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SDC Mise No

Il Ministero dello sviluppo economico non sembra voler agevolare i Sistemi di distribuzione chiusi (SDC) né i Sistemi Efficienti di Utenza (SEU). La risposta all’interrogazione 3/02033 del Sen. Girotto lascia poco spazio ad interpretazioni ottimistiche. In un passaggio, tra l’altro, viene specificato come un obbligo non comporti necessariamente un incentivo.

Il Ministero non ha accettato di rispondere alle nostre domande in merito e non è tornato indietro nonostante le proteste. Per capire le probabili ripercussioni che ci saranno sulle imprese, per le quali comunque restano degli obblighi comunitari, abbiamo contattato alcuni attori del settore, che si troveranno a dover far fronte a quella che da diverse associazioni è stata definita una “pugnalata”.

Il Mise di fatto impedisce l’utilizzo di SDC e SEU ma l’installazione di impianti da fonte rinnovabile su edifici di nuova costruzione e soggetti a ristrutturazioni importanti resta un obbligo in base alla normativa comunitaria. Che ripercussioni ci saranno sulle imprese?­­­­­­­

Re Rebaudengo, Presidente di assoRinnovabili:

Siamo chiaramente di fronte ad un vero e proprio cortocircuito normativo: se da un lato, infatti, il Legislatore ha sancito l’obbligo di installare impianti a fonti rinnovabili per la copertura dei consumi negli edifici nuovi, dall’altro, vietando la realizzazione di sistemi di distribuzione chiusi, ne impedisce l’utilizzo.

In linea con i positivi esiti della COP 21 di Parigi, ci saremmo aspettati un intervento del Ministero che permettesse lo sviluppo di SDC e SEU, magari mantenendo i limiti vigenti sulla dimensione, anziché leggere nel Collegato Ambientale la loro eliminazione e nelle risposte all’interrogazione la volontà di mantenere bloccata la loro diffusione.

Il Mise, così facendo, dimostra ancora una volta che le energie rinnovabili e l’efficienza energetica, di cui si è fatto orgoglio l’attuale Governo a Parigi, non sono una sua priorità. Riteniamo sia un gravissimo errore perché manterrà artificialmente in uno stato di arretratezza il nostro Paese, impedendo anche lo sviluppo di una filiera industriale”.

SDC Mise No 2

Pietro Colucci, Presidente di Innovatec:

Il comportamento del MiSe appare tanto irragionevole da sembrare schizofrenico. Tutta la normativa comunitaria va nella direzione opposta rispetto a quella che il governo italiano sembra voler adottare. É evidente che esiste una preoccupazione di carattere generale: se tutti gli utenti si sganciassero dalla rete auto producendo energia, la domanda che ci si pone è ovviamente chi pagherà gli oneri di sistema.

L’autorità sta intervenendo in questo senso sostenendo che anche chi farà autoproduzione dovrà pagare gli oneri, il che è una contraddizione in termini. E dato che l’autoproduzione è alimentata prevalentemente da fonti rinnovabili, tutto sembra andare nella direzione di voler dare vantaggio alle fonti fossili tradizionali.

In un momento, tra l’altro, in cui persino Enel con la gestione Starace, ha cambiato la sua impostazione e sta incoraggiando il green power per dare maggior vigore alla componente rinnovabile su quella fossile all’interno del sistema di produzione.

É molto difficile capire quale sia l’orientamento di un Governo che formalmente dà bella prova di sé, come in occasione della Cop 21 a Parigi professando sostegno alle rinnovabili, all’autoproduzione, all’efficienza energetica, ma poi nella sostanza adotta o lascia adottare al GSE, all’Autorità e alla direzione del MiSe, comportamenti che vanno invece nella direzione opposta.

Il bernoccolo verde questo Governo non l’ha mai avuto, ma forse spetta a noi operatori e all’associazione della Green Economy far capire quanto le Smart Grid, le Smart Cities, l’autoproduzione e le fonti rinnovabili siano dei pilastri e dei driver di uscita industriale da questa crisi.

SDC Mise No 3

Virginio Trivella, coordinatore del Comitato Scientifico di Rete IRENE e comitato promotore Renovate Italy:

Gli ostacoli posti dal MiSe alla diffusione degli SDC hanno una connotazione tecnica, ma confermano una posizione politica di diffidenza verso l’ulteriore diffusione delle fonti di energia rinnovabile (FER).

Non entriamo nel merito tecnico, che lasciamo alle associazioni specializzate in impianti tecnologici. Ci limitiamo a osservare che, in linea di principio, la diffusione degli SDC alimentati da FER locali dovrebbe contribuire a mitigare i problemi di sbilanciamento temuti dall’Autorità e, quindi, dovrebbero essere i benvenuti.

In generale, siamo contrari a qualunque vincolo che, in assenza di insuperabili motivi tecnici, limiti la diffusione delle FER distribuite e sia di ostacolo al progresso a favore della riduzione di consumi e uso di energia da fonti non rinnovabili.

L’osservazione del MiSe che “gli obiettivi di produzione di energia rinnovabile sono ampiamente stati raggiunti e superati in Italia con vari anni di anticipo rispetto al 2020” è in controtendenza storica e ignora l’esigenza, riconosciuta a livello mondiale (COP21), di fare ogni sforzo per accelerare la riduzione delle emissioni climalteranti e, di conseguenza, il consumo di energia da fonti non rinnovabili.

Quanto alle conseguenze sulle imprese, pensiamo che il più grave rischio derivante dell’atteggiamento del MiSe e dell’Autorità consista nell’essere di freno alla ricerca e allo sviluppo di soluzioni innovative che, invece, dovrebbero essere un tassello fondamentale della soluzione del problema globale di contrasto alle emissioni.

Al contrario, dovrebbe essere interesse del Paese promuovere in ogni modo l’inventiva delle nostre imprese e il loro ruolo attivo nel capacity building e nell’esportazione di tecnologie nazionali.

Redazione GreenBiz.it

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