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potatureSi è svolta davanti alla X^ Commissione "Attività Produttive, Commercio e Turismo" della Camera dei Deputati, l'audizione della FIPER in relazione all'indagine conoscitiva , voluta dalla Commissione stessa, sulla Strategia Energetica Nazionale e sulle sue problematiche attuali in materia di energia, tra le quali spicca il problema del recupero delle biomasse residuali e la possibilità di impiego a fini energetici.


Gli scarti della manutenzione del verde urbano, della gestione ambientale del bosco, della trasformazione industriale dei prodotti agricoli, della macellazione, della fabbricazione dei mobili, sono un esempio di materiali residuali classificabili come sottoprodotti che possono essere riciclati e reimpiegati.

I settori interessati sono quello agricolo, per produzione di ammendanti e nuovi materiali biologici per la gestione delle colture; quello zootecnico, per il recupero di alimenti; quello industriale, per il recupero di biomasse che possono essere impiegate per la produzione di materie prime e per processi di sintesi, quello energetico per la produzione di energia rinnovabile a livello, diffuso sul territorio, nonché il settore delle aziende di recupero, riciclo e multiutility.

Per poter impiegare i sottoprodotti riconosciuti dal Ministero dello Sviluppo Economico, gli operatori sono in attesa, ormai da anni, del decreto attuativo del Ministero dell'Ambiente, in modo tale che possano essere impiegati nel rispetto delle condizioni definite nel Testo Unico Ambientale (art. 184 bis). Invece attualmente le potature del verde pubblico e privato o la biomassa proveniente dalla pulizia degli alvei fluviali, ossia le biomasse residuali attualmente destinate alle discariche, sono considerati rifiuti.

Quale sarebbe il loro ruolo nell'approvvigionamento energetico?

Rosa Filippini, Presidente Amici della Terra. "Il ruolo delle biomasse residuali è importante non solo per la politica energetica. Esiste un beneficio ulteriore, seppur indiretto, che deriva dal loro utilizzo, rappresentato dalla conservazione del territorio contro il rischio di incendi e il dissesto idrogeologico. Non dobbiamo dimenticare che dal dopoguerra a oggi l'estensione delle foreste in Italia è quasi raddoppiata a causa dell'abbandono dei terreni agricoli marginali. Sempre a causa dell'abbandono dei territori, in questo caso montani, i boschi non sono più curati. Nessun rastrellamento delle ramaglie, nessuna potatura di alberi e arbusti o abbattimento selettivo. Risultato: incendi più disastrosi d'estate e alluvioni d'inverno a causa dei tronchi che ostruiscono le vie alluvionali. Forse siamo l'unico Paese in Europa dove non si coltivano i boschi. E dove bisogna smaltire come immondizia persino le potature agricole e urbane che potrebbero essere utilizzate per produrre energia e calore. Da notare, che siamo grandi importatori di legname e persino di pellet. Questo è il classico caso per il quale sarebbe necessario un coordinamento delle politiche".

Giuseppe Politi, Presidente Cia. "Le energie rinnovabili rappresentano un tema sensibile per le imprese agricole. Le attività di produzione di energia elettrica da biomasse agricole e forestali dovrebbero essere meglio incentivate. È necessario, però, apportare le opportune correzioni per superare le distorsioni che si sono verificate in alcune specifiche aree del paese. Allo scopo di assicurare un utilizzo armonico delle risorse e delle produzioni del territorio è indispensabile valorizzare le biomasse agricole, privilegiando i residui aziendali e i sottoprodotti, con una approccio di integrazione e non di competizione. Riteniamo che una suddivisione netta nella categoria delle produzioni dedicate, dei residui e dei sottoprodotti non sia consona rispetto alla natura multifunzionale delle imprese agricole. È invece necessario perseguire regole chiare, definite e applicabili, come dimostra la riforma dei meccanismi incentivanti per l'energia elettrica da biomasse approvata in Germania, attraverso la promozione della integrazione regolata tra le diverse matrici agricole, forestali, agroindustriali da destinare alla produzione energetica. Bisognerebbe definire meccanismi premianti che promuovano l'efficienza energetica, ambientale, tecnologia e agronomica degli impianti, per stimolare e sostenere la riduzione delle superfici di colture dedicate, l'aumento dell'energia prodotta per unità di matrici utilizzate, una maggiore efficienza nell'utilizzo sostenibile dei terreni agricoli e delle superfici forestali".

Giuseppe Tomassetti, Vicepresidente FIRE. "Si tratta di un mercato che non è mai stato analizzato in profondità e le stime esistenti possono prestarsi a diverse interpretazioni. Oggi, però, il problema principale riguarda i vincoli burocratici. Le biomasse residuali sono rifiuti non pericolosi che possono essere conferiti solo a impianti che trattano rifiuti. E per farlo serve tutta la documentazione tipica dei rifiuti, pur non essendo pericolosi. È un puro problema normativo, non c'è nessun aspetto sanitario o ambientale".

Walter Righini, presidente Fiper. "Promuovere l'impiego dei sottoprodotti derivanti dai servizi ambientali (potature verde urbano, gestione alvei&argini fluviali, canali irrigui, etc.) garantirebbe un beneficio doppio per il sistema Paese: da un lato, la messa in sicurezza del territorio, dall'altro la disponibilità di biomassa per produrre energia termica e/o cogenerativa rinnovabile e conseguire l'obiettivo europeo a minor costi. L'Italia ha un grande potenziale nella produzione di energia termica ed elettrica in co-generazione derivante dall'impiego delle biomasse presenti sul territorio nazionale, da una filiera tecnologica e manifatturiera d'avanguardia e da imprenditori che disposti ad investire in progetti di sviluppo locale con ritorni economici positivi. Infine, al Governo la responsabilità di definire norme certe, stabili ed eque che premino la concorrenza e l'uso efficiente delle risorse, che sono sì rinnovabili, ma non infinite".

Roberta Ragni

 

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