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immagineDazi sul fotovoltaico, è pace fatta tra UE e Cina. L'Unione europea ha deciso definitivamente le misure antidumping e anti sovvenzione, che entreranno in vigore per una durata di due anni a partire dal prossimo 6 Dicembre.


Resta confermato quanto deciso nell'Agosto di quest'anno, compreso l'accordo sul prezzo minimo e il tetto massimo per l'importazione di fotovoltaico prodotto dalle aziende cinesi che hanno collaborato con la Commissione UE. Si chiude così la cosiddetta guerra del fotovoltaico, le cui dinamiche e implicazioni per il settore non sono per nulla scontate, anzi, saranno da verificare nel futuro prossimo.

Se, però, da un lato è facile prevedere che ci saranno conseguenze dirette anche su altre dispute commerciali in corso, come quella che ha investito il comparto vitivinicolo, dall'altro è chiaro che nessuno sembra essere contento, né i produttori europei, né quelli cinesi. La misura, allora, è davvero equilibrata?

Paolo Mutti, amministratore delegato Solsonica. "La decisione dell'Unione Europea è un atto dovuto e un passo importante verso il ripristino di una concorrenza leale. Ora, però, c'è bisogno di controlli efficaci che evitino il proliferare di contrabbando ed altri espedienti. Purtroppo, si hanno già diverse notizie di sovrafatturazioni e note di credito in favore dei clienti emesse dai produttori cinesi a fronte di fantomatiche spese di marketing, che hanno l'effetto di perpetrare le pratiche di dumping, rendendo di fatto nulli i provvedimenti dell'UE".

Alessandro Cremonesi, presidente IFI: "Visti gli esiti finali, non ci sono margini di dubbio sulla volontà politica perseguita dall'Unione Europea nel concludere questa disputa: mettere da parte ogni evidenza che ponesse in luce il comportamento illegittimo e predatorio da parte dei produttori di moduli fotovoltaici cinesi e scegliere la via negoziale, iniqua si, ma tale da scongiurare le ritorsioni economiche già annunciate dalla Cina verso altri settori economici. Una scelta che mette in luce tutta la debolezza politica dell'Europa di fronte allo strapotere economico cinese, consegnandogli altresì una 'patente di legittimità' per invadere illegalmente il proprio spazio economico, commerciale e manifatturiero. Finita si una battaglia...ma non la guerra".

Massimo Venturelli, presidente ATER. "Pensando a come producono in Cina, al fatto che se vendono sottocosto non falliscono perché la strategia del loro Stato è quella di fare fallire gli altri (così poi, magari, si comprano le industrie fotovoltaiche per quattro soldi), sì, la misura può essere definita equilibrata. Pensando alla grid parity e ai "cartelli" che ci sono stati fino a un passato recente (che tenevano il prezzo alto marciandoci) un po' è anche giusto che sia andata a finire così. In realtà, inutile girarci intorno, comanda chi detiene la produzione delle celle fotovoltaiche, che purtroppo ora avviene quasi esclusivamente nei paesi orientali".

Roberta Ragni

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