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energie rinnovabiliLa soluzione energetica italiana, secondo Renzi, passa per le trivellazioni. A pochi giorni dall'inizio della Presidenza europea targata Italia, in un'Europa che discute il modo per innalzare gli obiettivi per le rinnovabili, l'emissione di CO2 e l'efficienza energetica, il nostro Primo Ministro guarda ancora alle fossili.

Renzi al Corriere della Sera dice: “Nel piano sblocca Italia c’è un progetto molto serio sullo sblocco minerario. È impossibile andare a parlare di energia e ambiente in Europa se nel frattempo non sfrutti l'energia e l’ambiente che hai in Sicilia e Basilicata. Io mi vergogno di andare a parlare delle interconnessioni tra Francia e Spagna, dell’accordo Gazprom o di South Stream, quando potrei raddoppiare la percentuale di petrolio e del gas in Italia a dare lavoro a 40mila persone e non lo si fa per paura delle reazioni di tre, quattro comitatini.

Le sue parole hanno già scatenato il caos.Sconfortante che il premier Renzi parli della necessità di sfruttare gli idrocarburi in Italia come carta da spendere per accreditarsi in Europa. Evidentemente i dossier preparati dal ministro Guidi non riportano la notizia che la Germania ha intenzione di introdurre un divieto di sfruttamento dello shale gas per lo meno di qui al 2021.Se il premier vuole andare in Europa a giocare in attacco parli di rinnovabili ed efficienza energetica e non con lo slogan 'più trivelle per tutti',” hanno dichiarato gli esponenti di Green Italia Roberto Della Seta e Francesco Ferrante.

Secondo le stime del Ministero dello Sviluppo economico trivellare il fragile territorio italiano alla ricerca di petrolio, comprese le fonti probabili, potrebbe portare al massimo ad estrarre circa 187 milioni di tonnellate, che agli attuali tassi di consumo esauriremmo in soli 2 anni e mezzo, con buona pace dei posti di lavoro annunciati e delle ricadute negative sul turismo delle zone interessate", concludono.

Il vero problema, infatti, non è avviare nuove trivellazioni ma tentare di ridurre il costo dell'energia aumentando l'efficienza, passando per le rinnovabili, che invece il Governo Renzi rischia di mettere in ginocchio con le misure punitive dello 'spalmaincentivi' e con l'attacco all'autoconsumo.

Anche i “comitatini” cui ha fatto riferimento il premier Renzi hanno replicato: “Tra i quattro comitatini di cui parla il Premier Renzi ci siamo anche noi – e lo diciamo con fierezza - ad opporci a “trivelle selvagge”. Ma non è il tono sprezzante ad offenderci quanto piuttosto l’atteggiamento semplicistico di chi ha paura di rimediare una brutta figura con il potente alleato tedesco e con gli interessi del Paese dovrebbe garantire anche quelli di comunità locali che hanno già pagato un prezzo altissimo alla “causa energetica” del Paese”, sostiene il Comitato Sviluppo Aree Interne Lucane (Csail).

Eppure, i ricorsi, le critiche dalla stampa estera e i timori da parte degli investitori dovrebbero avere un peso prima del sì definitivo. Anche l'ambasciatore britannico Christopher Prentice si è scagliato contro la nuova misura che avrebbe l'obiettivo di ridurre le bollette energetiche, inviando una lettera al presidente della commissione Industria al Senato, Massimo Mucchetti.

Se le misure proposte nel dl Competitività riguardo alla rimodulazione degli incentivi previsti per gli impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili venissero ratificate nella loro forma attuale, ritengo che diventerebbe più difficile [...] convincere investitori esteri ad investire in progetti infrastrutturali e di sviluppo in Italia”. Secondo l'ambasciatore inglese, “tali cambiamenti rischiano di avere conseguenze negative per l'Italia come destinazione di investimenti esteri”, si legge nella missiva.

Lettera passata praticamente inosservata, come ha fatto notare il presidente onorario del Crordinamento Free, Zorzoli, durante l'evento organizzato oggi dai parlamentari del M5S della Commissione Industria:

La lettera dell'ambasciatore britannico avrebbe meritato attenzione dalla stampa generalista”, dice, spiegando la propria posizione, che si affianca a quella di Confindustria: “Affiancare allo spalma incentivi i bond, i prestiti che coprano quello che è stato tagliato dalla bollette. Ho letto con piacere l'emendamento di Confindustria che in modo più professionale rispetto al nostro, ci trova consenzienti. È il concetto che noi portiamo avanti da tempo, se si vuole in qualche modo ridurre l'impatto dell'incentivazione del fotovoltaico senza danneggiare il settore e liberando risorse finanziare, non creando contenziosi giuridici e con le banche”.

Paola Nugnes, Capogruppo M5S in Commissione Senato, però, si è scagliata contro il taglio retroattivo: “Il decreto 91 è palesemente una truffa. Danneggerà gli investimenti da qualunque settore. De Vincenti non si rende conto della gravità del fatto. Avremo tre danni enormi: andremo a ledere il diritto sancito, avremo sicuramente una perdita di posti di lavoro in un settore determinante che conta 10mila lavoratori senza considerare l'indotto, avremo tantissimi ricorsi che non saranno di certo pagati dalle lobby del petrolio ma che andranno a buon fine e che saranno pagati dallo Stato italiano, ossia dai cittadini. Le rinnovabili tenderanno a morire a vantaggio delle lobby del petrolio”.

Presente anche Re Rebaudendo, presidente di Assorinnovabili: “Anche noi abbiamo sostenuto il bond e siamo favorevoli all'introduzione di una Carbon Tax che premi le aziende italiane ed europee, avendo i nostri prodotti un contenuto ridotto di emissioni di carboniorispetto agli Usa, alla Cina e all'India. Da questo punto di vista credo possa essere una grande opportunità. Il solo fotovoltaico è stato gravato di ulteriori imposte per oltre un miliardo. Perché i vantaggi economici portati dalle rinnovabili sui costi dell'energia non arrivano ai consumatori?”.

La domanda resta una: vogliamo continuare a guardare al passato o iniziamo a prendere in mano il nostro futuro, che passa per un'energia più sostenbile?

Francesca Mancuso

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