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OGM: non fanno male alla salute, sono la via per sfamare il mondo, come propinato nel corso della puntata pro-OGM di Presa Diretta dello scorso 29 Febbraio. Concetti di un modello di produzione intensivo basato sullo sfruttamento, a volte selvaggio, delle risorse.

L’altra faccia di questa presunta panacea di tutti i mali è infatti una selezione genetica contro natura, che porta alle monocolture e quindi alla perdita della naturale varietà, con costi ambientali ma anche economici per gli agricoltori non Ogm, che devono fare i conti con l’inevitabile inquinamento genetico. Tali coltivazioni sono poi associate all’uso di pesticidi a cui essi sono resistenti, con potenziali danni al resto dell’ecosistema.

Ma quali sono esattamente i rischi per la biodiversità dovuti all’utilizzo degli organismi geneticamente modificati? L’abbiamo chiesto alle associazioni di categoria. Ecco cosa ci hanno risposto.

Vincenzo Vizioli, Presidente AIAB:

Esistono diversi fattori di perdita di biodiversità. Su scala globale, il principale fattore di perdita di biodiversità animale e vegetale è la distruzione, la degradazione e la frammentazione degli ecosistemi, a loro volta causate sia da calamità naturali, sia, e soprattutto, da profondi cambiamenti del territorio e del clima causati dall’uomo.

A livello agricolo è il modello di produzione intensivo basato sullo sfruttamento delle risorse, l’uso di pesticidi e una selezione genetica spinta, impostata sulla produttività presunta, l’omogeneità varietale e la proprietà dei semi.

Oggi solo 4 multinazionali controllano circa il 65% del mercato delle sementi; sono le stesse che controllano il mercato dei pesticidi, dei farmaci e dei marchi alimentari. Dati FAO evidenziano da anni la criticità della situazione. Si stima infatti che delle 270 mila specie vegetali conosciute, più di 30 mila siano commestibili, oggi ne vengono coltivate non più di 120 ma solo 3 di queste forniscono supporto alimentare a oltre il 50% della popolazione mondiale.

Le sementi geneticamente modificate (OGM) sono l’emblema di questo modello; semi coperti da brevetto, venduti insieme al pesticida a cui sono resistenti, grazie all’introduzione di un filamento di gene estraneo alla specie, che la natura è capace di superare nel breve periodo.

È invece la biodiversità il cuore del sistema agricolo; questa va tutelata, sia con le pratiche agronomiche proprie dell’agricoltura biologica e biodinamica, sia lavorando sui semi del futuro.

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Carlo Triarico, Presidente Associazione Agricoltura Biodinamica:

Se gli Ogm non fanno male alla salute, cosa tutta da dimostrare ascoltando anche i pareri scientifici di chi dice il contrario, di sicuro fanno molto ma molto male all’ambiente, alla biodiversità, alla democrazia e ai diritti di tutti i popoli di poter scegliere il proprio modello agricolo e alimentare.

Secondo la FAO di oltre 30 mila specie commestibili, oggi se ne coltivano poco più di 100 e di queste solo 3 (mais, riso e frumento), forniscono oltre il 50% dell’alimentazione umana. Le sementi OGM di questi cereali appartengono a dieci multinazionali che controllano più del 75% del mercato: un modello che viola, tramite il brevetto di poche specie, la sovranità alimentare mondiale.

Ma soprattutto le monocolture sono strettamente legate alla perdita di biodiversità, cosa che contribuisce all’insicurezza alimentare ed energetica, all’aumento della vulnerabilità dei sistemi ai disastri naturali, alla riduzione della disponibilità e della qualità delle risorse alimentari e idriche, all’impoverimento delle tradizioni culturali.

Un altro rischio è la contaminazione di piante selvatiche attraverso l’incrocio casuale con piante geneticamente modificate e dell’uso di diserbanti che sono associati alla coltivazione di Ogm e che provocano la moria di insetti e l’inquinamento delle acque.

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Daniela Sciarra, Responsabile filiere e politiche alimentari di Legambiente e curatrice del dossier Stop Pesticidi:

Le piante transgeniche coltivate al mondo sono essenzialmente quattro: soia, mais, cotone e canola. Sul rapporto tra coltivazioni transgeniche e biodiversità, la scienza pone l’attenzione su eventi previsti e eventi inaspettati.

In particolare, tra i rischi individuati dai ricercatori quello della perdita della biodiversità è tra i più analizzati come pure il rischio riguardante il trasferimento di geni ingegnerizzati dalle piante transgeniche ai batteri del suolo. Tra i rischi per la biodiversità si annovera proprio la diffusione di transgeni attraverso ibridazione di piante transgeniche con specie selvatiche vicine.

Da questo punto di vista la coesistenza tra piante Ogm, convenzionali e biologiche non è possibile perché non si può escludere il rischio di inquinamento genetico e, quindi, il danno economico per i produttori non Ogm e la perdita di biodiversità, che ha un costo ambientale, ma anche sociale ed economico, soprattutto per le agricolture di qualità che, come quella italiana, si basano sulle varietà e le tipicità locali.

Roberta De Carolis

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