminio e boro, con percentuali pericolose di idrocarburi nelle acque superficiali. Il tutto proverrebbe proprio dalle industrie della siderurgia, come la Lucchini, oltre che dalle centrali elettriche alimentate a gas di altoforno, a gas di cokeria, metano e olio combustibile presenti sul territorio.

Andando indietro nel tempo, per quanto riguarda le emissioni atmosferiche dell’impianto, già nel 2013 l’assessore all’Ambiente Marco Chiarei di Piombino aveva spiegato che la cokeria avrebbe dovuto rispettare le stesse norme valide per tutti, proprio come per lo stablimento dell’Ilva di Taranto. E già lo scorso anno il Comune di Piombino annunciava che la Lucchini si sarebbe dovuta adeguare entro marzo 2016 alle prescrizioni dell’Aia, l’autorizzazione integrata ambientale.

Le associazioni del territorio, invece, preoccupate per gli effetti sull’inquinamento dell’aria della Lucchini, nel 2011 avevano richiesto maggiori informazioni a carattere ambientale e l’adozione degli opportuni interventi. In nome della crescita economica e della possibilità di mantenere il proprio posto di lavoro, nel corso del tempo i cittadini hanno sopportato il continuo deposito di pulviscolo proveniente dalla Lucchini e le relative ricadute sui balconi, sui panni stesi e sulle auto.

Ma per fortuna questo altro pezzo importante della siderurgia italiana sembra essere giunto al tramonto. Si parla ormai di siderurgia “commissariata”. Un settore strategico per l’industria manifatturiera, secondo la Fiom, rischia la chiusura. La decisione per le sorti della Lucchini, con la probabile cessione dell’impianto, è attesa entro maggio.

Cosa succederà ai dipendenti? E chi si occuperà di tutelare l’ambiente e la salute dei lavoratori e della popolazione? Chi inquina pagherà? Un maggior rispetto dell'ambiente è l'unico regalo che l'Italia può fare ai cittadini e al proprio territorio, magari accompagnandolo ad un piano intelligente per la gestione della disoccupazione.

E nel frattempo su Twitter imperversa l'hashtag #piombinonondevechiudere.

Marta Albè

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