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Trivelle sì

Il referendum sulle trivelle si farà il 17 aprile. Il Quirinale ha confermato la data, nonostante le proteste e le numerose richieste di Election Day. 300 milioni di euro di denaro pubblico spesi per non accorpare la consultazione alle elezioni amministrative. Anche noi di GreenBiz avevamo firmato l’appello della società civile a Mattarella per una decisione che sembrava logica, finalizzata al risparmio e alla corretta gestione di uno strumento democratico. Ma non è servito.

Cosa accadrà? I cittadini avranno il tempo per informarsi adeguatamente? Forse no e questo appare a molti un regalo alle compagnie petrolifere e alle fonti fossili. Come spiegato da Andrea Boraschi di Greenpeace, i nostri mari non ospitano un quantitativo di petrolio tale che valga veramente la pena intervenire in modo importante dal punto di vista ambientale, ammesso che ci siano motivi economici validi per forzare la natura.

Quale dunque l’obiettivo di questa data anticipata e distaccata da una potenzialmente più partecipata, ovvero le elezioni amministrative? Da molti è considerato il fallimento, il fallimento di una consultazione che, se non raggiungerà il quorum, sarà stata inutile e lascerà il Governo formalmente libero di dare l’ok ad una serie di interventi invasivi che promettono solo ripercussioni ambientali e sull’occupazione. Negativi, chiaramente.

Da molti fronti traspare questa preoccupazione. Perché tutto questo? Ecco alcune dichiarazioni significative.

Gianni Girotto e Gianluca Castaldi, senatori M5S, in un’interrogazione al Presidente del Consiglio:

Il Governo che si fa bello con la spending review, mai effettivamente realizzata, ha appena stabilito con un decreto che il referendum contro le trivellazioni si terrà il 17 aprile 2016. In questo modo i cittadini dovranno andare alle urne almeno due volte nell’arco di due soli mesi, dato che entro giugno si terranno anche le elezioni amministrative in molti comuni e forse pochi giorni dopo i ballottaggi. Altro che risparmio sui costi della politica!

Questo spreco di denaro pubblico, equivalente a 300 milioni di euro, non tiene conto nemmeno delle proteste di molte associazioni di consumatori e del mondo ambientalista, tra le quali Greenpeace, Legambiente, WWF e Marevivo. Basterebbe accorpare referendum contro le trivellazioni ed elezioni amministrative, ma evidentemente anticipare il referendum ad aprile risponde ad un fine ben preciso: non dare sufficiente tempo agli elettori per informarsi adeguatamente sul merito di una consultazione popolare che interessa ambiente, salute e sviluppo locale.

Rossella Muroni, Presidente di Legambiente:

L’appello, prima al Governo poi al Capo delle Stato, perché si decidesse per un election day, che accorpasse in un’unica data il referendum popolare sulle trivelle e le elezioni amministrative, è rimasto inascoltato. Per Legambiente parte, dunque, la sfida referendaria.

[…] Insieme a tutte le organizzazioni favorevoli a questo referendum e a tutti i nostri circoli e le nostre strutture sul territorio organizzeremo la mobilitazione. Con un tempo così ridotto a disposizione e con un quesito ridotto all’osso, sarà un grande sforzo, ma daremo il massimo per cercare di convincere gli italiani a votare. Saranno due mesi di intenso lavoro per parlare del futuro dell’energia, che non passa dalle trivelle e dalle fonti fossili ma dalle rinnovabili e dall’innovazione, nell’interesse delle famiglie e del clima.

Andrea Boraschi, responsabile della campagna Energia e Clima di Greenpeace:

Renzi, pur di fare cassa, aveva esordito vendendo auto blu su eBay. Ancora prima il PD, sempre per risparmiare risorse, aveva giustamente fatto pressione su Berlusconi per accorpare i referendum con le amministrative nel 2011. Oggi hanno cambiato verso. Fanno esattamente quanto fece il loro storico avversario, nel tentativo evidente di ridurre la partecipazione al voto. Il fatto è che la maggioranza degli italiani è contraria alle trivelle e Renzi lo sa bene.

Annalisa Corrado, co-portavoce di Green Italia:

Il coordinamento nazionale no Triv, Possibile e Alternativa Libera con gli on. Civati e Baldassarre, i verdi con Angelo Bonelli, diverse associazioni ambientaliste e oggi anche un autorevole esponente del Pd, quale il governatore della Puglia Emiliano, denunciano da più angolazioni la spregiudicatezza del Governo nel volersi prendere gioco dei cittadini e dell’estesissimo e trasversale fronte costituitosi nel tempo contro le politiche fossili di questo governo, assolutamente incoerenti con le recentissime decisioni di Parigi per il contenimento dei cambiamenti climatici, ed economicamente risibili, con il prezzo del petrolio ormai sotto i 40 dollari a barile.

Siamo certi tuttavia che questo atteggiamento del Governo si rivelerà un boomerang, e ci auguriamo che i cittadini possano andare a votare sui tre quesiti che, assieme alle mobilitazioni contro inceneritori e contro i sistematici attacchi a fonti rinnovabili ed efficienza energetica, bocceranno senza appello la politica energetica fossile del premier Renzi.

Roberta De Carolis

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