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storageL'incertezza normativa pesa fortemente sui sistemi di accumulo per fotovoltaico, soprattutto dopo il divieto dello scorso 20 settembre del GSE per gli impianti a rinnovabili incentivati, che non potranno dotarsi di sistemi di storage.


La nota pubblicata dal GSE sugli interventi di modifica della configurazione impiantistica mediante installazione di sistemi di accumulo ha evidenziato, come ha ricordato l'Anie, l'urgenza del completamento del processo di normazione tecnica e regolazione delle modalità di connessione alla rete dei sistemi di accumulo per l'ottimizzazione dell'energia autoprodotta dagli impianti a fonte rinnovabile.

La speranza, ovviamente, è che il provvedimento arrivi al più presto, in modo da dare una spinta allo sviluppo di una delle nuove tecnologie che più permetterà l'integrazione del fotovoltaico all'interno della rete di distribuzione elettrica. Ma gli interessi in gioco sono davvero alti. Chi ci guadagna e chi ci perde?

Averaldo Farri, consigliere delegato Power One. "È chiaro che i sistemi di accumulo fanno paura. Spaventano, e anche tanto, perché mettono il sistema elettrico davanti a un cambiamento energetico e a una rimodernazione importante, che manda in crisi i produttori fossili. Chi produce energia elettrica da fonti non rinnovabili avrebbe, infatti, una pesante incrinatura del fatturato con lo storage. Posso quindi comprendere le resistenze nei loro confronti dal punto di vista strettamente industriale, e persino da quello umano, ma non da quello legislativo. Limitare per legge lo sviluppo di questa tecnologia rivoluzionaria, facendo gli interessi dei soliti noti, è assurdo. Facciamo in modo, almeno, che sui sistemi di accumulo il mercato faccia il suo corso, senza limitarli a livello legislativo. Purtroppo, però, credo che si farà la stessa fine di Seu e Riu, per i quali siamo ancora in attesa di una regolamentazione da parte dell'AEEG".

Valerio Natalizia, amministratore delegato SMA Italia. "Non solo le aziende produttrici, ma anche le associazioni di categoria, come ANIE, sono attive, tramite gruppi di lavoro dedicati, per dare una spinta a questo processo. Ciò che servirebbe è un'incentivazione simile a quella in vigore da alcuni mesi in Germania per i nuovi impianti residenziali con sistemi di accumulo. Si tratta di una tipologia d'incentivazione che fa da traino anche al fotovoltaico tradizionale in un Paese dove si installa ancora molto, ma non certo ai livelli degli anni scorsi. In Germania questo incentivo è finanziato con 25 milioni di euro per la fase iniziale e, nonostante servirebbero delle risorse ben maggiori, si tratta comunque di un buon inizio. L'Italia può quindi guardare a questo esempio e trarre degli spunti interessanti. Come SMA, crediamo che nel prossimo futuro lo storage possa dare un nuovo slancio al mercato fotovoltaico e abbiamo quindi sviluppato soluzioni altamente innovative per questo tipo di applicazioni".

Simone Quaratino, direttore commerciale Solon. "L'energy storage e il conseguente aumento dell'autoconsumo è alla base del cambio di approccio al solare. Dallo scorso 20 settembre però il GSE ha emesso una dichiarazione, in attesa che sia pronto il quadro normativo specifico, che sembrerebbe di fatto impedire l'installazione di sistemi di accumulo laddove ci sia un impianto FV incentivato. La nota dal GSE prende in considerazione solo sistemi di accumulo attivi in parallelo alla rete, questi effettivamente possono modificare gli scambi di energia sul punto di connessione e a valle del contatore di produzione. Ritengo invece che un proprietario di impianto FV incentivato, possa accumulare energia all'interno della sua rete per suo utilizzo passivo, senza modifica alcuna a valle del contatore di produzione, altrimenti, banalizzo, sarebbe quindi vietato ai possessori di un impianto FV incentivato caricare gli accumulatori di un'auto elettrica o uno scooter elettrico?"

Nicola Cosciani, Presidente Gruppo Sistemi di Accumulo ANIE Energia. "È evidente che c'è un forte interesse da parte degli operatori di mercato ad installare i sistemi di accumulo nell'ambito degli impianti FER per migliorare l'autoconsumo e, quindi, ridurre i costi dell'energia elettrica. Auspichiamo una rapida e positiva conclusione del processo di istruttoria tecnica volta ad accogliere nelle vigenti norme CEI 0-16 e 0-21 le disposizioni idonee ad abilitare l'integrazione dei sistemi di accumulo elettrochimico negli schemi di impianto ammissibili per la connessione delle fonti rinnovabili, incentivate e non, alla rete elettrica. Sarà poi necessario un rapido intervento regolatorio dell'AEEG a valle dell'emanazione delle varianti di norme CEI 0-16 e CEI 0-21".

Roberta Ragni

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