Menu

157085021

L'"Horse gate", lo scandalo della carne di cavallo contenuta in diversi alimenti e non segnalata, che ha provocato il ritiro delle lasagne Findus, dei tortellini e ravioli Buitoni/Nestlé e di diverse marche di hamburgher in gran parte d'Europa, Italia compresa, pone seri interrogativi sulla sicurezza alimentare. Ne emerge chiaramente che c'è un problema di controlli. Cosa ne pensa chi promuove il buon cibo genuino come le associazioni, gli enti di certificazione e le aziende del biologico? Ecco cosa ci hanno risposto.


Scandalo carne di cavallo: il biologico garantisce la sicurezza alimentare?

Fernando Favilli, Presidente Probios. "Probios, in realtà, vende prodotti vegetariani e vegani e, come la maggior parte delle aziende biologiche, non tratta affatto la carne. In generale, però, posso affermare che i controlli del biologico sono serratissimi e le stesse aziende del comparto sono da sempre attentissime ai loro fornitori e ad effettuare analisi. Non credo che sui prodotti biologici possano esserci problemi legati allo scandalo della carne equina, almeno per quanto riguarda le aziende storiche. Perché chi fa biologico lo fa per filosofia".

Paolo Pari, Direttore Marketing Almaverde Bio. "La risposta secca è sì, il sistema dei controlli che vige sui prodotti biologici garantisce la loro provenienza, dal momento che sono certificati. Il prodotto biologico è tracciabile e il soggetto che lo produce è sottoposto a severi e sistematici controlli. Per definizione è tracciato perché sottoposto a controlli e garantito da parte degli organismi di certificazione, che rispettano leggi e norme europee percepite da diversi Stati membri. Lo scandalo della carne equina è un problema di trasparenza e di informazione, non di sicurezza, in cui si è venduto una cosa per un'altra. Nel biologico questo non sarebbe stato mai possibile".

Alessandro Pulga, Direttore Icea. "Nel biologico si eseguono controlli sistematici sulle aziende per verificare l'effettiva applicazione delle ricette. Quindi, conoscendo esattamente tutti gli ingredienti che vengono usati e le loro quantità, possiamo determinare facilmente eventuali discrepanze. Il nostro obiettivo principale certamente è che venga usata solo carne bio anziché carne convenzionale, ma, proprio alla luce di questo, avremmo rilevato l'utilizzo di carni diverse da quelle dichiarate. 'Quanto prodotto hai venduto, quanta carne hai acquistato?' Queste sono le domande che poniamo quando controlliamo le aziende. Per questo è più facile che nel biologico, sottoposto a controlli sistematici degli enti che certificano, oltre a quelli della sanità pubblica, comportamenti come quelli che hanno caratterizzato lo scandalo della carne equina vengano individuati subito".

Fabrizio Piva, Amministratore Delegato CCPB srl. "Il biologico garantisce una maggiore salubrità e un maggior rispetto delle risorse ambientali in una logica di sostenibilità. Il che rafforza la sicurezza alimentare, sicurezza che deve essere garantita indipendentemente dal biologico. In più rispetto al convenzionale, ogni operatore del biologico è certificato da organismi autorizzati di parte terza, CCPB è tra questi. La certificazione ha un sistema di tracciabilità severo in cui ogni lotto o partita sono chiaramente identificati in ogni fase del processo produttivo. Vediamo come esempio la carne di cavallo, che di per sè non è un pericolo alimentare, lo diventa in quei Paesi o in quelle culture che non ne prevedono il consumo. Nel caso di un prodotto biologico non sarebbe possibile introdurre nel prodotto un 2% di carne di cavallo: prima un ispettore verificherebbe i registri di carico/scarico degli ingredienti e i registri di lavorazione in modo che gli ingredienti in ingresso e in uscita collimino e il tutto provenga da aziende a loro volta certificate; poi si procede al controllo della ricetta e dell'etichetta/confezione".

Alessandro Triantafyllidis, Presidente Aiab (Associazione italiana per l'agricoltura biologica). "A me sembra proprio di sì, soprattutto perché nel biologico è assolutamente garantita la tracciabilità e la certificazione di ogni singolo lotto, che avviene ormai da 20 anni. Il problema si pone quando una filiera, per questioni di prezzo, ha troppi passaggi. In questo caso, ad esempio, il prodotto parte dalla Romania, finisce in Francia, ma viene registrato in Svezia dalla Findus. È anche per questo che garantire la tracciabilità è estremamente difficile, al contrario del biologico, dove non esistono filiere così lunghe".

Paolo Carnemolla, presidente Federbio. "Lo scandalo della carne equina rende anzitutto evidente la distanza fra ciò che si comunica ai consumatori e quello che realmente c'è nei prodotti. La corsa al contenimento dei costi di produzione e la dimensione globale dell'industria alimentare rende così possibile quello che è accaduto: mentre ai consumatori si comunica l'immagine di un prodotto tradizionale e semplice anche nella composizione, la tipologia e la distanza degli ingredienti effettivamente utilizzati e la complessità e sofisticazione del processo produttivo sono agli opposti. E non è più nemmeno possibile affidarsi alla lettura della lista degli ingredienti, a quanto pare. Il sistema normativo e di certificazione del biologico è quanto di più lontano da tutto ciò. A parità di prodotto alimentare, nel sistema biologico è previsto che tutti gli ingredienti di origine agricola siano certificati, anche quando non biologici. L'organismo di certificazione dell'industria alimentare è in grado di verificare la composizione effettiva del prodotto e deve autorizzare la conformità dell'etichetta. Il caso accaduto di recente semplicemente non si potrebbe verificare nel sistema biologico, se si esclude una frode vera a propria che coinvolga tutti i diversi soggetti che operano nel sistema".

Roberta Ragni

GreenBiz.it

Network