Menu

xylella misure

Xylella: l’emergenza continua. E con essa le lotte degli agricoltori per la difesa degli ulivi sani, che il Governo prevede di abbattere per contrastare l’avanzata del batterio. Moltissimi i ricorsi arrivati alla Corte di Giustizia Europea, che ha deciso di accelerare i tempi per l’esame delle domande.

Purtroppo l’infezione non si arresta ma non tutti concordano sulle misure di eradicazione messe in atto dal nostro Paese. Il fronte biologico propone delle cure che sembrano dare più risultati del previsto. Ma Xylella non si ferma, e gli agricoltori sono in difficoltà.

Quali sono i possibili interventi da attuare per contrastare l’emergenza? Il mondo dell’agricoltura si divide.

SÍ ALLE ERADICAZIONI

Mario Guidi, Presidente di Confagricoltura:

L’emergenza Xylella deve essere risolta e tutti i protagonisti devono responsabilmente svolgere la propria parte. Non è più il tempo di ipotesi alternative. Occorre andare nella direzione dell’eradicazione di questo parassita per tutelare la nostra olivicoltura e la nostra agricoltura; venir meno agli obblighi della normativa danneggia tutti, favorisce l’espandersi della fitopatia, come già accaduto con l’allargamento della zona infetta.

A mio avviso sono importanti le conclusioni dell’avvocato generale della Corte Ue Yves Bot sulla validità delle misure Ue anti-Xylella che l’Italia ha applicato in Puglia, inclusa l’eradicazione delle piante. Il parere arriva dopo l’esame con procedura accelerata, della richiesta presentata dal Tar del Lazio, a cui hanno fatto ricorso diversi olivicoltori pugliesi.

Le conclusioni dell’avvocato generale, anche se non vincolano la Corte di Giustizia, ma che di norma vengono seguite in occasione della sentenza (che verrà annunciata prossimamente), vanno nella direzione sostenuta dalla mia Organizzazione, ovvero che “non c’è alcuna contraddizione tra l’abbattimento e le ulteriori ricerche scientifiche ed i trattamenti fitosanitari preventivi”. Mentre, sebbene Bruxelles non lo specifichi, c’è il diritto all’indennizzo per chi perde le piante, a cui deve però provvedere l’Italia.

xylella misure1

NO ALLE ERADICAZIONI

Paolo Carnemolla, Presidente di FederBio:

Siamo convinti di aver messo a disposizione un contributo tecnico concreto e positivo che testimonia la possibilità di adottare su vasta scala le tecniche e i prodotti ammessi in biologico per contribuire a una lotta efficace al vettore della Xylella ma anche a una gestione degli uliveti e del territorio che ripristini condizioni ottimali per evitare altre patologie che evidentemente concorrono al disseccamento degli ulivi.

Questa strategia ha inoltre la possibilità di collegarsi con il Piano di Sviluppo Rurale Regionale, dunque con un progetto di conversione di un territorio che merita di essere riqualificato e valorizzato anche a fini turistici come un distretto biologico.

L’alternativa sono massicci trattamenti con prodotti chimici di sintesi, che possono solo contenere l’insetto vettore del batterio senza però eradicarlo e nemmeno curare gli ulivi, oltre al fatto che in questo modo le aziende biologiche presenti nell’aerea verrebbero esposte al rischio grave di deriva dei trattamenti chimici il cui impatto sarebbe quindi dannoso per tutta l’economia della zona, oltre che per le popolazioni.

Agostino Di Ciaula, Comitato Scientifico Associazione Medici per l’Ambiente (ISDE) Italia:

Numerose piante presentano segni evidenti di malattia senza che il batterio sia presente e, viceversa, alcuni ulivi sono particolarmente resistenti all’infezione. Sarebbe semplicistico e sbagliato attribuire la responsabilità del CoDiRO (la vera emergenza) alla sola Xylella e voler agire solo su questa senza correggere ciò che ha reso vulnerabile l’ecosistema: pessima qualità del suolo (impoverimento in sostanza organica), abuso di pesticidi (elevatissimo nelle aree interessate), errate o insostenibili pratiche colturali, inquinamento atmosferico (particolarmente rilevante in quell’area).

È anche difficile definire “emergenza” una situazione in cui un batterio da quarantena sia presente da lungo tempo, sia ampiamente insediato (non isolato focolaio ma decine di migliaia di ettari) e possa essere presente su un’estesa gamma di piante ospiti. L’inefficacia delle eradicazioni è dimostrata da esperienze precedenti (ad es. eliminazione di agrumi affetti da clorosi in Brasile, malattia di Pierce dell’uva nel centro di Taiwan).

Inutili e dannosi sarebbero anche i pesticidi, per conseguenze negative ambientali (perdita di biodiversità), sanitarie (nessun pesticida può definirsi con certezza innocuo), sulla qualità del suolo e sulle difese biologiche delle piante e per gli effetti incerti sul controllo a lungo termine dei vettori.

Il contenimento del CoDiRO potrebbe essere ottenuto grazie ad adeguate e sostenibili pratiche agronomiche (ben codificate e descritte da autorevoli ricercatori) e all’arricchimento del suolo con sostanza organica, come dimostrato da esperienze di olivicoltura biologica con le quali, nelle aree focolaio, piante malate sono state risanate o non hanno mai sviluppato la malattia.

Roberta De Carolis

LEGGI anche:

- Xylella: perchè l'eradicazione è sbagliata, ecco come salvare gli ulivi del Salento

- Xylella: chi è il vero responsabile dell’epidemia?

GreenBiz.it

Network