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Via libera alla riforma della Politica Agricola Comune (PAC) 2014-2020. Dopo che i ministri dell'Agricoltura hanno raggiunto in Consiglio un'intesa sulle questioni rimaste ancora in sospeso legate al quadro finanziario pluriennale (QFP), tra cui alcuni elementi che riguardano i pagamenti diretti e lo sviluppo rurale, il trilogo, il confronto tra Parlamento, Consiglio e Commissione, ha approvato il nuovo testo.


I DETTAGLI DELL'ACCORDO - Per quanto riguarda gli elementi in sospeso per i pagamenti diretti è stata confermata la base dell'accordo del Consiglio tra i ministri del 25 giugno a Lussemburgo. Su degressività e capping il Consiglio ha sottolineato di aver fatto un grande sforzo nella direzione del Parlamento accettando una riduzione dei pagamenti diretti almeno del 5%, a partire da 150.000 euro.

Tale percentuale di riduzione dovrà essere applicata sull'importo del pagamento di base, previa deduzione dei costi del lavoro. Gli Stati membri che decidono di applicare il pagamento redistributivo ad un livello minimo del 5% del massimale nazionale, possono decidere di non applicare la regressività. Per quanto riguarda la flessibilità tra i pilastri è confermato l'accordo per il trasferimento dal primo al secondo pilastro per rendere disponibile fino al 15% dei massimali nazionali per le misure dello sviluppo rurale.

Sui tassi di cofinanziamento per lo sviluppo rurale, il Consiglio si è detto disposto ad accettare la richiesta del Parlamento di aumentare (su base volontaria) il tasso di cofinanziamento dal 75% sino all'85% per le regioni meno sviluppate. Mentre il cofinanziamento rimane sino al 53% per le altre regioni e al 75% per le misure relative agli articoli 29, 30 e 31 ( misure ago-ambiente-clima, biologico, siti natura 2000 e direttiva acque). I testi finali dell'accordo saranno portati il 30 settembre al voto finale in commissione agricoltura del Parlamento.

Ma quali sono i limiti di questa Politica Agricola Comune?

Giuseppe Politi, Coordinatore nazionale di Agrinsieme. "In un mondo, ancora affondato nella crisi che chiede più agricoltura, sicurezza alimentare, qualità, una crescita economica più sostenibile e mirata al benessere effettivo delle persone, avremmo voluto una Pac più coraggiosa, orientata al futuro, capace di esaltare il valore economico ed ambientale del settore primario e di perseguire più efficacemente il riequilibrio tra Paesi, territori e settori produttivi. La riforma è, tuttavia, fortemente migliorata rispetto alle prime proposte della Commissione Ue, grazie all'azione del Parlamento europeo e delle Organizzazioni agricole. Ora auspichiamo l'approvazione rapida dei regolamenti, in modo da avere un maggiore quadro di certezze e soprattutto l'avvio di un approfondito confronto in Italia per definire i numerosi aspetti da dirimere a livello di stato membro. Ai tanti aspetti applicativi individuati con gli accordi di giugno (imprenditore attivo, eventuali criteri di regionalizzazione e convergenza, aiuti accoppiati), dopo l'intesa definitiva di Bruxelles, si aggiungono quelli relativi all'applicazione della degressività e del cosiddetto pagamento redistributivo per i primi ettari, che non potrà essere inferiore al 5 per cento del budget complessivo, e la possibilità di trasferimento dei fondi tra i due pilastri. Sono anche questi aspetti importanti vanno attentamente analizzati e definiti di concerto con le organizzazioni di rappresentanza delle imprese".

Franco Verrascina, Presidente Copagri. "Esprimiamo soddisfazione per la chiusura di un accordo sulla riforma della PAC che a questo punto, sciolti gli ultimi nodi rispetto all'intesa di giugno, può dirsi compiuta. Soddisfazione perché un fallimento sarebbe stato devastante per gli agricoltori che non avrebbero avuto certezze rispetto al quadro di riferimento normativo ed alle risorse disponibili. L'accordo migliora chiaramente la prima proposta di riforma, non possiamo tuttavia affermare di trovarci difronte alla PAC alla quale aspiravamo. Per quel che concerne i contenuti dell'accordo finale mi pare che, sulla falsariga dell'impianto generale, il percorso negoziale abbia condotto verso una PAC più equa. Ora abbiamo la cornice europea dentro la quale la nostra agricoltura potrà muoversi dal I gennaio 2015 al 2020, le novità non mancano, tutt'altro, e allora è necessario procedere speditamente con la concertazione, le valutazioni del caso e le opportune decisioni sull'applicazione della riforma sul territorio italiano, così da dare per tempo agli agricoltori le giuste coordinate per interpretarla al meglio e valorizzare il potenziale del settore".

Sergio Marini, Presidente Coldiretti. "È un risultato che migliora nettamente la proposta iniziale con una riforma che va verso la sussidiarietà, ovvero la possibilità degli Stati membri di applicare misure secondo i propri modelli di sviluppo agricolo. Finalmente una opportunità straordinaria per premiare chi vive di agricoltura, il lavoro, la qualità, i giovani e il vero Made in Italy. Oltre ai sensibili miglioramenti che sono stati ottenuti nel precedente accordo del 26 giugno, quali il sostegno per la promozione e lo sviluppo di filiere corte, l'inverdimento a tutela dei vigneti, frutteti ed uliveti italiani, sulla convergenza e per i giovani agricoltori, un ulteriore risultato positivo è stato raggiunto anche per la decisione di applicare per la prima volta su base obbligatoria un tetto agli aiuti (Capping) per combattere le rendite fondiarie. Certamente rimane un taglio importante ai finanziamenti destinati all'agricoltura, ma l'applicazione nazionale demandata al Ministro delle Politiche Agricole Nunzia De Girolamo potrà compensare il disagio nell'orientare le risorse verso i veri agricoltori".

Paolo Carnemolla, Presidente di Federbio. "A livello europeo le attività sulla Pac procedono. FederBio, come già ribadito nei mesi precedenti, si riconosce nelle posizioni del tavolo di lavoro sulla Pac creato con le principali associazioni ambientaliste italiane. Proprio su queste posizioni siamo in attesa di un cenno di riscontro da parte del Ministro De Girolamo, alla quale abbiamo chiesto l'opportunità di un incontro per discutere di alcuni punti salienti. La Federazione si augura quindi di riforma della Pac e biologico se ne parli anche a livello nazionale, con l'apertura di un dialogo fra Ministero, Regioni e le realtà che rappresentano questo settore in Italia".

Roberta Ragni

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