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Il Parlamento europeo ha approvato la riforma della politica agricola comune post 2014. È un risultato importante per l'agricoltura europea, anche se non il migliore in assoluto, che va a coronare il processo di riforma avviato dal Parlamento nel 2010.


La votazione finale in plenaria, che avviene in seguito a un'altra serie di negoziati in cui le questioni rimaste in sospeso sono state risolte, comprende quattro regolamenti per la politica agricola UE 2015-2020 e una risoluzione contenente le regole del regime transitorio per il 2014.

Sono stati votati dall'Europarlamento i progetti di regolamento relativi ai Pagamenti diretti; allo Sviluppo rurale; all'OCM unica; al Finanziamento, gestione e monitoraggio della PAC; alle norme transitorie per il 2014. Nei prossimi sette anni all'Italia arriveranno 33,4 miliardi di euro di fondi europei, a cui si aggiungeranno quelli nazionali per un ammontare globale di almeno 52 miliardi. Come utilizzare al meglio queste risorse?

Giuseppe Politi, coordinatore di Agrinsieme. "Ora che la riforma ha avuto il via libera, dopo un iter negoziale molto complesso che ha visto coinvolti Commissione, Consiglio e Parlamento, un ruolo determinante sarà quello che gli Stati membri saranno chiamati a svolgere. Toccherà infatti ai singoli Paesi recepire i regolamenti approvati. Il nostro auspicio è che la spesa comunitaria complessiva, che per l'Italia è di oltre 5 miliardi di euro all'anno, venga focalizzata al meglio, così da renderla più efficace rispetto al passato. Nonostante l'ammontare complessivo delle risorse finanziarie destinate al nostro Paese sia inferiore rispetto a quello precedente, a nostro avviso si potrebbero conseguire vantaggi addirittura maggiori se le risorse verranno opportunamente investite".

Dino Scanavino, vicepresidente vicario della Cia nazionale (Assemblea annuale della Cia di Reggio Emilia). "La prossima programmazione Pac sarà probabilmente l'ultima con risorse finanziarie così importanti a disposizione per l'agricoltura europea: dobbiamo quindi saper sfruttare appieno le occasioni a disposizione e batterci perché i fondi, anche quelli dello sviluppo rurale (il cosiddetto secondo pilastro), restino a beneficio dell'agricoltura e degli agricoltori veri e non vadano ad altri soggetti".

Albano Agabiti presidente Coldiretti Umbria (PAC 2014-2020. Tra Innovazione e Sostenibilità). "Ci troviamo di fronte ad un'agricoltura sempre più multifunzionale, orientata alla produzione non solo di semplici derrate, ma di quel cibo di qualità che ogni giorno arriva sulle nostre tavole e di servizi per la collettività. Riguardo al negoziato sulla nuova PAC il nostro Paese è partito da una posizione "difficile", ma ora la riforma offre finalmente una opportunità straordinaria per premiare chi vive di agricoltura, il lavoro e il vero Made in Italy. Stante la disponibilità di risorse sul "I e II Pilastro", ora tocca agli Stati membri e alle regioni l'importante compito della loro ripartizione: occorre incrementare la competitività del sistema produttivo umbro e valorizzare e difendere le vere filiere agricole regionali".

Franco Verrascina, presidente COPAGRI. "Gli spazi di manovra che la nuova PAC propone agli Stati membri vanno vissuti dal nostro Paese come un'occasione per ridurre il gap di opportunità che da troppo tempo divide l'area mediterranea da quella continentale. Dobbiamo puntare a valorizzare al massimo chi fa dell'agricoltura il suo primo e unico obiettivo imprenditoriale, favorendo comunque anche le funzioni pubbliche e sociali del settore. La parola d'ordine resta 'qualità', ma occorre anche recuperare territorio e renderlo produttivo per aumentare la quantità della produzione, muovere verso il riequilibrio del saldo commerciale con l'estero e non trovarci fuori dalla competizione internazionale difronte ad una domanda di cibo che raddoppierà nel giro di trent'anni. Ciò che non sarà ammissibile è il rischio, che si ripete anche quest'anno per 497mln di euro, di disimpegno di risorse nel II pilastro".

Roberta Ragni

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