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politicaenergLa prima sessione di lavori del Forum QualEnergia è stata dedicata al tema "Le nuove politiche energetiche in vista del 2030", in vista anche della COP21 di Parigi ormai imminente. Ecco le posizioni dei protagonisti dello scenario green italiano, a partire dal ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti, che per l’Italia punta sul Green Act.

Dal 30 novembre all’11 dicembre andrà in scena a Parigi il vertice Onu sui cambiamenti climatici: , ha affermato Galletti.

Gianni Silvestrini, Direttore Scientifico QualEnergia e Kyoto Club, ricorda l’importanza dei 2 momenti chiave dei prossimi giorni: Nel giro di una ventina di giorni si concluderanno due eventi al tempo stesso simbolici e sostanziali. Parliamo della conferenza sul clima di Parigi e della presentazione del programma per l’Economia Circolare da parte della Commissione Europea. E un valore simbolico e sostanziale è legato anche a due numeri molto attuali: da questa settimana in poi le concentrazioni di anidride carbonica in atmosfera saranno sempre superiori ad un valore, 400 ppm, mai raggiunto negli ultimi tre milioni di anni e la temperatura del 2015 supererà di 1 °C i valori preindustriali avvicinandoci alla soglia dei 2 °C oltre la quale si rischiano conseguenze catastrofiche per il clima. Il Forum QualEnergia vuole essere un momento di riflessione sul grado di preparazione del nostro paese rispetto alle sfide che si aspettano, sottolineando i ritardi esistenti e indicando i percorsi virtuosi da attivare”.

I presenti sono stati molti, tra cui anche aziende come Innovatec SpA, attiva nei settori delle energie rinnovabili ed efficienza energetica, il cui AD Pietro Colucci ha così commentato la sua presenza:

Il nostro Paese ha bisogno di momenti di confronto tra istituzioni e aziende, siamo felici di contribuire a creare la cultura dell’energia sostenibile. Il futuro di tutti passa attraverso una presa di coscienza consapevole, la condivisione e la partecipazione di tutte le parti coinvolte nel processo energetico dalla produzione al consumo”.

Da Legambiente arrivano anche alcune critiche. Il presidente Vittorio Cogliati Dezza ricorda che

alla COP21, a Parigi i leader mondiali devono decidere finalmente di porre fine all'età delle fonti fossili, di sostenere senza ambiguità la nuova era delle rinnovabili e di costruire comunità resilienti agli impatti climatici già evidenti, libere da povertà e diseguaglianza. L'accordo dovrà essere legalmente vincolante, ancorato alle indicazioni della Comunità scientifica che chiede di iniziare subito una traiettoria di rapido declino delle emissioni di gas serra, per limitare il riscaldamento globale legato alle attività umane ben al di sotto di 2°C (possibilmente 1,5°C) accelerando la transizione verso la decarbonizzazione. Parigi deve essere il luogo dove mettere finalmente in campo la volontà politica di un cambio di rotta. Ci auguriamo che l'Europa sappia assumere un ruolo di traino, impegnandosi a garantire un giusto sostegno finanziario ai paesi in via di sviluppo e a ridurre senza sotterfugi le sue emissioni interne di ben oltre il 40%. Un impegno indispensabile per il successo della Conferenza di Parigi e per indirizzare la transizione verso un sistema energetico fondato sulle rinnovabili e l'efficienza, l'unico in grado di farci superare la doppia crisi climatica ed economica.

Ma Legambiente chiede al governo Renzi di cambiare politica sull'energia e sbloccare le opportunità di un futuro rinnovabile per l'Italia. Dal 2011 al 2014 gli impianti di solare fotovoltaico e eolico installati in Italia non sono diminuiti ma crollati: si passa da 10.663 MW a 733 nel 2014. E le prospettive del 2015 sono ancora peggiori. Il rischio – dicono dall’associazione - è un concreto stop allo sviluppo di un settore innovativo, che ha contribuito al 40% circa dei consumi elettrici, garantendo in questi anni la riduzione delle importazioni di fonti fossili, del prezzo dell’energia elettrica e delle emissioni di gas serra. E ciò risulta ancora più preoccupante in vista della prossima conferenza sul Clima.

Per questo Legambiente al Forum QualEnergia ha presentato un dossier con numeri inediti sul calo della diffusione degli impianti da fonte rinnovabile, con una sintesi dei provvedimenti che hanno causato questa situazione e le prospettive positive che invece potrebbero aprirsi con un cambio di marcia delle politiche energetiche nazionali.

“Nel 2014 le fonti rinnovabili hanno garantito oltre il 38% dei consumi elettrici, con un balzo impressionante rispetto a dieci anni prima, quando eravamo al 15,4%. Nel solare vantiamo addirittura un record mondiale di produzione rispetto ai consumi complessivi. Eppure, invece di esaltare questo successo che testimonia l’affidabilità di queste tecnologie, e di promuoverle in modo da diminuire la nostra dipendenza dall’estero per gli approvvigionamenti, si è scelto di porre un blocco. A motivare questa scelta è l'impatto che le rinnovabili hanno avuto sulla produzione elettrica italiana, che è stato tale da determinare, assieme alla riduzione dei consumi dovuti alla crisi economica e all’aumento dell’efficienza, la crisi delle vecchie e inquinanti centrali termoelettriche, portando alla chiusura di decine di impianti. Invece di sfruttare positivamente questo dato, il Governo Renzi e l'Autorità per l'energia si sono mosse solo per salvare il vecchio sistema, ancorato su alcuni grandi gruppi e centrali da fonti fossili, ha dichiarato il vicepresidente di Legambiente Edoardo Zanchini.

Negli anni i vari governi si sono accaniti contro le rinnovabili, fino a culminare con il varo dello spalma-incentivi. Legambiente chiede quindi al governo attuale: di bloccare i sussidi alle fossili; di liberare l'autoproduzione da rinnovabili; di semplificare l'installazione delle fonti rinnovabili e di sbloccare l'efficienza energetica.

Anna Tita Gallo

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