Menu

detoxUna moda più pulita, che non costi la salute del Pianeta. Questa la sfida lanciata due anni fa da Greenpeace ai più importanti brand dell'Alta moda con il progetto #TheFashionDuel.

Dopo l'impegno di Valentino Fashion Group, in chiusura della kermesse Milano Moda Donna, Greenpeace annuncia oggi l'impegno per la produzione di tessuti e accessori liberi da sostanze tossiche delle aziende Miroglio, Berbrand, Tessitura Attilio Imperiali, Italdenim, Besani e Zip, sei importanti produttori del comparto tessile italiano.

L'associazione ambientalista ha chiesto e ottenuto da queste aziende non solo l'adesione all'impegno Detox per il futuro, ma anche la pubblicazione dei risultati del lavoro svolto finora in questa direzione.

Per avere un'idea dell'impatto di queste aziende in termini di produzione, si calcola che – solo nel 2013 – abbiano prodotto circa 7 milioni di metri lineari di tessuti, pari alla distanza tra Roma e New York, 40 milioni di metri di tessuti stampati, pari alla circonferenza terrestre, 35 milioni di bottoni e zip, pari a oltre il triplo degli abitanti della Lombardia.

Perché hanno accettato di aderire all'impegno Detox, ripulendo le proprie filiere da sostanze tossiche e pericolose?

Emanuele Bertoli, amministratore delegato di Berbrand srl:

"Siamo consapevoli che la decisione di cambiare il nostro stile di vita è impegnativa. Nel nostro impegno Detox crediamo che tu abbia la forza per condurre una vita migliore. Ci siamo impegnati a farti sentire al sicuro e ad indagare ad eliminare tutte le sostanze tossiche dai nostri processi di produzione, dal momento che "la moda è troppo bella per avere a che fare con sostanze pericolose e cattive pratiche".

Mario Riva, Besani Srl:

"Un tessuto Made in Italy non deve essere solo bello ma deve nascere da processi rispettosi dell'ambiente e delle persone. Sottoscriviamo l'impegno Detox perché può stimolare tutta la filiera a fare importanti passi avanti per la moda sostenibile".

Gigi Caccia, titolare di Italdenim:

"Il denim è forse il tessuto più diffuso al mondo, chi lo produce ha quindi una grande responsabilità verso l'ambiente. Con l'impegno Detox, Italdenim raccoglie la sfida di eliminare le sostanze pericolose dalla produzione dei jeans".

Giuseppe Miroglio, Presidente Gruppo Miroglio:

"Il Gruppo Miroglio negli ultimi anni ha dato seguito ad importanti investimenti in nuove tecnologie di stampa di ultima generazione nell'ottica dell'eco-sostenibilità presso gli stabilimenti MiroglioTextile di Govone e Alba, con notevoli riduzioni di consumo di acqua, energia ed emissione CO2. Siamo pertanto già all'interno di questo percorso ed intendiamo portare avanti nel tempo questa filosofia in modo serio e responsabile".

Giovanni Di Gristina, Responsabile Marketing e Sviluppo Tessitura Attilio Imperiali S.p.A.

"Tessitura Attilio Imperiali produce tessuti di alta qualità dal 1800. Quella che gestisce l'azienda è ormai la quarta generazione. Sottoscrivere l'impegno Detox e adottare metodi di produzione a minore impatto è il miglior impegno che possiamo assumere per il futuro dei nostri figli".

Claudio Goffredo Amministratore Delegato di Zip Gfd:

"La nostra cultura si basa sull'idea che l'attenzione per l'ambiente migliora il prodotto. Da questa visione, fin dagli anni '90 abbiamo sviluppato prodotti e processi d'avanguardia nella difesa dell'ambiente. Il nostro impegno Detox è un ulteriore passo verso un nuovo modo di vestire cucito a misura dell'uomo".

Chiara Campione, responsabile del progetto #TheFashionDuel di Greenpeace:

"L'impegno di queste aziende ci dimostra come una moda senza sostanze tossiche sia possibile e alla portata del mercato. Quello che sottoscrivono infatti ha un livello di ambizione mai raggiunto da qualsiasi altro impegno Detox finora. I tessuti e gli accessori prodotti da queste filiere saranno utilizzati anche da quei marchi del lusso che continuano ad ignorare l'impatto che i loro vestiti hanno sull'ambiente e sulla salute di tutti noi. A questi marchi diciamo che la rivoluzione Detox è già iniziata e Greenpeace insieme a milioni di consumatori e a marchi come Valentino, Benetton, Burberry, Zara e adesso l'industria del tessile non intende fermarla. Quando il mercato si muove, solo i miopi rimangono indietro. Cosa aspettano Versace, Gucci, Louis Vuitton e Dolce&Gabbana a passare dalla parte di coloro che garantiranno al Pianeta e alle nuove generazioni un futuro libero da sostanze tossiche?".

Roberta Ragni

LEGGI anche:

Moda sostenibile: 5 priorità dei grandi marchi

Moda etica e sostenibile: quando la comunicazione è al limite del greenwashing

Moda etica: 4 mosse per rendere sostenibile la supply chain nel 2014

GreenBiz.it

Network