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etichette semaforo ukL’UE ha bocciato l’iniziativa UK per l’introduzione delle etichette a semaforo sui prodotti alimentari e ha avviato una procedura di infrazione contro l’operato del Regno Unito. Perché l’Europa e l’Italia considerano inadatto e fuorviante il sistema delle etichette a semaforo?

Poche settimane fa la Francia e la Finlandia si erano espresse a favore della novità, mentre l’Italia aveva dichiarato una posizione contraria, che ora viene ribadita dal Ministero delle Politiche Agricole.

Il ministro Maurizio Martina ha commentato con soddisfazione la decisione della Commissione Europea di aprire una procedura d’infrazione contro il Governo britannico:

"La decisione della Commissione Ue sul sistema di etichettatura a semaforo inglese conferma l'opportunità dell'iniziativa che abbiamo assunto da tempo su questo strumento e le preoccupazioni espresse dalla maggioranza dei Paesi membri nell'ambito del Consiglio dei Ministri dell'agricoltura dell'Ue. La salute dei consumatori e la loro corretta e trasparente informazione sugli alimenti sono valori assolutamente condivisi da tutti gli Stati dell'Unione europea, ma vanno tutelati attraverso metodi adeguati e efficaci. L'etichettatura a semaforo, invece, fornendo informazioni approssimative e fuorvianti, penalizza prodotti di qualità, come quelli a denominazioni d'origine, tutelati dall'Europa proprio per il loro valore".

Anche Copagri accoglie la decisione italiana in positivo. Secondo Francesco Verrascina, Presidente di Copagri, il sistema delle etichette a semaforo rappresenta un vero e proprio paradosso rispetto a produzioni riconosciute a livello mondiale come quelle italiane, sicure e di qualità.

“Tale sistema, infatti, rappresenta un vero e proprio paradosso rispetto a produzioni riconosciute a livello mondiale come sicure e di qualità e in buona parte italiane, poiché basandosi sul contenuto di grassi, sale e zuccheri per classificare i prodotti, senza considerare i quantitativi consigliati nei pasti, va a “colpire” diverse produzioni DOP e IGP. Non è accettabile che il consumatore sia “deviato” nelle sue scelte difronte ai nostri formaggi e salumi, solo per fare un esempio, mentre magari talune bevande definite “light” siano promosse come prodotto esemplare per la salute”.

Il sistema a semaforo colpirebbe quelle che Copagri definisce come eccellenze del Made in Italy, tra cui troviamo parmigiano, grana, formaggi e prosciutti nostrani. L’etichetta basata sul metodo inglese sarebbe un grave danno per la produzione di qualità e per i prodotti alla base della dieta mediterranea, che “pur essendo stata riconosciuta patrimonio immateriale dell'umanità dall'Unesco, con il metodo a semaforo è di fatto bocciata con diverse produzioni ritenute nocive per la salute”.

Per Coldiretti, l’avvio della procedura di infrazione salva il Made in Italy: “L’obiettivo del semaforo era quello di diminuire il consumo di grassi, sali e zuccheri ma non basandosi sulle quantità effettivamente consumate ma solo sulla generica presenza di un certo tipo di sostanze, finisce per escludere paradossalmente dalla dieta alimenti come l’olio extravergine d’oliva e promuovere, al contrario, le bevande gassate senza zucchero, fuorviando i consumatori rispetto al reale valore nutrizionale”.

Il semaforo rosso penalizza, infatti, a parere di Coldiretti, la presenza di materia grassa superiore a 17,5 grammi, quello giallo tra 17,5 grammi e 3 grammi e il verde fino a 3 grammi. Una scelta che è già stata adottata in molti supermercati in Gran Bretagna a danno di alcuni settori cardine dell’export Made in Italy e, più in generale, dell’intero trend di consumo nel Regno Unito del cibo italiano, che nel 2013 ha fatto segnare un aumento del 6 per cento, per un valore di 2,8 miliardi.

La decisione trova la piena condivisione anche da parte di Confagricoltura: “Non è con i semafori che si fa una corretta informazione alimentare, occorrono piuttosto adeguate iniziative educazionali” – commenta Confagricoltura –. “Servono etichette con indicazioni trasparenti, chiare e dettagliate, ma che non diano percezioni sbagliate ai consumatori. Il ‘semaforo rosso’ dà l’idea di una situazione di pericolo per la salute, ma non è il prodotto in sé che è dannoso ma il suo uso non corretto, non inquadrandolo nella dieta complessiva”.

Per come è stato strutturato il meccanismo, la luce rossa si accenderebbe per circa un terzo degli alimenti italiani esportati oltre Manica e metterebbe a rischio l’export italiano verso il Regno Unito, che al momento è pari a 2,5 miliardi di euro.

Marta Albè

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