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fotovoltaico cinesePannelli cinesi: l'obbligo di registrazione è l'anticamera dell'introduzione di eventuali dazi?

La Commissione Europea ha dato inizio a partire da ieri alla registrazione di prodotti di importazione in connessione con l'eventuale imposizione di dazi antidumping e di controbilanciamento su prodotti fotovoltaici dalla Cina. Per quanto si apprende dal testo del Regolamento, la decisione di obbligare la registrazione delle importazioni si è resa necessaria in quanto "la Commissione dispone di elementi di prova sufficienti del fatto che le pratiche di dumping e di sovvenzione degli esportatori arrecano all'industria dell'Unione un grave pregiudizio difficilmente rimediabile".

In particolare, per ciò che concerne le pratiche di dumping la Commissione, ribadisce nel Regolamento emanato, che "gli elementi di prova sono sufficienti in questa fase a dimostrare che gli esportatori in questione esercitano pratiche di dumping...". Ma per John Clancy, portavoce di Karel De Gucht, commisario Ue del commercio, si tratta di una semplice prassi amministrativa. "Cerchiamo di essere molto chiari: la registrazione dell'importazione di un determinato prodotto nelle procedure di difesa commerciale non è nulla di speciale. Semplicemente permette all'industria interessata di indicare una data di riferimento, in modo che non si possano imporre misure retroattive se il caso di conclude in suo favore", aveva detto Clancy. Ecco cosa ne pensano gli operatori del settore.

L'obbligo di registrazione dei moduli importati dalla Cina potrebbe essere l'anticamera dell'introduzione di eventuali dazi?

Paolo Mutti, Amministratore Delegato di Solsonica. "Per quanto l'obbligo di registrazione sia una prassi amministrativa, è però altrettanto vero che la decisione di obbligare alla registrazione delle importazioni si è resa necessaria in quanto, si legge nella nota "la Commissione dispone di elementi di prova sufficienti del fatto che le pratiche di dumping e di sovvenzione degli esportatori arrecano all'industria dell'Unione un grave pregiudizio difficilmente rimediabile"; il che dovrebbe lasciare presupporre che ci siano degli elementi fondati perché venga predisposta l'introduzione di strumenti che possano riequilibrare la corretta concorrenza nel mercato UE".

Milan Nitzschke, Presidente EU ProSun. "Il dumping è il vero problema del mercato solare europeo. La violazione giornaliera del diritto commerciale da parte della Cina distrugge migliaia di posti di lavoro nell'industria europea. Se si consentisse alla Cina di ottenere in questo modo un monopolio nel settore solare, le conseguenze sarebbero catastrofiche non soltanto per l'industria solare europea, ma anche per i subfornitori, i produttori di materiale e migliaia di installatori. Perché i monopoli non determinano certo la diminuzione, ma l'aumento dei prezzi".

Alessandro Cremonesi, Presidente IFI. "Questo provvedimento è un passo importante che potrà garantire serenità ai produttori europei e italiani: è da oltre due anni che la Cina sta attuando pratiche scorrette di dumping nel mercato del fotovoltaico. Abbiamo fiducia che la decisione finale della Commissione Europea abbia un esito positivo e consenta a tutti i produttori di moduli fotovoltaici di operare da subito in un contesto di mercato di parità competitiva".

Paolo Gianese, Segretario IFI. "In termini generali questa è solo una supposizione. Ma se la Commissione Europea decide per la registrazione delle importazioni è innanzitutto perché ha ricevuto una sollecitazione da parte dell'industria europea. In secondo luogo, è perché, anche se non in maniera definitiva, inizia a disporre di evidenze per le quali si possa presumere che i tempi di attesa prima della decisione finale sull'imposizione dei dazi, possano arrecare dei danni all'industria. Quindi, in parole povere, la CE ha capito che, data la massiccia quantità di importazioni che si sono verificate negli ultimi mesi, i tempi di attesa che sono necessari per l'iter procedurale europeo possa essere pregiudizievole sulla possibilità delle industrie europee per sopravvivere. Si tratta, insomma, di un deterrente".

Roberta Ragni

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