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Biologico dom

In Italia il biologico cresce nonostante la crisi, come ha recentemente confermato il nuovo rapporto Bio Bank 2015, che ha analizzato il biologico italiano a partire da censimenti che hanno coinvolto migliaia di operatori negli ultimi cinque anni, in diversi settori quali ristorazione (in primis), e-commerce e gruppi di acquisto.

Nonostante i costi di un prodotto biologico, è dimostrato che i consumatori e i produttori sono risposti a pagare di più, purchè ci sia alto livello di controllo, fidandosi di una certificazione che valuti la conformità del prodotto agli standard del biologico.

Ma è un investimento sostenibile a lungo termine? La risposta a questa domanda non può prescindere da un’analisi della superficie agricola del nostro paese. Come aumentarne dunque la conversione?

Paolo Carnemolla, Presidente di FederBio:

Deve essere fatto un grande piano di conversione agricola al biologico dell’agricoltura italiana, analizzando i fabbisogni delle filiere nazionali sia dedicate al mercato interno che all’export e le potenzialità dei territori vocati, definendo obiettivi quantitativi di aumento delle superfici agricole a biologico e incentivando la conversione attraverso le risorse dei nuovi PSR. Non solo con premi per ettaro di superficie ma consentendo agli agricoltori che intendono convertire di accedere alle misure della formazione e della consulenza e favorendo l’aggregazione. Per favorire questo processo deve essere nel contempo abrogata tutta la normativa nazionale sul bio più restrittiva di quella europea, semplificata drasticamente la gestione burocratica e resa funzionale e efficiente la gestione informatica delle procedure amministrative.

Alessandro Pulga, Direttore presso dell’Istituto Certificazioni Etiche e Ambientali (ICEA):

Sul piano puramente tecnico/normativo un intervento positivo potrebbe essere quello di ridurre la durata del periodo di conversione a 12-18 mesi, rendendolo uguale per tutte le colture. Un periodo più breve rispetto agli attuali due anni (per i seminativi) e tre anni per i frutteti potrebbe incentivare l’ingresso di nuove aziende nel sistema del biologico.

Ritengo poco vantaggioso accanirsi nel mantenere un periodo di conversione così lungo per poi non essere neanche certi del risultato atteso, cioè quello di eliminare la residualità dovuta ai trattamenti chimici del passato. L’organismo di controllo, in ogni caso, potrebbe comunque conservare la facoltà di allungare il percorso di conversione quanto è veramente necessario.

Penso però sia ancora più importante agire sui consumi che sono lo stimolo più solido e duraturo per una crescita del biologico in tutte gli anelli della filiera, partendo ovviamente dalla produzione agricola. Servirebbe una seria campagna di comunicazione al consumatore per fargli apprezzare i valori del biologico accompagnata da incentivi alle imprese affinché si orientino al biologico con i dovuti mezzi e nel pieno rispetto dei requisiti imposti dalla normativa vigente.

Altra azione importante è certamente quella di ridurre il carico burocratico che attanaglia il sistema di controllo del biologico; gli agricoltori lo percepiscono chiaramente e, se possono, ne stanno alla larga.

Occorre poi trovare il modo di valorizzare tutti i canali di vendita alternativi che consentano all’agricoltore un rapporto più diretto con il consumatore: gruppi di acquisto, farmers market, e-commerce, ristoranti, ecc. Solo in questo modo gli agricoltori italiani riusciranno a trovare una retribuzione adeguata e il giusto riconoscimento per la loro attività.

Oltre alla qualità dei controlli, occorre puntare alla qualità dei prodotti. I prodotti biologici devono essere anche buoni, occorrono standard volontari che ne garantiscano la qualità organolettica, una qualità che deve essere possibilmente superiore alla media. Dobbiamo vincere le ritrosie dei consumatori che ancora diffidano circa la qualità dei prodotti biologici. Un po’ come è successo per il vino.

Altro aspetto importante da curare è quella che io definisco la “reputazione” del biologico, il rispetto dei principi di correttezza e legalità che il nostro consumatore più fidelizzato considera (erroneamente) impliciti nel prodotto biologico. Per questo è importante garantirli per lo meno attraverso disciplinari volontari che valorizzino le aziende virtuose anche sul piano sociale, quelle che rispettano i principali requisiti di sicurezza e legalità fino ad arrivare al Fairtrade locale.

Per troppo tempo (anche giustamente) ci siamo preoccupati di garantire un reddito sufficiente ai piccoli produttori del Sud del Mondo… È ora di preoccuparsi anche del reddito dei piccoli produttori del Sud dell’Italia e delle regioni europee più svantaggiate.

Fabrizio Piva, amministratore delegato CCPB:

Ricerca e sperimentazione sono le due strade per migliorare le condizioni generali del metodo di produzione. Occorre poi garantire al settore agricolo sia un servizio di divulgazione più efficiente e collegato al settore della ricerca, sia maggiore assistenza tecnica.

Tutto questo porta ad una riduzione complessiva dei costi e a un calo dei rischi connessi al metodo di produzione agricola. Un altro passo è quello di lavorare sull'efficienza economica lungo la filiera: abbassare gli inutili passaggi di filiera consente di recuperare gli eventuali sprechi. Con la speranza che questo si traduca anche in riduzione dei prezzi: talvolta il prodotto biologico viene offerto ancora a prezzi troppo lontano dagli analoghi prodotti convenzionali.

Naturalmente per migliorare l'efficienza occorrono ancora incentivi pubblici che valorizzino ancora di più un mercato del bio, in ascesa da anni per numeri e popolarità.

Enrica Zuanetti, responsabile Marketing & Communication dell’azienda MangiarsanoGerminal:

La scelta di intraprendere la coltivazione biologica nasce soprattutto dalla sensibilità dei singoli agricoltori. Il tema trattato ad Expo 2015 “Nutrire il pianeta, Energia per la vita” è sicuramente incentivante per aumentare la consapevolezza nei singoli dei benefici all’ecosistema, derivanti dall’intraprendere un’agricoltura sostenibile. Riduzione degli sprechi e dell’uso di prodotti chimici dannosi per l’ecosistema a favore della salvaguardia della biodiversità è a vantaggio dell’equilibrio dell’ambiente naturale.

Un altro aspetto importante è la recente registrazione dall’aumento delle vendite del comparto del biologico che fa da traino all’aumento delle conversioni dei terreni da convenzionale a biologico. Secondo la nostra esperienza, le aziende impegnate nel biologico, possono essere d’aiuto al passaggio.

Roberta De Carolis

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