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ogm futuragraOgm in Friuli Venezia Giulia. Nella Regione a statuto speciale è in atto ormai da tempo un tentativo di introduzione delle colture deneticamente modificate. Oltre alle semine già note del mese di Giugno, il mais Mon 810 è stato seminato anche nel mese di Aprile, sempre a Vivaro. Per il fronte dei no OGM questo comporta forti rischi di contaminazione per le produzioni agricole del territorio, come ribadito ieri a Pordenone, dove si è riunita d'urgenza la Task Force italiana contro gli Ogm.


Enti, associazioni e sindacati hanno chiesto alla Presidente della Regione, Debora Serracchiani, che, nel dare le indicazioni precauzionali sulla fase di raccolta, aveva espresso l'impossibilità giuridica ad agire sugli appezzamenti già seminati, confermando che "la messa in coltura di varietà di mais iscritto nel catalogo comune europeo è da considerarsi libera", di valutare ulteriormente le possibilità di azione legale. Anche perché il decreto interministeriale del 12 luglio, seppur forse tardivo, ha di fatto vietato per 18 mesi la coltivazione di mais MON810.

Mentre Silvano Dalla Libera, che aveva seminato mais OGM nel suo campo di Vivaro, in provincia di Pordenone, fa appello al diritto vigente e alle pronunce delle corti di giustizia che si sono susseguite negli ultimi anni, la Regione riconosce che la normativa "consente l'impiego di prodotti geneticamente modificati" e che "la messa in coltura di varietà di mais OGM autorizzate e iscritte al catalogo comune non può essere assoggettata ad una procedura nazionale di autorizzazione". Ma, appellandosi alle "mani legate", ribadisce comunque il proprio "no" alla semina ogm e cerca suggerimenti con fondamenti giuridici, che possano integrare l'ordinanza già emessa. Cosa può, e dovrebbe, fare per bloccare gli Ogm?

Stefano Masini della Coldiretti nazionale e coordinatore della Task force. "La pubblicazione del decreto interministeriale stabilisce, tenuto conto delle procedure europee, il divieto di messa a coltura nel territorio nazionale di Ogm. La legge va applicata, a partire dalla sua pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, cioè dall'11 luglio 2013, anche in Friuli Venezia Giulia. Invece sul piano tecnico giuridico la Regione ha operato, senza logica e ragionevolezza, con un'ordinanza che, alla luce del quadro normativo e giurisprudenziale, considera la coltivazione ogm libera, senza citare il decreto ministeriale e costituendo un pericoloso vulnus. Ricordando che anche la raccolta è parte della coltivazione, la domanda è: ' si può emettere un'ordinanza che fa finta che il provvedimento non esista?'. È grave che la Presidente Serracchiani, per mezzo di Agenzia Stampa, abbia dichiarato che il decreto interministeriale sia inadeguato in quanto non prevede nessuna norma sanzionatoria. Il decreto stabilisce un precetto e la sua violazione comporta una sanzione generale. Inoltre, secondo quanto riferito dal Corpo Forestale, ci sono già contaminazioni e questo comporta l'applicazione della normativa a tutela del danno ambientale. L'invito, allora, non può che essere di uscire dalla tensione tecnico giuridico e dalle polemiche, perché il patrimonio agroalimentare friuliano è a rischio. Rimuoviamo questa contaminazione, questo principio di metastasi, trovando una soluzione nelle prossime ore e facendo prevalere la reciproca collaborazione".

Rossella Muroni, direttore generale di Legambiente. "Non c'è alcuno spazio possibile per i prodotti Ogm nel sistema di qualità dell'agricoltura italiana e non c'è posto per alcun ingrediente biotech sulla tavola dei consumatori, che insieme alle rappresentanze degli agricoltori hanno espresso una posizione negativa sulla questione. Per questo motivo è fondamentale che le istituzioni facciano la propria parte schierandosi contro l'illegalità. Risulta quanto mai assurdo che il Friuli Venezia Giulia voglia definirsi regione Ogm-free senza però mettere in campo quegli interventi che sono necessari per scongiurare i rischi di contaminazione delle produzioni locali. Governo e Parlamento facciano applicare il principio di precauzione e la clausola di salvaguardia, strumenti fondamentali per mettere al bando gli Ogm e tracciare la strada verso un modello agricolo che sia basato sulla qualità delle produzioni locali e soprattutto sulla varietà e l'utilizzo di sementi autoctone".

