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Risparmio salvadanaioL'attuale regime di detrazione fiscale per gli interventi di miglioramento dell'efficienza energetica degli edifici è passato dal 55% al 65% con il provvedimento varato venerdì scorso dal Governo. Ma le opere per la sostituzione di impianti di riscaldamento con pompe di calore e la sostituzione di scalda- acqua tradizionali sono rimaste espressamente escluse, nonostante gli appelli delle aziende e delle associazioni di settore.

Assotermica, infatti, aveva chiesto a gran voce di affiancare al conto Energia Termico, almeno nella prima fase di avvio sperimentale, la misura del 55%, diventata oggi del 65%, lasciando all'utente la possibilità di scegliere lo strumento più idoneo, mentre Co.Aer, Associazione Costruttori apparecchiature ed impianti per la climatizzazione e pompe di calore, aveva palesato il rischio di un "effetto esodati", a causa della scarsa remunerabilità, la non operatività e la mancanza di una tariffa elettrica dedicata per le pompe di calore, prevista nello stesso conto energia termico.

E invece il 30 giugno 2013 la detrazione del 55% delle spese per la "sostituzione di impianti di riscaldamento con pompe di calore ad alta efficienza ed impianti geotermici a bassa entalpia, nonché le spese per la sostituzione di scaldacqua tradizionali con scaldacqua a pompa di calore dedicati alla produzione di acqua calda sanitaria" terminerà, anche se per completezza va detto che non si legge nel testo del decreto l'esclusione dalla detrazione del 50%. Quali saranno ora le conseguenze per il settore?

Bruno Bellò, Presidente dell'associazione CoAer. " Si tratta sicuramente di una svista. Le pompe di calore in Germania sono incentivate da tempo e raggiungono livelli di efficienza inimmaginabili solo fino a pochi anni fa. Oggi rischiamo di essere esclusi dal mercato per motivi che non comprendiamo: rappresentiamo solo il 2,5% del totale incentivi erogati nel 2011, facciamo efficienza energetica e usiamo fonti rinnovabili perciò abbiamo le caratteristiche per accedere sia al 65% sia al Conto Energia Termico e come risultato diventiamo una tecnologia efficiente, che per decreto si ritrova ad essere non più competitiva rispetto alle altre tecnologie. Una anomalia di mercato che rischia di creare confusione tra gli utenti e perdita di posti di lavoro negli stabilimenti italiani".

Stefano Gandolfi, Trade Marketing Manager Beretta Italia. "Con l'esclusione delle pompe di calore, il provvedimento dimostra una sostanziale miopia ma denota anche, rimanendo in ambito oculistico, una certa ipermetropia. Il provvedimento non sembra, infatti, vederci bene da lontano e neanche da vicino. Miopia perché la direzione dettata dall'Europa è un'altra. I regolamenti ERP e di Etichettatura Energetica in approvazione in questo periodo, troveranno piena applicazione in tutti gli stati UE, Italia compresa, esattamente due anni dopo l'approvazione da parte del Parlamento Europeo e la loro successiva pubblicazione. Quindi, se tutto andrà come da previsione, già nel 2015, oltre all'etichettatura energetica di prodotti e impianti, verranno richiesti limiti più severi per rendimenti ed emissioni di qualsiasi apparecchio volto a produrre riscaldamento e ACS. Per i rendimenti richiesti, la condensazione e le pompe di calore saranno le tecnologie premiate. Ipermetropia, invece, perché il mercato si sta già oggi spostando verso sistemi che integrano più fonti energetiche. Per garantire massima efficienza, minimi consumi e, cosa non banale, il livello di comfort richiesto dall'utente. Questa è la direzione presa, nello specifico, da Beretta".

Salvatore Comparato, Amministratore Delegato Energes. "Il problema principale è di ordine comunicativo, visto che già di per sé risulta difficile spiegare l'efficacia e l'efficienza delle pompe di calore. La loro esclusione dal 55%, nuovo 65%, delegittima ulteriormente questa fonte rinnovabile riconosciuta tale a tutti gli effetti. Così, mentre tutte le altri rinnovabili sono incentivate, le pompe di calore subiscono un danno anche comunicativo. Siamo dispiaciuti, anche perché l'incentivo, che non deve essere strutturale , dovrebbe servire proprio a stimolare il mercato".

Roberta Ragni

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