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accordo fotovoltaicoL'introduzione dei dazi antidumping provvisori sui prodotti fotovoltaici cinesi continua a far discutere, anche perché 18 dei 27 Stati membri avevano espresso parere negativo sulla proposta che, per qualcuno, non ha tenuto conto delle opinioni di chi opera quotidianamente nel settore. Su quali saranno gli impatti della misura sul fotovoltaico si è detto di tutto e di più. Saranno devastanti? È a rischio la sopravvivenza stessa dell'industria solare europea, ed italiana in particolare?

Difficile prevederlo. Se, da un lato, si ipotizzano importanti impatti sui costi dei pannelli, tanto gravi da minacciare la grid parity, dall'altro, c'è chi vede nelle misure antidumping il giusto mezzo per ristabilire le "giuste" condizioni di mercato. Quali saranno, quindi, le conseguenze per le aziende italiane?

Emilio Cremona, Presidente ANIE/GIFI. "Da un punto di vista ideologico i dazi potrebbero essere condivisibili per garantire una sorta di equilibrio commerciale e quindi rispetto delle regole internazionali del commercio stesso. Tuttavia ritengo che siano del tutto inaccettabili le tempistiche e le modalità con le quali i dazi sono stati imposti. Il rischio è che l'intenzione di proteggere la produzione europea metta in difficoltà molti imprenditori nazionali del fotovoltaico e il risultato potrà generare alla molteplicità delle aziende danni che risultano ben superiori ai benefici acquisiti da una parte minoritaria di esse".

Paolo Mutti, Amministratore Delegato di Solsonica. "L'argine della legalità ha tenuto, nonostante lo strapotere dei cinesi nel minacciare ritorsioni di dubbia legittimità. È triste constatare come l'Unione Europea si mostri ancora una volta un concetto astratto, dove ogni paese pensa a tutelare i propri interessi piuttosto che a difendere l'industria europea nel suo insieme. Questo stride, ad esempio, con l'atteggiamento adottato negli USA, dove tutti gli Stati membri sono stati concordi nell'introdurre dazi ben più pesanti verso i moduli cinesi; fra l'altro con la conseguenza che il mercato FV statunitense ha iniziato a crescere anziché diminuire. Ora staremo a vedere le conseguenze in Europa; la possibilità che le pratiche illecite continuino, facendo grandi scorte di magazzino approfittando dei dazi inizialmente bassi, è uno scenario probabile. Speriamo che i governi europei riflettano seriamente sull'impatto economico e sociale delle loro decisioni".

Giuseppe Sofia Amministratore Delegato Conergy. "È prematuro prendere una posizione ora perché lo scenario è ancora indefinito, ma in ogni caso fra due mesi sapremo con certezza come evolverà la situazione. Gli annunci più recenti valgono esclusivamente per il regime in corso che si concluderà a fine luglio. Da questo momento fino a fine luglio la situazione favorisce ancora parzialmente il made in Europe, ma è impossibile fare dei pronostici in merito a quanto accadrà dal 6 agosto in poi senza conoscere le nuove condizioni in materia antidumping".

Paolo Rocco Viscontini, Presidente e AD di Enerpoint. "Basta pensare al fatto che l'industria solare europea si basa in larga parte su componenti importati, per capire come una simile decisione ponga un ostacolo insormontabile allo sviluppo, meglio, alla sopravvivenza stessa dell'industria solare europea ed italiana in particolare. Studi tecnici e società d'impiantistica utilizzano i moduli, soprattutto di origine cinese, per la realizzazione di impianti fotovoltaici, ma circa il 70% del valore aggiunto è generato nel territorio europeo. La crisi non permetterà di investire nella produzione di celle in Europa, in modo da consentire di sopperire all'aumento dei prezzi dei prodotti importati. L'aumento dei prezzi impedirà dunque di ottenere costi degli impianti tali da potere lavorare senza incentivi. Rimane solo da convincere l'Unione Europea a non confermare in via definitiva a dicembre, anche se i danni che le misure provvisorie causeranno saranno tali da non potere essere semplicemente cancellati da un passo indietro".

Roberta Ragni

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