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dow jonesIn un'epoca in cui la consapevolezza ambientale e i cambiamenti climatici stanno diventando priorità centrali, è incoraggiante sapere che sempre più aziende si impegnano concretamente in azioni di sostenibilità. Purtroppo, però, la metodologia alla base degli indici che per misurano la sostenibilità aziendale non sempre consente di centrare gli obiettivi.


Il caso più emblematico è quello del Dow Jones Sustainability Index (DJSI), il primo punto di riferimento globale per la sostenibilità ed uno dei più prestigiosi indici mondiali, che ha da poco premiato aziende come Terna, Finmeccanica, Fiat, Enel e Pirelli. E scorrendo la classifica appare evidente come la percezione della sostenibilità dei premiati da parte dei consumatori sia spesso diametralmente opposta. Perché?

Lanciato nel 1999, l'Indice include i titoli di società che si distinguono per risultati eccellenti sotto il profilo economico, sociale e ambientale, evidenziando le aziende leader nella sostenibilità di ciascun settore. Comprende complessivamente 333 titoli, selezionati in funzione di criteri economici, sociali e ambientali, tra i 2.500 titoli internazionali a maggiore capitalizzazione.

Le aziende sono invitate a rispondere a un questionario di indagine organizzato per dimensione di sostenibilità (sociale, economica e ambientale), in cui ad ogni domanda è riservato un peso nell'indice e prevede un punteggio prestabilito a seconda della risposta. Il punteggio finale è quindi ricavato in base alle informazioni in possesso delle aziende, la cui significatività viene aggregata in base al sistema di proposto dall'indice e non in base all'entità dell'effettivo contributo sociale, economico o ambientale fornito dalle attività aziendali.

djsi

L'azienda risponde nel modo più onesto possibile, ma il sistema di ponderazione "schiaccia" le performance correlate ad effetti particolarmente negativi o positivi con le performance associate ad effetti meno rilevanti. Si può parlare allora di "vera" sostenibilità? L'argomento è senz'altro delicato, ma tra le reticenze di chi è dentro l'indice e il riserbo di chi è fuori, ecco cosa ci hanno risposto gli esperti di sostenibilità aziendale.

Donatello Aspromonte, partner di ECBA Project srl. "L'indice, in linea generale, valuta l'impegno di un'azienda per una buona gestione organizzativa orientata alla sostenibilità: ma valutare se l'azienda è dotata di strumenti di miglioramento della gestione in ottica sostenibile, pur fornendo un'informazione utile, non permette di "vedere" il livello di partenza, né il risultato finale: è per questo che, sempre più spesso, gli stakeholder rimangono diffidenti. Eppure oggi le metodologie di analisi costi-benefici, attraverso l'adozione di un approccio economico-monetario per la misurazione delle principali dimensioni della sostenibilità, rendono possibile il calcolo integrato delle esternalità economiche, sociali ed ambientali, positive e negative, delle attività di un'impresa. A tal riguardo, la nostra società ha predisposto e lanciato un servizio di valutazione della performance di sostenibilità d'impresa che, oltre ai benefici economico-sociali, permette di quantificare l'esposizione aziendale alle esternalità ambientali e di verificare il posizionamento di una specifica attività economica rispetto al benchmark di settore".

Alessandro Beda, Consigliere d'Indirizzo Fondazione Sodalitas. "Il Dow Jones Sustainability Index, come gli altri indici finanziari di riferimento, è stato ed è uno dei fattori positivi che spingono le imprese di grosse dimensioni a migliorare costantemente le proprie performance di sostenibilità per rispondere ad una aspettativa degli investitori istituzionali, che possono così ricevere un'informazione adeguata rispetto alla Sostenibilità delle aziende quotate. Naturalmente, la comunicazione sulla performance di Sostenibilità deve essere tarata sui diversi stakeholder a cui l'impresa rende conto. In questo senso oggi la sfida per le imprese è trovare modalità sempre più efficaci per comunicare in modo veritiero e trasparente la Sostenibilità ai cittadini e ai consumatori finali, attraverso canali dedicati e sensibili alle loro specifiche esigenze e valutazioni".

Roberta Ragni

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