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finanziare minieolicoIl minieolico sta vivendo una fase di sensibile crescita, trainata dall'interesse di privati, piccoli investitori ed aziende agricole, attratti dal buon ritorno dell'investimento. Spesso, tuttavia, le banche hanno mostrato una certa difficoltà a finanziare gli investimenti nell'eolico di piccola taglia a causa di una scarsa conoscenza delle tecnologie, dei costruttori, dei metodi di analisi della risorsa eolica, dei sistemi di certificazioni delle macchine.


Per approfondire il tema della finanziabilità e dell'accesso al credito di questo promettente settore, CPEM ha organizzato un convegno nell'ambito di KlimaEnergy 2013, presentando l'esperienza diretta di costruttori di turbine, istituti di credito, advisor tecnici e legali ed altri protagonisti dell'eolico di piccola taglia. Lo scopo era quello di individuare alcune regole di base che facilitino la bancabilità dei buoni progetti. Quali sono? Come migliorare l'accesso al credito?

Carlo Buonfrate, presidente del Consorzio dei produttori di energia da mini eolico, CPEM. "Dal dibattito è sicuramente emersa la posizione molto cauta da parte del sistema bancario nei confronti di un settore complicato come quello del minieolico. La risorsa è da certificare, quindi è necessario fare una campagna anemometrica o con sistemi indiretti certificati. Bisogna guardare alle caratteristiche dell'impianto, alla certificazione delle macchine, all'affidabilità dei sistemi, alla garanzia del funzionamento e alla manutenzione. Sono queste le regole minime che vanno rispettate, anche per garantire gli investitori. Oggi le banche sono realiste: c'è poca disponibilità economica e si preferisce puntare su tecnologie più facili, come il fotovoltaico. Proprio per questo il nostro consorzio vuole avere un ruolo facilitatorio rispetto all'accesso al credito e ha intrapreso una collaborazione con consorzi di garanzia dei fidi, che possono coprire il 50% del finanziamento nei primi anni di messa in funzione dell'impianto. Vogliamo che chi investe nel minieolico non cada preda della speculazione, per questo puntiamo su un pacchetto di regole base e sul fare cultura del minieolico".

Pietro Lecce, presidente della Jonica Impianti. "La cosa migliore da fare è quella di scegliere l'azionariato diffuso per siti contigui, mettendo insieme tutti gli agricoltori di una certa macroarea. In questo modo è possibile promuovere l'autoproduzione con investimenti adatti. Si tratta di una sorta di eolico cooperativo, con tantissimi azionisti all'interno dell'azienda. Proprio gli imprenditori agricoli sono gli interlocutori perfetti per il minieolico, grazie all'integrazione con l'ambiente e al guadagno extra che consente".

Robert Niederkofler, CEO di Ropatec. "La banca che finanzia il minieolico fa delle valutazioni tecniche e verifica affidabilità del prodotto e del produttore e ventosità attraverso le analisi anemometriche. Se ci sono questi 2 paremetri abbiamo già l'80 per cento del progetto. A questo punto, si va sul sicuro se il dato misurato a 25-30 metri fosse di almeno 5 metri al secondo di vento. Il CPEM sta portando avanti azioni politiche con vari interlocutori, comprese le regioni, per far sì che possa essere agevolato l'iter autorizzativo, ulteriore tallone d'Achille per lo sviluppo del settore, oltre al problema importante della bancabilità".

Grazia Ramponi, responsabile marketing Tozzi Nord. "Le Banche devono avere il coraggio di individuare e selezionare i pochissimi produttori che garantiscano il cliente in termini di bontà dell'investimento perché produttori di macchine realmente performanti. Il produttore deve essere in grado di dimostrare di avere uno storico in termini di installato, una solidità finanziaria, un know how di settore (in particolare anemologico) e aerogeneratori certificati. Come migliorare l'accesso al credito? Le Banche dovrebbero velocizzare la propria conoscenza del mercato minieolico che ha logiche, tempistiche e importi di investimenti completamente differenti da quelli del maxi eolico. La velocità di comprensione del settore è fondamentale per evitare di ostacolare, ad esempio, il rilancio del comparto agricolo in difficoltà e la crescita di un comparto manifatturiero importante che vanta tra le eccellenze produttori italiani".

Roberta Ragni

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