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rifiuti secchiEsce la Tares ed entra il Trise. La legge di stabilità 2014 ha partorito un nuovo tributo su rifiuti e servizi, che si articola in due componenti: la prima a copertura dei costi per la gestione dei rifiuti solidi urbani (Tari), la seconda, a fronte dei costi relativi ai servizi indivisibili dei Comuni (Tasi).


La nuova tassa torna a mettere insieme i rifiuti e una serie di servizi comunali che poco o nulla hanno a che vedere con l'igiene ambientale, come la polizia locale o l'illuminazione stradale. Se la Tari sarà una tariffa e sarà commisurata alla superficie, per poi trasformarsi più avanti in Tarip, una tariffa puntuale in base alla quantità e qualità di rifiuti prodotti, la Tasi avrà un'aliquota base dell'1 per mille, con tetto massimo del 6 per mille sulla prima casa e del 10,6 sulla seconda.

La nuova tassa tiene davvero conto del principio europeo del "chi più inquina paga"?

Monica Cerroni, presidente Fise Assoambiente. "Il sistema di finanziamento del servizio di gestione dei rifiuti urbani non trova pace: si assiste a continui cambi di direzione i cui effetti si riflettono negativamente sulle gestioni finanziarie delle imprese del settore, sui Comuni, chiamati ad apportare continue modifiche ai regolamenti in materia, e sui cittadini, disorientati, che non riescono a pianificare le spese familiari".

Daniele Fortini, Presidente Federambiente. "Come nella Tares, la tariffa puntuale, quella cioè che commisura la tassa all'effettiva quantità e qualità dei rifiuti conferiti dal cittadino, ha un ruolo del tutto marginale, con buona pace dei principi europei di salvaguardia ambientale, equità e del "chi inquina paga". Ci auguriamo vivamente che il provvedimento possa essere significativamente migliorato, soprattutto perché il sistema delle industrie italiane impegnate nel ciclo dei rifiuti ha bisogno di un quadro normativo certo, stabile e applicabile per garantire servizi efficienti, miglioramenti della produttività e nuovi investimenti".

Stefano Ciafani, vicepresidente nazionale Legambiente. "Il principio di chi inquina paga per ora continua a non essere rispettato. Sembra che il Governo si sta esercitando a fare anagrammi: dalla Tarsu alla Tares, per arrivare oggi alla Trise, con Tarsi e Tari. Insomma, cambiano i nomi ma la sostanza resta invariata e continua a pagare di più chi produce rifiuti indifferenziati. Non supereremo mai l'emergenza rifiuti se non iniziamo a prevedere un principio di premialità per i comportamenti virtuosi".

Massimo Piras, Segretaria Nazionale Campagna di Raccolta Firme per la Legge di Iniziativa Popolare Rifiuti Zero e Presidente Zero Waste Lazio. "Sicuramente le misure adottate non sono sufficienti, anche se mi preme sottolineare l'importanza dell'aver lasciato una porta aperta sulla tariffa puntuale. Il principio di chi inquina paga resta comunque applicato solo in minima parte. Basti pensare che solo 200 comuni su 8mila hanno scelto in Italia il porta a porta".

Filippo Bernocchi, delegato Anci all'Energia e ai Rifiuti. "La gestione dei rifiuti non è un servizio indivisibile, quindi è sbagliato a priori classificarlo come tale. Bisognerebbe scegliere una tariffa puntuale: è l'unico modo per rispettare il principio europeo del "chi inquina paga" e responsabilizzare i cittadini. Non è un caso se gli altri Paesi cercano di gestire il problema di rifiuti in maniera intelligente facendo pagare per quanto di produce effettivamente".

Roberta Ragni

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