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immagineÈ stato distrutto il primo campo di mais Ogm coltivato illegalmente in Friuli per evitare il rischio di contaminazione, nel rispetto della normativa vigente. Il CFR (Corpo Forestale Regionale) del Friuli Venezia Giulia ha distrutto il mais OGM seminato dal portavoce di Futuragra - a cui il TAR aveva bocciato la richiesta di sospensiva urgente - in circa 1.000 metri quadri nel terreno di Mereto di Tomba.

Non ha invece ancora eseguito il provvedimento di distruzione imposto sugli altri due campi a Colloredo di Monte Albano, dove Fidenato ha opposto resistenza passiva, impedendo l'accesso nell'appezzamento seminato a OGM alle guardie forestali. La legge dispone una moratoria di un anno nelle coltivazioni di OGM, in attesa della conclusione dell'iter intrapreso per l'esclusione delle coltivazioni di mais OGM sul territorio regionale.

Dopo l'intervento non andato a buon fine, la situazione torna in mano alla Procura e alla Regione, che dovranno tempestivamente intervenire soprattutto per evitare la contaminazione delle coltivazioni limitrofe.

"Mentre il campo di Mereto è stato tranciato, in quelli di Colloredo abbiamo ritenuto di non accrescere inutili tensioni e, d'intesa con le Forze dell'Ordine, di attendere l'autorizzazione della magistratura - afferma il vicepresidente del Friuli Venezia Giulia e assessore alle Attività produttive Sergio Bolzonello, in merito all'applicazione del decreto di rimozione della coltura di mais MON 810 in atto sugli appezzamenti coltivati da Giorgio Fidenato, in applicazione della legge regionale 5/2014. "L'auspicio è che la Procura autorizzi al più presto la possibilità di eseguire l'ordinanza, e venga così applicata una legge che ha come scopo la tutela dell'alta qualità dell'agricoltura del Friuli Venezia Giulia", afferma Bolzonello, ricordando che la Regione ha espletato con procedure di legge tutti i passi che doveva e poteva compiere per ribadire la sua posizione 'No OGM'.

Intanto, però, il decreto legge del 24 giugno 2014, n. 91 ha finalmente previsto le sanzioni a carico di chi semina Ogm, che vanno dalla reclusione da sei mesi a tre anni con una multa che può arrivare anche a trentamila euro. Alle Regioni, come precisa la Coldiretti, spetterà di definire, nell'ambito del proprio territorio e sulla base dei rilievi effettuati dagli organi di polizia giudiziaria, modalità e tempi delle misure che il trasgressore dovrà adottare, a proprie spese, per rimuovere le coltivazioni vietate.

Il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo all'assemblea nazionale a Roma, ha sottolineato:

"Le leggi vanno fatte rispettare, anche in considerazione del fatto che 8 italiani su dieci (76 per cento) che si oppongono al biotech. La procedura che potrà essere perfezionata nel semestre di presidenza italiana con l'impegno del Ministro dell'Ambiente Luca Galletti, al quale va il nostro ringraziamento, realizza da subito - sottolinea Moncalvo - una svolta profonda nel quadro normativo europeo. Il divieto di coltivazione da misura provvisoria e legata al principio di precauzione per motivi ambientali e sanitari diventa giustamente una decisione permanente assunta sulla base del modello di sviluppo che ogni singolo Paese intende sostenere. Per l'Italia gli organismi geneticamente modificati (Ogm) in agricoltura non pongono solo seri problemi di sicurezza ambientale e alimentare, ma soprattutto perseguono un modello di sviluppo che è il grande alleato dell'omologazione e il grande nemico del Made in Italy".

"È la prima volta che nel nostro paese si individua una sanzione adeguata per la violazione del divieto di coltivazioni transgeniche", commentava lo scorso 25 Giugno Maria Grazia Mammuccini, vicepresidente di AIAB - Associazione Italiana per l'Agricoltura Biologica. "Almeno per tutto il 2014, e in attesa della normativa comunitaria e nazionale, sulla questione delle coltivazioni OGM si è finalmente detta una parola chiara, che stabilisce certezza del diritto. E tra i diritti che vengono tutelati, oltre a quelli dei consumatori che non vogliono mangiare cereali o soja geneticamente modificata, c'è quello degli agricoltori biologici, che corrono il rischio di contaminazione genetica, rischiando di perdere la certificazione bio".

"È una grande vittoria del buon senso, della legalità e del made in Italy di qualità, quello che sta aiutando il paese anche dal punto di vista dell'export in un momento di grave difficoltà", esultava il presidente di Aiab Vincenzo Vizioli. "Speriamo che fermi alcune derive falsamente scientifiche che si stanno affermando nel Paese anche grazie all'intervento di nomi della ricerca italiana che si lanciano in commenti poco azzeccati su una presunta e falsa convenienza della scelta Ogm per un sistema produttivo come quello italiano, che non ha nulla da guadagnare dall'abbassare la qualità".

Roberta Ragni

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