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kiribati 000Secondo l'UNEP – United Nations Environment Programme, creare le condizioni per una proficua transizione verso la green economy garantirà ai cosiddetti SIDS (Small Island Developing States) un'aumentata capacità di resistere alle conseguenze dei cambiamenti climatici, una maggiore crescita economica e una migliore qualità della vita.

Uno studio realizzato dall'UNEP in previsione della Third SIDS Conference, che si terrà il prossimo settembre a Samoa, sottolinea la necessità per i piccoli Stati insulari di compiere scelte economiche sostenibili, in modo da arginare il più possibile le conseguenze dei cambiamenti climatici.

Pur contribuendo per percentuali minime, inferiori all'1%, alle emissioni globali, i SIDS sono particolarmente sensibili a questo tema. Trattandosi di piccole isole, infatti, hanno strumenti di protezione e adattamento ai mutamenti molto inferiori rispetto ad altre realtà geografiche: hanno risorse naturali limitate, pochi abitanti e una scarsa capacità tecnologica, mentre sono notevolmente esposti alle calamità naturali (su tutti, uragani e maremoti).

Basti pensare che il progressivo aumento del livello delle acque, conseguenza diretta dei cambiamenti climatici, potrebbe rendere ben presto del tutto inabitabili piccoli Stati insulari quali Maldive, Isole Marshall, Kiribati e Tuvalu, determinando in altri SIDS una netta diminuzione della disponibilità di acqua potabile e una drastica riduzione dei terreni coltivabili.

Diventare meno vulnerabili e imparare ad adattarsi al meglio ai mutamenti, in particolare rendendo la propria economia più autonoma e più sostenibile, sono ormai per i SIDS una questione di sopravvivenza. Per questo, non stupisce che la transizione verso la green economy sia tra le priorità dei piccoli Sati insulari, con il sostegno di diversi programmi ad hoc messi in campo dall'UNEP, che mirano a incoraggiare sia l'utilizzo di capitali pubblici e che investimenti da parte di privati.

"Per molti SIDS lo sviluppo futuro si basa su una base esigua di risorse, costantemente messa a repentaglio dall'impatto di cambiamenti climatici e disastri naturali."- ha dichiarato in proposito Achim Steine, Direttore esecutivo UNEP – "[...] Dalla crescita economica ai cambiamenti climatici e alla sicurezza alimentare, i problemi che i SIDS si trovano a dover fronteggiare sono multidimensionali e richiedono un'azione integrata. Un approccio inclusivo alla green economy potrebbe offrire ai SIDS l'opportunità di gestire al meglio il proprio capitale naturale, di proteggere l'ambiente, di creare posti di lavoro "verdi" e di centrare l'obiettivo di uno sviluppo sostenibile. A questo scopo, è vitale stimolare l'intervento sia del settore pubblico che di investitori privati, favorendo un impegno economico che rispetti precisi criteri ambientali e sociali."

In primo luogo, la transizione verso un'economia più sostenibile e inclusiva passa per la soluzione del problema dell'approvvigionamento energetico: molti SIDS non hanno accesso a fonti energetiche e importano fonti fossili a costi elevatissimi. Di conseguenza, per la maggior parte degli Stati insulari il settore energetico la prima causa di emissioni (dato che il 90% dell'energia proviene dal petrolio) e di debolezza economica. L'obiettivo è di invertire al più presto questo trend, dimezzando da qui al 2035 le importazioni di petrolio e facendo crescere le rinnovabili.

In secondo luogo, bisogna tutelare le risorse naturali. Basti pensare che il surriscaldamento delle acque degli Oceani e l'inquinamento, alterando gli ecosistemi acquatici, rischiano di compromettere la pesca, che è la prima fonte di cibo per le popolazioni isolane. Ridurre le fonti di inquinamento e rendere la pesca sempre più sostenibile, attraverso regole, limitazioni e investimenti in tecnologia, è una delle sfide che i SIDS dovranno cogliere nei prossimi anni.

Infine, una vera e propria transizione verso la green economy non può che passare attraverso il turismo, che per la maggior parte dei SIDS è la fonte di ricchezza più consistente, ma che troppo spesso determina sprechi di energia e inquinamento. Per questo, tutelare le risorse naturali e paesaggistiche, incentivare l'uso delle rinnovabili, limitare il consumo di acqua e la produzione e dispersione dei rifiuti sono tra gli obiettivi più urgenti per far sì che il turismo non vada a gravare su un equilibrio ambientale già precario, compromettendolo.

Lisa Vagnozzi

GreenBiz.it

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