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soiaLa storia si ripete. Ancora una volta la Guardia di Finanza, questa volta di Pesaro, sempre nell'ambito dell'operazione Green War, ha sequestrato falsi prodotti biologici contaminati da pesticidi, consistenti in circa 800 tonnellate di semi di soia e 350 tonnellate di panello e olio di colza, destinati sia ai mangimifici che all'alimentazione umana e importati dall'India e dalla Turchia.


I prodotti contaminati sono stati individuati all'interno di aziende di agricoltura biologica situate a Brescia, Cremona e Pesaro. Il sequestro è parte dell'operazione di controllo "Green War", che ha al momento ha portato a 30 indagati e al sequestro di 1500 tonnellate di mais ucraino e 76 tonnellate di soia indiana in totale. Il caso di Pesaro, con questa nuova frode nel biologico, getta una nuova ombra sulle aziende del settore, vittime proprio come i consumatori delle persone e delle organizzazioni coinvolte, e dei loro prodotti.

"Come si fa a fidarsi?". È questa la domanda che circola in rete tra i consumatori del bio, che si chiedono se, a questo punto, sia forse meglio comprare prodotti normali che quelli biologici cari e truffati. Chiaramente le motivazioni per cui continuare a comprare biologico sono ancora molte, ma sarà compito del settore, ora, riacquisire la loro fiducia. Ma in che modo? Lo abbiamo chiesto ai più grandi esperti di biologico italiani.

Paolo Carnemolla, Presidente di FederBio. "Come Federazione diamo atto alla Magistratura, alla Guardia di Finanza e all'Ispettorato Centrale Repressione Frodi di essere intervenuti a tutela del settore biologico nazionale – nel caso Green War. Ricordo inoltre, nello specifico caso della soia proveniente dall'India, dell'importanza dell'intervento svolto da un organismo di certificazione autorizzato dal MiPAAF per le produzioni biologiche che ha consentito alle Autorità di polizia giudiziaria di intervenire in maniera mirata ed efficace su partite di prodotti biologici contaminate da residui di sostanze non ammesse. Il bio è un settore molto controllato e l'evidenza di frodi non è che il risultato di questo assiduo lavoro per tutelare i consumatori. La Federazione offre sempre la sua piena disposizione per collaborare alle indagini e per isolare i delinquenti a tutela del comparto composto da migliaia di aziende oneste e a tutela dei consumatori. FederBio è l'unica parte civile ammessa nel processo in corso a Verona per la frode Gatto con gli Stivali e sta collaborando attivamente con le Autorità per denunciare comportamenti scorretti da parte di chi, anche all'estero, tenta di aggirare il sistema di certificazione del biologico. Inoltre a febbraio 2013 la Federazione Italiana Agricoltura Biologica e Biodinamica ha firmato l'accordo per la prima piattaforma informatica internazionale per la tracciabilità dei prodotti biologici, la cui operatività è prevista già dal prossimo mese di luglio 2013, che censirà a livello italiano tutte le informazioni sulla certificazione e sulle produzioni anche delle aziende straniere che dovessero diventare fornitrici delle nostre imprese. La piattaforma si collegherà alla banca dati Data Bio dei certificati di tutti gli operatori del settore che FederBio sta sviluppando in collaborazione con ACCREDIA, l'ente unico nazionale di accreditamento degli organismi di certificazione, e con il sistema informatico nazionale per il biologico che ha realizzato il ministero delle Politiche agricole, ma si estenderà anche all'estero".

Fabrizio Piva, Amministratore Delegato CCPB. "L'impostazione di un sistema di rintracciabilità informatica univoco e valido per tutti gli operatori e organismi italiani, come "Flow web" di Federbio, sarà un grande passo in avanti per il biologico stesso e per i consumatori, dal momento che consentirà di tracciare tutte le transazioni. Ogni passaggio della filiera, infatti, sarà online, trasparente e supportato da dati certi forniti dagli organismi di certificazione. Questo renderà di fatto impossibile la "moltiplicazione" delle materie prime biologiche e il consumatore potrà affidarsi a un sistema di controllo impegnato nell'esclusione delle "mele marce"".

Tiziano Orlandi, responsabile settore biologico Progeo. "La fiducia dei consumatori si riacquista a partire da una riduzione delle filiere della soia. Parlo di riduzione, perché il nostro paese è deficitario nella produzione di questo prodotto. Per questo dovrebbe ridurre il suo impiego e iniziare a combattere la dipendenza dalla soia estera, ad esempio considerando anche altre proteine vegetali, come pisello, favino, favetta, girasole o colza. Parallelamente, è importante continuare a lavorare sulla tracciabilità delle materie prime, che ci consente di risalire all'origine del prodotto. Il sistema del biologico italiano ha acquisito la prima piattaforma informatica internazionale per la tracciabilità dei prodotti biologici, in cui dovranno rientrare tutti i fornitori delle aziende italiane, consentendo di registrare ogni paesaggio in tempo reale. Per quanto riguarda l'estero, invece, bisognerebbe iniziare a scegliere la filiera corta anche qui.

Alessandro Triantafyllidis, presidente di Aiab. "Purtroppo manca ancora, a livello europeo e nazionale, quella sicurezza alle frontiere che garantisca al 100% la certificazione dei prodotti, né è presente un sistema sanzionatorio così severo da scoraggiare questo tipo di frodi. Ma la causa di portata maggiore va attribuita alla carenza italiana di colture proteaginose, come la soia, il pisello proteico o il favino, che spinge il nostro Paese, cronicamente deficitario, ad importare dall'estero. In questo senso, un piano di strutturazione per la produzione di proteine vegetali bio, come abbiamo proposto già da anni, sarebbe la soluzione migliore per l'agricoltura italiana, in termini sia agronomici che economici".

Roberta Ragni

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