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vuoto a rendereVuoto a rendere. Il governo italiano ha tentato più volte di reintrodurre questo meccanismo in Italia, ma senza mai riuscire a centrare l'obiettivo, mentre alcuni operatori del settore, in particolare Consorzi e Comuni, hanno espresso la loro forte contrarietà, vedendo nella norma una minaccia a un sistema funzionante. D'altra parte, però, una misura di questo genere potrebbe essere un'interessante opportunità per un'ulteriore riduzione dei rifiuti.

Cerchiamo di fare il punto sui vantaggi e sugli svantaggi di un eventuale provvedimento che vada in questo senso, dando la parola alle diverse parti interessate.

Vuoto a rendere: è auspicabile una legge per introdurlo?

Francesco Ferrante, Commissione Ambiente, Territorio e Beni Ambientali del Senato della Repubblica e Vicepresidente Kyoto Club. "Assolutamente sì, tanto auspicabile che nella scorsa legislatura ne avevo presentato un disegno di legge. Non se ne fece niente e anche quando ci fu un tentativo di quest'ultimo governo di introduzione di un meccanismo di caparra c'è stato una sorta di rivolta. Detto questo, credo fermamente che andrebbe introdotto gradualmente, con una fase di sperimentazione condotta solo in alcuni territori, e senza eliminare l'attuale sistema. La preoccupazione di chi si oppone a una legge sul vuoto a rendere non è insensata, né da liquidare. Ma, al tempo stesso, il sistema che ruota attorno al consorzio, introdotto da Ronchi nel lontano 1997, ha fatto la sua storia, pur garantendo alcuni importanti risultati e un significativo recupero di imballaggi. Proprio alla luce di questo, penso che sia importante sperimentare, ad esempio nell'Ho.Re.Ca.. Insomma, da una parte non bisogna smantellare il sistema, dall'altra bisogna migliorarlo perché attualmente è macchia di leopardo. Bisogna trovare un punto di equilibrio".

Stefano Ciafani, Vicepresidente Legambiente. "Auspichiamo sicuramente una norma che reintroduca il vuoto a rendere in maniera generalizzata. Ma si tratta solo di un piccolo tassello all'interno di un quadro molto più ampio, che deve portare il nostro Paese ad approvare tutta una serie di azioni che servono a ridurre il quantitativo di rifiuti prodotti in Italia. Entro l'anno bisognerà, infatti, approvare un programma prevenzione rifiuti. Lo deve fare il ministero dell'Ambiente rispettando la scadenza europea di dicembre 2013, penalizzando chi produce più rifiuti e premiare chi, invece, contribuisce a una loro diminuzione. Proprio come fa la Germania da ormai 15 anni, che, negli anni 2000-2009, mentre noi aumentavamo i rifiuti prodotti, li diminuiva del 9%. La prevenzione si deve fare e si può fare se c'è volontà politica. Ci auguriamo che il 2013 sia l'anno giusto per farla anche in Italia".

Daniele Fortini, Presidente Federambiente. "Assolutamente sì, come sono auspicabili tutte le leggi che consentono di ridurre la quantità di rifiuti. Il vuoto a rendere, tra l'altro, è una pratica diffusa, conosciuta e ben contemplata nella nostra esperienza. È utile per la riduzione degli sprechi che un oggetto possa tornare a essere riutilizzabile solo attraverso il lavaggio e sterilizzazione. Certo, c'è il problema delle cauzioni economiche, ma è proprio per questo che servono leggi e non si può affidare al buon senso degli operatori commerciali o dei consumatori. Dirò di più, quando si parla del meccanismo del vuoto a rendere si fa riferimento soprattutto al vetro, che chiaramente è più facile da raccogliere e da trattare, ma nell'esperienza tedesca c'è anche la plastica dei liquidi per l'alimentazione. Ecco perché una legge in tal senso dovrebbe riguardare anche altri materiali di imballaggio e introdurre un sistema premiale anche per cartone, plastica o contenitori in acciaio".

Ettore Fortuna, Presidente di Mineracqua. "È un sistema complesso di cui ci siamo già occupati in maniera scevra da condizionamenti anche guardando al modello tedesco dove è stata introdotta la legge. La difficoltà deriva dal mettere insieme diversi soggetti e dare vita a un sistema che presenta costi sia di impianto, sia di gestione, davvero notevoli. La nostra conclusione è che abbiamo un sistema Conai - Corepla che funziona perché raggiunge gli obiettivi di legge per raccolta e riciclo. Sarebbe quindi preferibile lavorare insieme per implementarlo sempre di più".

Alberto Frausin, Presidente AssoBirra. "Assobirra ha dati su temi del vuoto a rendere già eccellenti, sicuramente tra i migliori tra le categorie nazionali, perché la sensibilità delle industrie birrarie è da sempre molto alta sui temi ambientali. Oltre il 22% dei consumi di birra in Italia, infatti, avviene già con vuoti a rendere (fusti e vetro a rendere), un circolo virtuoso costruitosi anche senza l'intervento del legislatore. E un circolo virtuoso sui temi dei rifiuti oggi deve prevedere la combinazione di più azioni consone alla realtà in cui si agisce: dalla raccolta differenziata su cui Conai e i Comuni operano con successo in molte città d'Italia, al vuoto a rendere appunto. Occorre quindi cautela nell'applicare in Italia modelli che hanno successo in paesi profondamente diversi dal nostro per storia, territorio, struttura produttiva e distributiva, senza calcolare gli impatti ambientali che tali modelli avrebbero, per esempio, per le peculiarità logistiche del nostro sistema distributivo. Concludo con un invito, ai legislatori e non solo, a utilizzare gli strumenti quantitativi di misurazione approvati dall'Unione Europea, come il Life Cycle Assessment, per poter prendere decisioni su questi temi motivate su base oggettiva e scientifica. L'Europa misurerà il futuro delle scelte ambientali con tali strumenti e noi Italiani è proprio al futuro che dobbiamo guardare".

Massimiliano Avella, responsabile comunicazione Co.Re.Ve.. "L'argomento è piuttosto noto e dibattuto. Il nostro consorzio è neutrale nei confronti di una scelta normativa in tal senso. Ma, tra un sistema a perdere con raccolta capillare, aziende vetrarie riciclatori, importatori netti ben distribuiti sul territorio e un sistema strutturale dalle spalle larghe in grado di garantire l'avvio al riciclo, il meccanismo del vuoto a rendere potrebbe creare problemi. La vera domanda è: quale sistema produce maggiori vantaggi o svantaggi dal punto di vista ambientale e/o economico? Questa la questione che dovrebbe porsi il legislatore. Attualmente è difficile dire cosa sia meglio, ma è certo che fino a oggi il sistema riciclo ha funzionato, garantiendo grandi benefici, mentre una scelta tout court su uno o sull'altro sistema sarebbe solo ideologica e poco efficace".

Roberta Ragni

GreenBiz.it

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