Vincenzo Vizioli, Presidente Aiab. "AIAB, pur condividendo la necessità di agire velocemente con normative regionali e nazionali, a tutela della salute del territorio e dei consumatori ha proposto azioni dimostrative concrete e il presidio dei campi per fermare la trebbiatura, fino a che non intervengano atti concreti da parte delle amministrazioni. È inaudito che una violazione di un decreto interministeriale non venga fermata e che, oltre la contaminazione, si permetta un ulteriore danno, ovvero quello di affermare che grazie alle lobby e ai potentati le leggi si aggirano".

Alfonso Pecoraro Scanio, Presidente della Fondazione UniVerde ed ex Ministro dell'Agricoltura. "In Italia la coltivazione OGM è vietata da oltre un decennio e l'ultimo decreto dell'attuale governo, seppure non abbastanza coraggioso, ribadisce il divieto. L'ordinanza del dirigente della regione Friuli Venezia Giulia è quindi palesemente fuorilegge e spero che la Presidente provveda subito a revocarla. Credo che queste coltivazioni OGM vadano eliminate al più presto, ma nel frattempo la Regione dovrebbe provvedere almeno ad un sequestro cautelare chiedendo al corpo forestale di intervenire".

Sergio Bolzonello, vicepresidente del FVG ed assessore alle Attività produttive, difende l'operato della Regione. "Ancora una volta voglio confermare qual è la posizione ufficiale della Giunta regionale sulle coltivazioni OGM: la Regione Friuli Venezia Giulia è fermamente contraria alla messa in coltura di qualsiasi forma di mais OGM. Come infatti dichiarato, anche recentemente, dalla presidente della Regione Debora Serracchiani, l'Amministrazione del Friuli Venezia Giulia ha chiaramente espresso la volontà politica di impedire la coltivazione di mais OGM. È comunque chiaro che la vigente normativa europea in materia, limita la Regione nella sua azione giuridica. Con la legge regionale 5 del 2011, le sue successive modifiche, gli atti amministrativi e regolamentari adottati anche i questi mesi, la Regione sta dimostrando questa sua volontà. Sostenere che l'ordinanza del CFR-Corpo Forestale Regionale, emessa per evitare che nella fase di raccolta una presenza involontaria di OGM, vada a contaminare le colture convenzionali e biologiche circostanti, è cosa scorretta e maldestra. Richiamo per l'ennesima volta che la Regione intende perseguire la strada della tutela del nostro territorio e della salvaguardia delle vocazioni naturali del suo comparto agricolo, costruito sulle eccellenze, la tradizione, il pregio produttivo".

Silvano Dalla Libera, vicepresidente di Futuragra, ovviamente ha un'altra opinione. "Rispettiamo le posizioni politiche espresse dalla Regione, tuttavia esse vanno distinte dalla realtà della normativa che consente le semine biotech, non solo in Friuli ma in tutta Italia. Diamo atto alla Regione Friuli di avere agito nel rispetto della legge e delle prerogative del diritto europeo, senza nascondersi, come in questi anni è stato fatto da tante parti, dietro a provvedimenti privi di qualsiasi fondamento giuridico che hanno minato la credibilità del nostro Paese nelle sedi europee e provocato danni incalcolabili all'agricoltura italiana. Futuragra ha sempre offerto la massima disponibilità a dialogare in tutte le sedi con le istituzioni e lo ha ribadito nella lettera inviata in questi giorni alla Regione. Chiediamo di essere parte attiva nel tavolo che dovrà definire le linee di coesistenza regionali. Siamo gli unici ad aver raccolto dati scientifici sulla semina di mais biotech sotto la supervisione di eminenti studiosi, crediamo che queste informazioni debbano essere adeguatamente valutate insieme a tutte le parti in causa. Invitiamo il Presidente Serracchiani e l'Assessore Bolzonello a prendere parte alla conferenza in programma il prossimo 11 ottobre a Vivaro nella quale saranno presentati i risultati della ricerca".

Roberta Ragni

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