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caffaro - fonte foto: bresciatoday.itCaffaro, il sito più inquinato d'Italia, forse d'Europa, sede dell'omonima fabbrica che nel corso degli ultimi 50 anni ha gettato nelle acque della città di Brescia 150 tonnellate di PCB allo stato puro, una sostanza altamente tossica per l'uomo e per l'ambiente. Presa Diretta ha risollevato il caso, puntando l'attenzione su quanto avvenuto nel corso degli ultimi dieci anni nell'area.

Nel corso dell'ultimo decennio nessuna azione concreta sarebbe stata posta in essere al fine di proteggere l'ambiente ed i 25 mila abitanti, tra donne, uomini e bambini, che attualmente si trovano a vivere nella zona, a stretto contatto proprio con la suddetta sostanza contaminante. Quali sono gli effetti dell'esposizione al PCB?

Secondo le indagini effettuate da parte di Presa Diretta presso l'Università di Boston, tale sostanza è in grado di provocare differenti tipi di cancro. Inoltre, l'esposizione prolungata al PCB sarebbe in grado di interferire gravemente con il sistema immunitario ed endocrino, ponendo in serio pericolo la salute, soprattutto per quanto riguarda i bambini.

Negli Stati Uniti, la presenza di una fabbrica Monsanto ha prodotto nella località di Anniston, in Alabama, i medesimi danni causati dalla Caffaro di Brescia per via delle centinaia di migliaia di tonnellate di PCB immesse negli scarichi. Ma mentre Monsanto si è occupata di risarcire i malati e di contribuire economicamente alla bonifica, nulla di tutto ciò è avvenuto in Italia. Caffaro non esiste più e non pagherà per i danni provocati. Le spese ricadranno sui cittadini, accompagnate dai rischi per la salute e dalle malattie.

Ci troviamo dunque di fronte all'ennesimo caso italiano di degrado e di inquinamento ambientale accompagnato mancata punizione per i responsabili di quanto accaduto. Gli scarichi nelle acque del bresciano di PCB, una delle sostanze più cancerogene al mondo, proseguono nella quantità di 3 etti al mese. Livelli insostenibili per una sostanza la cui presenza dovrebbe essere misurata in milligrammi.

Un ulteriore problema dell'Italia? Attualmente non esistono limiti di legge per quanto concerne gli scarichi di PCB nelle acque superficiali, così come riportato da parte del Corriere. Nel corso dell'ultimo periodo i quantitativi della sostanza rilevati da parte dell'Arpa sono saliti a causa dell'incremento del livello della falda, dovuto alle piogge, ed al conseguenze maggior rilascio di inquinanti da parte di uno dei pozzi situati all'interno dell'azienda.

Di fronte ad un doppio problema, sanitario ed ambientale, saranno i tecnici a dover intervenire. I veleni percolano continuamente da una montagna di terra inquinata presente sotto l'azienda e secondo il direttore di Arpa Brescia, Giulio Sesana, al momento non esisterebbero le tecnologie necessarie per effettuare un intervento di bonifica rivolto ad essa. Le azioni per arginare l'inquinamento dovranno in ogni caso risultare urgenti e rapide ed essere concretizzate anche grazie al potenziamento dei sistemi di filtraggio. Se l'inquinamento potrà essere in parte arginato, chi si occuperà delle conseguenze sulla salute della popolazione, esposta da decenni alle sostanze tossiche provenienti dalla fabbrica?

Marta Albè

GreenBiz.it

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