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grano 45023 indagati, una decina di società coinvolte, 1500 tonnellate di mais e 30 di soia indiana sequestrate. Sono questi i numeri dell'operazione "Green War", effettuata dall'Ispettorato centrale della tutela della qualità e repressione frodi dei prodotti agroalimentari in collaborazione con il Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Pesaro.

Numerose sono state le perquisizioni a carico di operatori del settore dei prodotti da agricoltura biologica che importavano da Paesi terzi limitrofi all'U.E. (Moldavia e Ucraina) granaglie destinate al comparto zootecnico e, in piccola parte, all'alimentazione umana come soia, mais, grano tenero e lino, falsamente certificate come 'bio' ma in realtà non conforme alla normativa comunitaria e nazionale. In alcuni casi, le produzioni agricole certificate come biologiche erano di fatto ottenute con elevato contenuto di Organismi geneticamente modificati (Ogm) o contaminate da agenti chimici vietati nell'agricoltura biologica. Per sottrarsi al sistema di controlli, provvedevano allo sdoganamento delle merci a Malta, presso una società gestita da personale italiano, per poi destinarle in Italia.

Alla luce di quanto emerso, resta d'obbligo chiarire come il "vero" biologico italiano sia la prima vittima di queste frodi, che rischiano di mettere a repentaglio un settore diventato eccellenza dell'agroalimentare. Forse potrebbe essere necessario qualificare ulteriormente il sistema di controllo? Ne avevamo già parlato a proposito dello scandalo della carne di cavallo e, seppur indirettamente, anche in relazione alla Riforma della PAC. Torniamo di nuovo sull'argomento. La parola va, come di consueto, agli enti di certificazione e alle aziende del biologico.

Come possono difendersi le aziende e i consumatori?

Fabrizio Piva, Amministratore Delegato CCPB. "Bisogna spiegare che il sistema dei controlli funziona, tanto che emergono situazioni fraudolente messe in atto da soggetti che possiamo definire "delinquenti"; sottolineo questo perché in Italia queste situazioni emergono, mentre non emergono in altri Paesi UE nostri competitor dove gli stessi prodotti vengono acquistati per la trasformazione prevalente in mangimi per animali. Sulla prevenzione molto si sta facendo attraverso controlli incrociati fra Organismi di Certificazione, tra cui noi di CCPB, e con l'impostazione di un sistema di rintracciabilità informatica univoco e valido per tutti gli operatori e organismi italiani. Proprio ieri alla Fiera di Bologna è stato presentato "Data Bio", un sistema gestito da Federbio, che interesserà inizialmente tutte le materie prime per mangimi ed i mangimi per l'allevamento biologico. Le transazioni saranno online, trasparenti e supportate da dati certi, forniti dagli organismi di certificazione. La "moltiplicazione" delle materie prime biologiche sarà così impossibile. Il consumatore deve affidarsi a un sistema di controllo che si sta impegnando non poco per escludere le "mele marce", anche quando qualche mela marcia dovesse annidarsi in qualche organismo di certificazione. A questo proposito è necessario che chi ha compiti di sorveglianza e vigilanza, Mipaaf ed Accredia, intervengano e sanzionino se dovessero essere accertate sottovalutazioni o, peggio, connivenze".

Alessandro Triantafyllidis, presidente di Aiab. "Proprio come era successo in passato con l'operazione "gatto con gli stivali" ci troviamo in presenza di prodotti cosiddetti "falsi biologici" di importazione. In particolare mais e soia destinate a mangimi per animali, che quindi toccano il consumatore indirettamente. Nel caso vengano evidenziate ditte e persone già coinvolte in altre frodi non deve essere più data loro la possibilità di operare in questo settore. La vicenda, però, fa emergere anche la necessità di una riforma del sistema di controllo. Noi vogliamo difendere il biologico e i produttori italiani, che sono sicuri, ma abbiamo bisogno di un intervento dell'unione europea, per rivedere l'intero meccanismo di importazione. Resta il fatto che, agendo a monte, con una politica agricola che supporti le filiere produttive italiane di cereali e proteine vegetali, fondamentali per la produzione di proteine vegetali, il problema verrebbe eradicato. È per questo che AIAB, già dal 2010, sta lavorando al progetto Garanzia AIAB di filiera, un disciplinare volontario con il quale attestiamo la biologicità e l'italianità di tutta la filiera di diversi prodotti come pasta e mangimi, assicurando inoltre la totale assenza di OGM in ogni fase della filiera".

Paolo Pari, Direttore Marketing Almaverde Bio. "Il sistema di controllo funziona e resta fondamntale mantenerlo attivo. Il fatto stesso che queste truffe vengano scoperte lo dimostra. È il controllo di filiera, infatti, a permettere di portare alla luce le anomalie. Ma bisogna auspicare che i sistemi di certificazione operino sulla sostanza e non sulla carta. Il biologico ha bisogno della certificazione, ma in modo che la filiera sia tracciata passo passo. Servono, infine, più controlli da parte del ministero, che vada a colpire i punti critici".

Giovanni Di Costanzo, Amministratore BioItalia. "Per quanto riguarda le aziende, si può rispondere a questa domanda portando l'esempio di quanto stanno facendo operatori seri che, pur lavorando da anni in questo settore possono venire coinvolti loro malgrado in vicende come questa. Perché i rivoli su cui viaggiano questi prodotti sono tantissimi. Noi, ad esempio, abbiamo una certificazione di filiera per pomodoro, grano e olio, in modo che tutti i prodotti provengano solo da operatori controllati direttamente. Resta il fatto che il sistema di certificazione andrebbe di certo rafforzato. Soprattutto per il consumatore, che non ha grosse possibilità di difendersi allo stato attuale. Bisogna migliorare e monitorare il controllo, anche da parte delle regioni, che hanno ruolo importantissimo e attualmente fanno ancora troppo poco".

Roberta Ragni

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