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fotovoltaico grandeDazi sui pannelli cinesi. Per l'industria italiana del fotovoltaico rappresentata da Gifi, Assosolare e Aper, una loro eventuale introduzione, proprio ora che gli incentivi si stanno esaurendo, allontanerebbe il settore da quella grid parity che per la maggior parte degli operatori appare ormai a portata di mano.


A preoccupare le tre associazioni sono anche i tempi e i modi di applicazione: la Commissione potrebbe infatti decidere a giugno di riscuoterli dagli importatori in maniera retroattiva sui pannelli registrati da inizio marzo (come dimostrerebbe l'obbligo di registrazione). Inoltre, il loro ammontare definitivo, se saranno ritenuti necessari, sarà fissato solo alla conclusione dell'indagine prevista per dicembre.

Per questo Gifi, Assosolare e Aper, ritengono che qualsiasi decisione debba avere effetto solamente a partire da quella data, oltre a far notare che le incertezze applicative hanno già avuto come effetto quello di bloccare i finanziamenti di molti progetti con conseguenze molto pesanti per gli operatori. Ma hanno ragione? Quali sarebbero le conseguenze di un'introduzione dei dazi sui pannelli cinesi per le aziende del settore? Lo abbiamo chiesto direttamente a loro.

Dazi sui pannelli cinesi: quali conseguenze per le aziende del fotovoltaico?

Alberto Cuter, Country Manger Jinko Solar. "La decisione presa dalla commissione Europea di introdurre un registro sulle importazioni di prodotti fotovoltaici di produzione Cinese ha creato molta incertezza. Questa si è tradotta in un forte rallentamento a livello europeo delle vendite e in un incremento dei prezzi dei moduli fotovoltaici, il che, di fatto, implica che molti impianti potrebbero non essere più realizzati. Il danno che questa situazione sta creando è di gran lunga superiore ai benefici dell'applicazione dei dazi. Non a caso le principali associazioni fotovoltaiche italiane si sono dichiarate contrarie all'applicazione dei dazi, temendo un effetto regressivo su tutta la filiera fotovoltaica".

Ernesto Salamoni, Amministratore Delegato Ferrania Solis. "Le regole interne del commercio sono chiare e dicono che non si può vendere in dumping. Se, quindi, non vengono rispettate, è bene che le istituzioni facciano il loro dovere, verificando che i prodotti non siano stati venduti sotto costo. Arrivati a questo punto, dovremmo andare al di là degli schieramenti: il pregiudizio all'industria europea è stato riconosciuto, così come la scorrettezza delle aziende che hanno determinato una distorsione del mercato, ricevendo sovvenzioni dal Governo. Quali saranno le conseguenze? Succederà che non ci saranno più moduli a bassissimo prezzo e verranno approvati solo progetti non speculativi, con effetti positivi su tutta la filiera. Il fotovoltaico "vero" inizia adesso".

Massimo Poli, Account Manager Hanwha SolarOne. "I dazi alle Aziende cinesi rappresentano lo scacco matto al fotovoltaico in Europa. Le conseguenze sono intuitive; il recente fallimento di Suntech è un elemento che può fare una fotografia attendibile di quelle che sono le condizioni finanziarie dei produttori di moduli cinesi. Arrivati a questo punto, dopo circa 10 anni di impegno da parte di Nazioni come Germania, Italia, Francia e UK, ad erogare incentivi per sostenere la tecnologia fotovoltaica e rendere la generazione di energia da fonti rinnovabili conveniente e sostenibile per tutti, grazie alla minaccia dei dazi, il traguardo della grid parity si e´ infranto. La domanda aperta che ne consegue e´: "Chi investira´ piu´ in questo settore se cio´ dovesse verificarsi"? Questa fase di incertezza, ha provocato uno STOP improvviso delle vendite, portando il mercato italiano e quello Europeo ad essere gia´ considerato "marginale" rispetto al resto del mondo. Il nostro destino, cosi come quello dei nostri clienti e del mercato del fotovoltaico, è nelle mani della Commissione Europea".

Roberta Ragni

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