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vino bottigliaLa voce dell'Ue si è fatta sentire e la Cina risponde. Poco dopo la decisione della Commissione Ue di imporre dazi provvisori sui pannelli solari cinesi, che partiranno dall'11,8% sino al 6 agosto e poi, da quella data, aumenteranno al 47,6%, il gigante asiatico lancia un'indagine antidumping sul vino europeo esportato in Cina.

Tutto nascerebbe dalla richiesta dei produttori di vino cinesi che, attraverso la Chinese Alcoholic Drinks Association, sostengono che i vini europei sono stati venduti in Cina a prezzi molto bassi e tramite sussidi continentali. Ma sono in molti a considerare l'indagine antidumping sul vino Ue una sorta di ritorsione, più o meno già annunciata più di due mesi fa da Chong Quan, vice rappresentante per i negoziati del commercio internazionale del Ministero del Commercio. La spada di Damocle dei dazi rischia ora di abbattersi sull'aumento record del 42% nel primo bimestre delle esportazioni di vino italiano in Cina, dove il vino europeo ha rappresentato il 58,7% del totale delle importazioni nei primi due mesi del 2013.

Secondo la Coldiretti, se il dumping venisse riconosciuto, l'industria vitivinicola italiana, così come quella europea, riceverà un duro colpo, soprattutto alla luce del calo dei consumi nazionali. Su questo versante, infatti, la situazione peggiorerà dal primo luglio, quando, se non interverranno modifiche, l'Imposta di valore aggiunto passerà dal 21 al 22% su alcuni prodotti tra cui, appunto, il "nettare di bacco". A salvare il bilancio del settore saranno, allora, proprio le esportazioni, messe a rischio in Cina da eventuali dazi. Quali saranno ora le conseguenze per le eccellenze italiane?

Giuseppe Politi, presidente Cia. "La guerra di dazi rischia di colpire pesantemente il vino italiano che nel 2012 ha superato un fatturato di 4 miliardi di euro. La decisione della Cina di aprire un'indagine anti dumping nei confronti del vino importato dall'Unione europea può significare un pericoloso freno alle nostre esportazioni verso nel paese asiatico, sul cui mercato l'incidenza delle bottiglie "made in Italy" è passata da appena l'1 per cento di fine anni Novanta all'8 per cento attuale, con un volume d'affari in costante crescita che oggi sfiora gli 80 milioni di euro. Si tratta di una decisione che avrà grosse ripercussioni anche in tutta Europa, visto che solo nel 2012 la Cina ha importato circa 4 milioni di ettolitri di vino, due terzi dei quali proprio provenienti dai Paesi comunitari. E, più in generale, in soli sette anni l'import cinese di "rossi" e "bianchi" si è quasi decuplicato, passando dai 500 mila ettolitri del 2006 ai 4 milioni attuali. Adesso è, comunque, opportuno che l'Ue si adoperi al più presto per evitare uno scontro commerciale che può avere riflessi deleteri sulle produzioni non solo agricole. Da qui l'esigenza di aprire un tavolo di confronto tra le due aree al fine di trovare una equilibrata soluzione che permetta di superare gli ostacoli e di intensificare i rapporti economici".

Franco Verrascina, Presidente Copagri. "I grandi successi del vino europeo, in particolare quello di produzione made in Italy che sta spopolando in Cina e contribuisce a compensare la contrazione dei consumi interni, sono messi seriamente a rischio dall'indagine anti dumping voluta dal Governo cinese sul vino importato dall'Europa, che appare un evidente tentativo di ricercare un pretesto per poter poi giustificare l'introduzione di dazi sul prodotto europeo. Il danno per l'Italia sarebbe molto grave, in un momento in cui l'export rappresenta un fattore imprescindibile per l'andamento dell'economia dell'intero sistema agroalimentare made in Italy. Per questo noi di Copagri chiediamo un tempestivo e convinto intervento diplomatico delle istituzioni dell'Unione Europea per risolvere la questione nata come una sorta di ritorsione contro i dazi imposti sui pannelli solari provenienti dalla Cina".

Michele Manelli, amministratore delegato della cantina Salcheto di Montepulciano. "I dazi sui prodotti vitivinicoli europei da tempo penalizzano il vino esportato in Cina, caratterizzato da due filoni paralleli ma strettamente correlati. Molti dei vini europei vengono esportati, infatti, come prodotti dal valore aggiunto e di lusso, con costi proibitivi ad appannaggio delle élite cinesi. Questo ha provocato, per contro, un'esportazione di prodotti a bassissimo prezzo. In questo senso un'indagine sul potenziale dumping, che ritengo davvero improbabile da dimostrare, non è una buona notizia, perché potrebbe arrecare danni a un consumo popolare del vino di qualità in Cina, che attualmente è frenato. Anche sul fronte delle sovvenzioni governative, credo che la Cina abbia poco in mano: il mondo del vino europeo negli ultimi anni ha goduto di aiuti solo sul fronte degli investimenti, come dotazioni promozionali. In conclusione, non resta che auspicare che gli amministratori cinesi capiscano come dazi più vincolanti di quelli attuali freneranno la cultura del vino di qualità nella classe media, mentre una liberalizzazione del mercato farebbe bene a tutti, anche alle aziende cinesi".

Roberta Ragni

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