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biofach 2015 2Oltre 44.000 visitatori professionali provenienti da 136 paesi e 2348 espositori. Si è concluso a Norimberga l'appuntamento con Biofach 2015, la fiera internazionale del biologico che ha visto le aziende italiane del settore sempre più protagoniste e con un interessante sguardo verso il futuro.

In Italia il biologico è in continua crescita nonostante la crisi, è un vero e proprio volano per l'economia del nostro Paese, che potrebbe riuscire a trasportarci verso lidi economici migliori. L'Italia ha infatti il vanto di classificarsi tra gli 11 Paesi del mondo che dedicano più del 10% dei propri terreni coltivabili all'agricoltura biologica.

Ora la maggiore sfida del biologico riguarda la capacità del mercato agroalimentare italiano di mettere a disposizione dei consumatori prodotti di varietà sempre maggiore, più reperibili nei supermercati e in qualsiasi negozio di alimentari – dunque non soltanto nelle erboristerie e nei punti vendita di nicchia – e soprattutto a costi contenuti.

In Italia sono già reperibili prodotti bio a marchio del distributore con prezzo conveniente talvolta pari, se non inferiore, rispetto ai prodotti convenzionali analoghi. La strada da percorrere è ancora lunga da questo punto di vista, ma il futuro appare roseo dalle parole degli esperti che la redazione di GreenBiz ha intervistato a Norimberga proprio in occasione di Biofach 2015.

Cosa può imparare l'Italia dal biologico internazionale?

La nostra penisola è in buona posizione per quanto riguarda la crescita mondiale del biologico, ma cosa può imparare l'Italia dagli altri Paesi del mondo? Lo abbiamo chiesto a Werner Castiglioni, direttore di BioSudTirol.

In Germania e nei Paesi Scandinavi il biologico è già una realtà molto ampia e consolidata, mentre in Italia si tratta ancora di una nicchia. Nel nostro Paese dovrebbe essere presente una maggiore quantità di prodotti biologici nei supermercati, in modo che l'offerta possa avvicinarsi ai consumatori comunque già interessati a questi prodotti.

Anche Sandra Mori, Responsabile Marketing di Sarchio, è convinta della necessità che in Italia la distribuzione del biologico debba migliorare, come avviene negli altri Paesi. Giovanni Girolomoni, Presidente della Coop. Agricola Girolomoni, crede che l'Italia debba imparare a favorire l'aggregazione tra produttori in termini promozionali e come integrazione di filiere tra cooperative, con alleanze senza concorrenze per competere meglio nei mercati internazionali.

Secondo Fabrizio Piva, Amministratore Delegato CCPB, l'Italia ha parecchie cose da imparare e da applicare dal punto di vista commerciale, per fare in modo soprattutto che i consumatori possano trovare i prodotti biologici facilmente presso tutti i retailer.

Cosa accadrà al biologico nei prossimi anni?

Cosa accadrà al biologico nei prossmi anni? Ecco le previsioni di Karl Egger, fondatore e presidente di La Selva, che nell'ambito di Biofach 2015 ci ha parlato della sua azienda, nata 40 anni fa, quando la qualità della frutta e della verdura disponibile in commercio iniziava a peggiorare.

Ora si occupa in particolare di specialità a base di pomodoro, basilico e verdure arrostite, molto richieste dai consumatori attenti alla salute e alla linea. Un'azienda italianissima con un fondatore tedesco che destina i propri prodotti non soltanto ai mercati di Italia e Germania, ma anche ad altri Paesi, come il Giappone. Le strategie commerciali sono differenziate in base ai Paesi e alle reazioni dei consumatori rispetto al biologico.

Cosa dire del futuro del biologico? Si tratta a suo parere di una risposta molto difficile da dare, dato che il biologico è minacciato già a partire dalla produzione e dalla disponibilità delle materie prime, come le olive per la realizzazione di olio extravergine. Si prevede un calo di fiducia nelle materie prime impiegate nel biologico, dato che per ragioni climatiche potrebbero provenire sempre più di frequente dall'estero anziché dall'Italia. Non è dunque possibile fare previsioni.