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emissioni Co2 fonti fossiliSpostare i sussidi dalle fonti fossili alle rinnovabili. Anche il Fondo Monetario Internazionale, nel suo recente rapporto "Energy Subsidy Reform – Lessons and Implications", ha esortato i responsabili politici di tutto il mondo a rivedere le sovvenzioni a petrolio, carbone e gas. Il report parla di ben 1.900 miliardi di dollari in tutto il mondo, pari al 2,5% del PIL mondiale e all'8% delle entrate pubbliche.

Anche Legambiente se ne era occupata, in un dossier dal titolo "Stop sussidi alle fonti fossili", rivelando che in Italia oltre 9 miliardi di euro ogni anno vanno proprio alle fonti fossili. In un Pianeta dove le emissioni di CO2 continuano a crescere, con drammatici effetti ambientali e sociali, la rimozione del supporto ai combustibili fossili è da tempo al centro del dibattito politico e ambientalista. Perché, allora, ancora non vengono riorientati verso misure di supporto alle fonti rinnovabili? Perché l'utilizzo di fonti fossili, che sono la principale causa dei cambiamenti climatici, continua a ricevere sussidi? Sono in molti a chiederselo, sostenendo che solo una loro eliminazione renderà le rinnovabili competitive e farà decollare una vera green economy. Ne abbiamo parlato con gli esperti.

Sussidi alle fossili. Perché non vengono spostati sulle rinnovabili?

Giuseppe Bratta, Presidente Distretto Produttivo pugliese delle Energie Rinnovabili e dell'Efficienza Energetica. "Gli incentivi alle fossili rappresentano una distorsione di quella che è la politica dell'economia verde. Ci auguriamo che le forze politiche forniscano atti concreti finalizzati alla creazione di meccanismi incentivanti per il settore della "green economy". Sarà necessario fare scelte coraggiose contro le fossili, individuare meccanismi a costo zero per lo Stato che favoriscano il trasferimento di risorse, la limitazione della burocrazia e l'eliminazione di posizioni dominanti sul mercato. L'obiettivo è favorire un processo di crescita non più concentrato sulle poche "note" Aziende delle fossili (il GSE ne ha indicate 8 che usufruiscono degli incentivi alle rinnovabili "assimilate")".

Federico Gabriele, Amministratore Unico Verdeenergia!. "Un vero paradosso. Con la legge n. 9 del 1991 è stata adottata la delibera del Comitato Interministeriale Prezzi, nota come Cip 6. Con questa delibera le bollette energetiche degli italiani sono state sovraccaricate del 7% con lo scopo di incentivare la diffusione delle energie rinnovabili e "assimilate". Grazie a tale termine questi soldi pubblici sono finiti nelle tasche di chi ha costruito e gestisce impianti alimentati da combustibili di processo o residui o recuperi di energia (inceneritori e termovalorizzatori). Nel 2004 la Commissione Europea mise l'Italia in procedura di infrazione perché non si poteva spacciare l'incenerimento come energia rinnovabile. L'Italia ha promesso nuove azioni in tal senso, ma ad oggi tutto è ancora congelato. Non è ammissibile stare ancora fermi e soprattutto in un momento di crisi economica come questo è doveroso eliminare gli sprechi e destinare i fondi correttamente".

Cosimo Corleone, Responsabile Marketing e Commerciale Sunways AG. "Ovviamente è tutta una questione di lobby, se in Italia non c'è ancora una strategia energetica netta e decisa che vada verso le rinnovabili. Basti pensare alla SEN, in cui si parla di perforazioni off-shore e non si prendono in considerazione a fondo le vere fonti che potrebbero far sviluppare il Paese e, in particolare, il Sud Italia: quelle pulite. Dovremmo prendere esempio da Paesi come la Germania, anche perché in italia abbiamo quasi il doppio dell'irraggiamento, soprattutto al Sud. Forse, però, più che di un sistema di incentivazione bisognerebbe focalizzarsi sulle detrazioni fiscali, che sono interessanti ma limitate ai privati. Andrebbero, invece, estese anche ad aziende e pubblica amministrazione, con un aumento del tetto massimo".

Edoardo Zanchini, Vicepresidente Legambiente. "Perché a livello mondiale il peso delle fonti fossili è fortissimo e condiziona i Governi. E non parliamo solo di Stati Uniti, Russia e Cina, ma anche di Europa e, in particolare dell'Italia. Legambiente ha contato 9 miliardi di sussidi alla fonti fossili nel 2012. Anche il FMI lo dice, così come lo IEA: tutti i report trasparenti e non finanziati dai petrolieri raccontano i vantaggi che si avrebbero sovvenzionando le rinnovabili. E, invece, si continua ad agire in direzione opposta, arrecando anche danno, tra l'altro, alle famiglie e alle imprese che pagano l'energia".

Roberta Ragni

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