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Sogin stallo

Lo stallo alla Sogin continua, e con esso quello di 90mila metri cubi di rifiuti nucleari italiani. Come sappiamo, Riccardo Casale, ormai ex-ad di Sogin, si è dimesso diversi mesi fa, ma non sembrano esserci cambi al vertice, né prese di posizione dal Governo.

I problemi sono ambientali, economici e occupazionali. Oltre alle questioni di governance, resta bloccata la decisione sul nuovo sito che dovrebbe accogliere le nostre scorie radioattive che non esiste, restando però presenti, e in grossa quantità, le scorie. Cosa rischia dunque il nostro Paese?

Francesco Ferrante, responsabile Energia di Green Italia, ci aveva già scritto che Riccardo Casale in realtà non si dimette formalmente e non viene sostituito dal Governo, comportando uno stallo molto preoccupante.

Il deposito nucleare con la Carta Nazionale Aree Potenzialmente Idonee resta infatti ancora nascosta nei cassetti dei Ministeri, e, come sottolineava Ferrante, l’ordinaria amministrazione, che quando si parla di nucleare non è mai tanto “ordinaria”, di messa in sicurezza dei rifiuti nucleari risente di questo stallo, determinando uno spreco di denaro pubblico ingente.

E le preoccupazioni sono segnalate da molti fronti. Ecco cosa ci hanno risposto Amici della Terra e Legambiente.

Monica Tommasi, Presidente Amici della Terra Italia:

Da oltre vent’anni gli Amici della Terra sostengono che l’Italia deve provvedere ai propri rifiuti radioattivi scegliendo un sito idoneo ove custodire sia i rifiuti che provengono dal nucleare, chiuso tanti anni fa ma che ha lasciato impianti da smantellare e rifiuti radioattivi da mettere in sicurezza, sia quelli che continuano a prodursi quotidianamente negli ospedali e che vengono accumulati in capannoni provvisori.

Le ultime vicende della Sogin hanno complicato un problema già assai complesso di per sé, quale è la scelta di tale sito. In realtà, al di là delle croniche lentezze della Sogin e del suo stato attuale, sull’intera materia lo stallo è del Governo.

Questo, oltre a rimanere assente sui problemi di governance della Sogin, non ha ancora autorizzato, come avrebbe dovuto fare già entro la scorsa estate, la pubblicazione della proposta delle aree idonee alla localizzazione del deposito nazionale. Inoltre, a due anni dall’istituzione di un nuovo ente di controllo, l’Isin, l’Ispettorato nazionale per la sicurezza nucleare e la radioprotezione, una scelta inutile che ha però reso ancor più precaria la situazione dell’Ispra, ente di controllo attuale, non ha ancora provveduto a renderlo operativo con la nomina dei suoi organi.

Vi è anche da sottolineare la mancata definizione del Programma nazionale, che doveva essere presentato alla Commissione europea entro il 23 agosto 2015 e invece non è stata avviata neanche la fase di valutazione. Di questi argomenti il giornale online dell’associazione ‘L’Astrolabio’ si è occupato in maniera approfondita attraverso alcuni articoli di Roberto Mezzanotte, già direttore del Dipartimento Nucleare, rischio tecnologico e industriale dell’Ispra.

Edoardo Zanchini, Vicepresidente e responsabile energia di Legambiente:

La situazione della Sogin si prolunga oramai da troppi mesi senza alcun segnale da parte del Governo rispetto alle dimissioni dell’amministratore delegato e allo stop del processo che dovrebbe portare a una soluzione per i rifiuti nucleari italiani. È arrivato il momento di fare chiarezza perchè quei territori che oggi ospitano le scorie - da Trino a Saluggia - lo pretendono e da troppi anni vedono promesse e impegni, tante risorse che si muovono intorno alla Sogin, ma continui rinvii rispetto al destino dei rifiuti nucleari presenti e alla bonifica delle aree.

L’impressione è che Renzi, che era arrivato al Governo con un’idea “muscolare” nelle decisioni che riguardano il territorio - come abbiamo visto con lo sblocca Italia, con le trivelle e il gasdotto Tap - nel caso dei rifiuti radioattivi, abbia paura delle conseguenze elettorali del processo che era stato avviato per la individuazione delle aree per il sito di stoccaggio nazionale.

È ora che il nostro Paese affronti seriamente una questione di sicurezza e di salute dei cittadini, individuando un sito nazionale per i rifiuti nucleari a bassa media entalpia (come quelli prodotti dagli ospedali) e che definisca un accordo in sede europea per lo smaltimento di quelli ereditati dal fallimento dell’esperienza di produzione energetica dal nucleare in Italia.

Roberta De Carolis

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