Menu

fv campo 450 È tempo di contenere la crescita insostenibile del fotovoltaico. Una frase che potrebbe essere attribuita ad uno qualsiasi dei big del petrolio, invece a pronunciarla è stato il presidente della Regione Puglia Nichi Vendola, uno che l’Ecologia la vede inserita persino nel nome del suo partito politico. Proprio per questo occorre riflettere sulle sue parole e sull’appello lanciato al premier Renzi dalle pagine della Gazzetta del Mezzogiorno.

PUGLIA IN ANTICIPO – Com’era immaginabile, il problema dell’insostenibilità del fotovoltaico va contestualizzato: la Puglia – dice Vendola nell’intervista – ha raggiunto il target Ue del 20% di energia rinnovabile prodotta al 2020 con largo anticipo, 8 anni prima, con costi molto alti per il territorio.

Il risultato è che non regolare il boom delle rinnovabili abbia determinato conseguenze amare, secondo Vendola, anche a causa degli incentivi.Oggi la Puglia ha il primato di produzione italiana sia nell'eolico che nel fotovoltaico, ma questo primato determina enormi costi di infrastrutturazione, che ricadono sulla tariffa elettrica, e impatti territoriali notevolissimi. In Italia nel rinnovabile ci sono Regioni che hanno dato e Regioni che non hanno dato. Ora, la Puglia - che ha dato, e tanto - non può più pagare in bolletta incentivi e investimenti sulla rete”, spiega infatti il presidente.

SENZA PIANIFICAZIONE – “Siamo entrati nell'epoca delle rinnovabili senza una cultura della pianificazione e della regolazione. E, al di là della soglia percentuale indicata dall'Unione Europea, ci siamo entrati malissimo perché ad un quadro di deregulation abbiamo aggiunto gli incentivi a pioggia alle imprese”, risponde Vendola quando gli si chiede se oggi ci siamo innamorati delle rinnovabili come del nucleare negli anni Sessanta.

In particolare, la Puglia avrebbe subito l’impossibilità di imporre vincoli per difendere al meglio il paesaggio: una legge di regolamentazione e un regolamento sono stati bocciati perché la Regione non ha competenze in materia. L’azione della Regione invece per Vendola è stata un tentativo di “supplire alla vacanza legislativa dello Stato. Basti considerare che le linee guida nazionali previste dal Decreto 387/2003 sono arrivate con 7 anni di ritardo in un quadro in cui la politica energetica nazionale è una scelta delegata ad alcuni gestori dell'industria elettrica”.

IL COSTO IN BOLLETTA – Su questo punto si sono scatenati a più riprese i migliori e più incalliti detrattori delle rinnovabili. Per Vendola il problema è anche l’indecifrabilità delle bollette elettriche: “Non si capisce quanta sia la ricchezza che trasferiamo dai contribuenti alle compagnie petrolifere. I cittadini, sotto la voce Cip6, hanno sostenuto e finanziato gli investimenti delle grandi aziende nella termovalorizzazione e gli incentivi all'industria del rinnovabile”. E tutto questo non è servito a migliorare le infrastrutture di trasmissione.

LE POLEMICHE - Ma la questione – con Vendola che sullo stesso piano pone i costi in bolletta destinati alle rinnovabili, Cip6 e decommissioning nucleare – non poteva che scatenare polemiche immediate. E infatti su Twitter sono arrivati subito commenti amari.

In molti colgono come nota stonata il leader di una formazione politica che fonda gran parte del suo programma su aspetti legati all’Ecologia quando si dichiara contrario ad uno sviluppo delle energie pulite basato sugli incentivi e che fornisce un assist alle lobby petrolifere. Edoardo Zanchini, vicepresidente di Legambiente, Giuseppe Onufrio, presidente di Greenpeace Italia, e Francesco Ferrante, fondatore di GreenItaly e vicepresidente del Kyoto Club, sono stati tra i primi a criticare apertamente le parole del governatore:

Duro è anche il commento di Annalisa Corrado e Oliviero Alotto, portavoce di Green Italia, che si scagliano contro l'anacronistico 'tetto' per le rinnovabili di cui ha parlato Vendola, con il conto energia per il fotovoltaico ormai sparito e la drastica battuta d'arresto per il grande eolico (dovuta all'introduzione del sistema dei registri e delle aste).

"Gli attuali sistemi di incentivazione rendono di fatto impossibile la realizzazione di nuove mega-centrali fotovoltaiche e eoliche. Risulta quindi incomprensibile la richiesta di Vendola di un 'calmiere', addirittura di una 'revisione degli obiettivi"! Una posizione come quella di Vendola, che in passato si era meritoriamente esposto come paladino delle rinnovabili, rischia di indebolire ancora di più l'atteggiamento di un governo che per ora non sembra consapevole dell'importanza di un 'green new deal' per portare l'Italia fuori dalla crisi e avviarla saldamente sulla via di uno sviluppo duraturo e sostenibile", spiegano gli esponenti.

VENDOLA CONTRO LE RINNOVABILI? – No, nonostante i titoli a effetto, Vendola sembra comunque restare fedele ai vecchi proclami, ma denuncia la situazione creata da un passato recente. “Noi abbiamo creduto nelle rinnovabili, abbiamo investito energia politica e di gestione. È accaduto tuttavia che questo investimento, giocato su un terreno drogato dagli incentivi e sottratto alla capacità regolativa della Regione, abbia determinato una spinta molto più potente rispetto a quanto potevamo immaginare. È giusto, oggi, constatare con amarezza che le politiche di incentivazione e i ritardi regolatori che permangono tuttora hanno lasciato esposti proprio i territori più generosi verso le rinnovabili”.

E il presidente contesta gli errori fatti: “Bisognava suscitare la domanda, non proteggere l'offerta: energia pulita per gli edifici scolastici, come sta facendo la Puglia investendo i fondi europei, e generazione diffusa. Non mega-centrali, ma un pannello solare in testa a ogni famiglia e su tutte le tettoie delle aree di parcheggio”. Tutto questo invece è stato sostituito, per Vendola, da “incentivi a pioggia - pagati con le bollette dei cittadini e delle imprese - e una pioggia di azioni di risarcimento per i ritardi nelle autorizzazioni”.

COMUNICAZIONE POCO VIRTUOSA? – In effetti, che il leader di Sel critichi il boom delle rinnovabili così apertamente non può non spiazzare. Il caso della Puglia, comprensibilmente, può essere elevato ad emblema della mancanza di una politica energetica sostenibile e lungimerante, ma auspicare uno stop alle rinnovabili è un “tradimento”, un regalo alle fossili sempre più in affanno.

A sembrare assurdo è soprattutto l'aver voluto porre sullo stesso piano i costi che gli italiani pagano per aver scelto il nucleare anni fa e i costi che negli anni scorsi sono stati destinati a un’evoluzione energetica del Paese verso fonti sostenibili, che ci hanno ampiamente ricambiato con i loro benefici ambientali. Poi, che serva una regolamentazione – anche per evitare altri “casi Puglia” – è un dato di fatto. Ma è un dato di fatto anche che un leader simbolo della politica ambientalista abbia considerato il prezzo pagato per le rinnovabili tanto amaro quanto quello destinato al decommissioning.

Anna Tita Gallo

LEGGI ANCHE:

Scandalo fotovoltaico in Puglia: come riscattare le rinnovabili e la Regione?

Fotovoltaico: quanto fa risparmiare davvero in bolletta?

Fotovoltaico 2014: senza incentivi, quali prospettive in Italia?

GreenBiz.it

Network