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immagineAltre novità in vista per il SISTRI: oltre alla proroga al 31 dicembre 2014 delle sanzioni, si profila concretamente all'orizzonte il nuovo decreto di semplificazione, che, tra le altre misure, esenterà dal sistema di tracciabilità dei rifiuti le piccole imprese sotto i dieci dipendenti e consentirà di dire addio alla chiavetta Usb.

Queste misure aiuteranno realmente gli operatori?

Maurizio Longo, segretario nazionale Trasportunito. "In linea di principio la semplificazione è un sogno. Prima di arrivare agli atti pratici bisogna superare circolari, interpretazioni, sovrastrutture che fanno da filtro, come le camere di commercio. A me piacerebbe davvero una semplificazione, ma vedo tre tipi di interventofondamentali: tecnica legislativa diversa, riduzione delle sovrastrutture e responsabilità degli operatori. Nel Sistri ci sono complicazioni ulteriori, dato che è un sistema poco chiaro e complicatissimo. È proprio l'esempio di come qualcosa non dovrebbe essere. Ovviamente non contestiamo il sistema di controllo, ma metodo forma e risultati, che sono pessimi. In breve, semplificazioni o no, costa troppo e non funziona".

Giuseppina Della Pepa, Segretario generale ANITA. "Non del tutto. Il decreto, così come è impostato, interviene poco sulle semplificazioni del sistema limitandosi a ridurre la platea dei soggetti obbligati. In questo modo, la responsabilità degli adempimenti per la tracciabilità dei rifiuti dei soggetti esclusi, viene scaricata sugli autotrasportatori senza intervenire realmente per la risoluzione di tutte quelle problematiche riguardanti le farraginosità delle procedure - dovute soprattutto ai dispositivi informatici (USB e Black Box) su cui il Sistri si basa - evidenziate dalle associazioni di categoria, in quanto poco adatte alle esigenze logistiche del comparto".

Ermete Realacci, presidente VIII Commissione Ambiente della Camera. "Il Sistri ad oggi ha rappresentato, soprattutto per le nostre piccole e medie imprese, un sovraccarico di adempimenti burocratici e organizzativi tanto pesanti quanto inefficaci, diversamente da quanto realizzato in altri paesi europei. Alleggerire il sistema, come propone il ministero dell'Ambiente con un decreto in materia, il cui testo è in via di perfezionamento, va nella giusta direzione. Rimane, come peraltro ci chiede l'UE, l'esigenza di attivare con urgenza un sistema di tracciabilità per la gestione e la movimentazione dei rifiuti da parte delle aziende che sia semplice, efficace e trasparente per contrastare le illegalità e le ecomafie. Il traffico illegale di rifiuti pericolosi è tuttora una delle attività più redditizie dell'ecomafia: secondo Legambiente frutta alla malavita organizzata 4,1 miliardi di euro l'anno".

Roberta Ragni

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