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sistri grandeTre arresti, 19 persone ai domiciliari, 4 persone con l'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria e sequestri per 10,2 milioni. Tra tangenti, false fatturazioni e conti all'estero, è questo il tremendo bilancio della lunga inchiesta della Procura di Napoli sull'appalto Sistri, che ha permesso di fare luce sull'affidamento e sulla gestione di un affare stimato in circa 400 milioni di euro per i soli primi cinque anni.

Ecco come si è concretizzato lo strumento nato per contrastare l'illegalità, utilizzando la tecnologia per monitorare il ciclo dei rifiuti speciali, la cui entrata in vigore ha più volte subito rinvii per le necessarie verifiche di funzionamento del sistema. Presentato nel marzo del 2011 dall'allora ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo, dopo anni di incertezze, secondo un decreto del ministro Clini, entrerà in vigore dal 1 ottobre 2013 solo per i produttori di rifiuti pericolosi, per quelli dei rifiuti speciali, invece, dal 3 marzo 2014. Ma, al di là dell'inchiesta, dal punto di vista tecnico e operativo il Sistri fa acqua da tutte le parti. Qual è, a questo punto, il futuro del Sistema di tracciabilità dei rifiuti? ì

Maurizio Quintaiè, dirigente settore trasporto merci presso Conftrasporto."Ci attendiamo per il futuro un sistema efficiente, diverso da come è strutturato fino a ora. Il Sistri è troppo costoso, complesso e ha dato ripetutamente prova di non funzionare. Quelle poche volte che ha funzionato, ha messo solo in difficoltà gli operatori. Noi di Conftrasporto vogliamo ricordare che discrimina le imprese italiane rispetto a quelle straniere. Per questo chiediamo un sistri semplificato e applicabile anche agli operatori stranieri, al di là dell'inchiesta, dei misteriosi appalti e dei sistri movimenti economici poco chiari".

Giovanni Maione, fondatore e CEO SistriForum. "La vicenda Sistri, tralasciando le notizie che arrivano dalle cronache giudiziarie, costituisce un esempio infelicissimo sul piano della comunicazione per l'ostinata indisponibilità del ministero a ricevere le istanze provenienti dal mondo delle imprese. Il timore, che temo sia fondato, è che le misure annunciate possano limitarsi ad un mero restyling del sistema laddove, invece, sarebbero indispensabili interventi radicali e di sostanza: abolizione dell'hardware ridondante, eliminazione reale del cartaceo, integrazione della piattaforma con gli applicativi già in uso, interconnessione reale con le banche dati della PA, sburocratizzazione delle procedure meramente formali e potenziamento delle reali misure di contrasto agli illeciti. Solo un cambio di marcia potrà salvare il Sistri da un sicuro fallimento. Attendiamo alla prova il terzo ministro della serie, ma il 1 ottobre è già vicinissimo".

Vito La Forgia, Ingegnere Ambientale esperto del Sistri. "Quale futuro attende il Sistri dopo l'inchiesta? È difficile da dire. La questione si presta e si è prestata a moltissime interpretazioni. Non era nuovo infatti il sospetto, divenuto ora realtà, che fosse una sorta di macchina mangia soldi a discapito delle aziende. Adesso cosa accadrà? A mio parere si dovrà continuare a lavorare sullo sviluppo di un sistema di tracciabilità dei rifiuti che sia più snello ed efficiente, con meno oneri per le aziende (che hanno già speso dei soldi per un servizio mai entrato in funzione) e che sia "realmente" in grado di tracciare i rifiuti sostituendo la documentazione cartacea con una digitale. Inutile dire che il nuovo sistema dovrà essere tale da estromettere in maniera definitiva qualsiasi tentacolo delle eco-mafie e non dovrà gravare in alcun modo sulle aziende, favorendo poi chi gli smaltimenti illeciti potrebbe farli comunque. Detto ciò, credo che il primo passo da compiere, ancor prima di sviluppare un nuovo SISTRI, sia quello di destinare più fondi agli organi di controllo affinché possano svolgere al meglio il proprio lavoro; se così non dovesse essere qualsiasi Sistema di tracciabilità implementato potrebbe rivelarsi poi vano".

Roberta Ragni

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